Economia

Lo yuan frena. Le Borse respirano

14-08-2015

 

 

ROMA. Con lo sguardo dei trader inchiodato sul 'fixing' del cambio dello yuan, fino a mercoledì trascurato dai più, i mercati tornano a respirare: la moneta cinese, pur in calo per il terzo giorno consecutivo, rallenta la discesa e la banca centrale a Pechino invia messaggi tranquillizzanti. Dopo aver segnato in due giorni la flessione più forte di sempre, ieri lo yuan ha chiuso a -0,19% sul dollaro.

Ma quanto la situazione della Cina sia delicata lo dimostrano i verbali del consiglio Bce di luglio, che testimoniano che già un mese fa c'era uno stato di allerta per le decisioni di Pechino, che potrebbero indurre l'Eurotower anche a mettere mano al 'quantitative easing'.

In un mese dominato dalla frenetica trattativa per salvare la Grecia, i governatori riuniti da Draghi già a luglio hanno dedicato un'ampia discussione all'allentamento monetario cinese deciso per sostenere l'economia in brusca frenata, la bolla immobiliare e creditizia e le incognite del sistema bancario ombra che agita i sonni della Banca popolare cinese. A queste misure ora si aggiunge una decisa svalutazione dello yuan che 'esporta' deflazione verso l'esterno, in particolare l'Europa. E che rischia di andare avanti dopo aver mandato a picco i mercati questa settimana. Una situazione che, che secondo la Bce, "potrebbe avere un impatto negativo peggiore del previsto", con rischi globali che potrebbero essere esacerbati dalla stretta monetaria che prima o poi gli Usa dovranno fare e dal suo impatto sulle economie emergenti.

E chi rischia di più potrebbe essere l'Eurozona, alle prese secondo la Bce con una crescita "deludente" e un'inflazione ancora bassa. Parole che suggeriscono che fra le opzioni sul tavolo, in futuro, c'è anche un prolungamento o un'intensificazione del 'Qe'.

"La continua incertezza impone di stare in guardia e pronti a rispondere", avverte l'Eurotower evocando la "flessibilità" degli acquisti di titoli di Stato.

Ieri le borse, dopo due giorni in forte discesa per la svalutazione dello yuan seguita alle nuove regole sul 'fixing' decise a Pechino, hanno respirato: Tokyo ha chiuso a +0,99%, l'Europa ha segnato un piccolo rimbalzo con Milano la migliore (+1,56%), Parigi (+1,25%), Francoforte (+0,82%). Invariata Londra. Anche Wall Street, ha chiuso con il segno più, anche se di poco (+0,04%).

Merito anche di una rara uscita della banca centrale cinese, che non è famosa per la sua trasparenza, tesa a rassicurare: il tasso di cambio è ora più coerente con i fondamentali e non serve una svalutazione competitiva, ha detto il vice governatore Yi Gang, assicurando che l'istituto ha ora concluso gli interventi regolari di questi giorni, e agirà solo di fronte a un'eccessiva volatilità.

Diversi operatori sono convinti che l'impegno della People's Bank of China sia da prendere in parola, ma altri sono scettici e si aspettano che la svalutazione, di fato effetto della pressione dei mercati, continuerà a lungo grazie al nuovo meccanismo di fissazione del cambio dello yuan che fa riferimento alle quotazioni del giorno precedente e non più a una 'forchetta' predefinita.

La concertazione fra banche centrali, in particolare con la Fed, la Bce e la Bank of Japan, dovrebbe mettere al sicuro l'economia globale da scossoni violenti. Anche se secondo alcuni analisti la svalutazione della divisa cinese potrebbe mettere in dubbio il possibile rialzo dei tasse da parte della stessa Federal Reserve.

 

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