Dagli USA

New Orleans a dieci anni dall'uragano Katrina

28-08-2015

 

NEW ORLEANS. "Qui ogni lotto di terreno aveva una casa di uno o due piani e tutti si conoscevano, era impossibile combinare qualcosa senza che i genitori lo venissero a sapere. La vita era modesta, ma serena": a raccontare il prima e dopo Katrina nel Lower Ninth Ward, il quartiere di New Orleans considerato il ground zero dell'uragano, è Austin. Di professione fa il tassista, ed è lui che ci accompagna a visitare la zona più devastata nell'agosto del 2005.

Quando attraversiamo il Canal Bridge spiega che proprio lì, sul punto più alto del ponte, diverse persone avevano trovato rifugio, perché era l'unica parte non sommersa dall'acqua. Anche lui abitava nel quartiere e se ne è andato quella notte: "Dopo tre, quattro anni, però, sono tornato per dare una mano a ricominciare".

Nel Lower Ninth Ward, in occasione del decimo anniversario di Katrina, è arrivato anche il presidente Barack Obama: "Quello che era iniziato come un disastro naturale è diventato un disastro causato dall'uomo. E il fallimento del governo nel proteggere i suoi cittadini", ammette con durezza. "La città era afflitta da disuguaglianze - spiega - per le quali molte persone, soprattutto i poveri di colore, erano senza un buon lavoro, un'assistenza sanitaria a prezzi accessibili, o un alloggio decente". Ma dopo dieci anni si vede la luce in fondo al tunnel: "Abbiamo visto questa città riprendersi, ma - avverte - c'è ancora molto da fare".

Nel quartiere nero di Big Easy oggi molte abitazioni sono state ricostruite, e Austin ci mostra quelle donate dalla star di Hollywood Brad Pitt. Ci sono anche diversi cantieri aperti, ma rimangono tanti spazi vuoti. "In ognuno di essi - spiega - sorgeva una casa".

Alcune costruzioni invece mostrano ancora i segni del passaggio devastante di Katrina, come se il tempo si fosse fermato. Una di queste è ridotta ad uno scheletro: il pavimento è crollato, tutto ciò che rimane è un vecchio ventilatore a pale arrugginito, e quello che un tempo era un camino in mattoni.

Davanti ad una casa prefabbricata nuova di zecca, invece, c'è una lapide in ricordo delle vittime e sventola una bandiera americana a brandelli posta sopra tre gradini in pietra in mezzo al prato: quello che resta della vecchia abitazione di famiglia. A Lower Ninth Ward, dopo l'uragano molte persone non sono mai tornate, ma tante altre hanno deciso di rimboccarsi le maniche.

Come Thomas, proprietario dell'Ilys Bistro su St. Claude Avenue: "Il 30 agosto 2005 mi sono rifugiato a Tallahassee, in Florida, però un anno dopo ero già qui - racconta - stanno ricostruendo il quartiere, ma servono altri soldi". Mentre ci spiega che nel suo ristorante si mangia la migliore Jambalaya della città (un piatto tipico della cucina creola), confessa che ha paura di un'altra Katrina, ma spera che il muro di contenimento costruito sull'Industrial Canal sia sufficiente a proteggerli. "D'altronde - dice - il mio posto è qui".

 

 

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