Dagli USA

Reporter uccisi in Tv. L'ira contro la lobby delle armi

28-08-2015

 

NEW YORK. "In America uccidono più le armi da fuoco del terrorismo": l'ira di Barack Obama di fronte alla morte in diretta tv, all'ennesima tragedia legata alla facilità con cui in Usa si acquistano pistole o fucili esplode puntualmente. Ma ancora una volta è una rabbia accompagnata da grande amarezza e frustrazione: è la consapevolezza di una battaglia quasi impossibile contro la potente lobby della National Rifle Association e contro le convinzioni della maggioranza degli americani, che affondano le radici nel secondo emendamento della Costituzione. Poco importa se ogni anno arrivano a morire oltre 30 mila persone.

Certo, lo shock per la morte dei due reporter uccisi in Virginia mentre erano in onda è grande. E come sempre, dopo gli episodi più gravi, il dibattito sulla necessità di una stretta sulla vendita di pistole e fucili si infiamma. Ma il presidente sa bene che in un Paese dove una famiglia su tre ha un'arma da fuoco (e si arriva a oltre 310 milioni di pezzi in circolazione) le cose non sono cambiate nemmeno di fronte a stragi ben più gravi, come l'uccisione di venti bimbi nel massacro della Sandy Hook Elementary School, in Connecticut.

Ciò nonostante la Casa Bianca ha lanciato un nuovo appello al Congresso, perché almeno vari quelle "misure di buon senso" che potrebbero cominciare ad arginare il fenomeno dell'estrema diffusione di armi e munizioni: come l'introduzione ovunque e a tutti i livelli dei cosiddetti "background check", i controlli preventivi su chi acquista un'arma, per verificare se ha precedenti penali o disturbi mentali.

Disturbi molto probabilmente presenti anche nel caso di Vester Lee Flanagan, l'assassino della reporter Alison Parker, 24 anni, e del cameraman Adam Ward, 27 anni. E mentre il padre di Alison si unisce al coro dei tanti genitori che dopo aver visto morire i loro figli sotto i colpi di una pistola o di un fucile giurano di dedicarsi alla missione di fermare la pazzia delle armi, qualcosa forse si muove.

Così Walmart, il gigante mondiale della grande distribuzione, ha deciso di ritirare dai suoi scaffali i terribili fucili d'assalto fino ad oggi in vendita. Armi micidiali più adatte alla guerra che alle strade delle città americane. Eppure, armi semiautomatiche utilizzate in quasi tutte le grandi stragi di massa in America: dalla Columbine a Virginia Tech, dalla Sandy Hook al cinema di Aurora.

La merce verrà rimossa immediatamente, nel passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale e l'operazione - assicura il gruppo - verrà completata nel giro di una o due settimane. Una decisione non solo operativa ma anche altamente simbolica.

Intanto in Louisiana, a poche ore dall'orrore degli spari in diretta, un altro gesto folle: un uomo vestito da Rambo che prima ha accoltellato due donne in un appartamento, uccidendone una, e poi ha ammazzato un poliziotto sparandogli durante la fuga. Dopo aver fatto irruzione con la sua auto in un mini-market, all'interno di una stazione di servizio, si è barricato dentro e si è arreso dopo il lancio di gas lacrimogeni.

Ma i casi si susseguono senza sosta: così in California due altre persone sono morte nelle ultime ore, e due sono rimaste ferite, per una sparatoria in un parcheggio. Obama lo scrisse su Twitter: in Usa si uccide 297 volte di più di un Paese come il Giappone, 49 volte in più che in Francia e 33 volte in più che in Israele.

 

 

Il killer un uomo aggressivo

 

Di Gina Di Meo

 

NEW YORK. Una persona aggressiva e che perdeva facilmente le staffe sul lavoro. E' il ritratto di Vester Lee Flanagan, il killer che ieri in Virginia ha ucciso in diretta una giornalista e il suo cameraman. Comportamenti aggressivi al punto tale che gli fu chiesto di sottoporsi ad una visita medica, pena il licenziamento.

I dettagli emergono da una serie di note ottenute dal quotidiano inglese The Guardian e che risalgono al 2012, quando Flanagan, 41 anni, conosciuto come Bryce Williams, lavorava presso l'emittente WDBJ7, la stessa di Alison Parker e Adam Ward. Le note furono scritte, solo due mesi dopo la sua assunzione, da Dan Dennison, all'epoca direttore dell'emittente, e indirizzate sia allo stesso Flanagan sia in copia ad alcuni colleghi.

Inizialmente una sorta di avvertimento informale poi diventato un richiamo vero e proprio. Secondo quanto si legge, Flanagan, morto suicida dopo essere stato braccato dalla polizia, era stato ripreso il 31 maggio del 2012 per aver fatto sentire i suoi colleghi ‘minacciati' e ‘turbati', dopo che in due occasioni aveva perso il controllo di sé. Un paio di mesi dopo gli viene detto di rivolgersi a degli esperti per tenere sotto controllo le sue continue manifestazioni di rabbia nei confronti dei colleghi.

"In nessuna circostanza - si legge nella nota - hai diritto di usare un linguaggio duro o mostrare atteggiamenti aggressivi nei confronti delle persone. Devi regolarti oppure sarai licenziato". Il risultato fu che nel febbraio del 2013 Flanagan fu licenziato. Alla notizia, dopo l'ennesima sfuriata, fu scortato fuori dall'emittente dalla polizia.

Inoltre la parentesi nell'emittente della Virginia ha un precedente in Florida. Secondo quanto scrive Time Magazine, Flanagan fu licenziato da un'altra emittente locale nel 2000 per il suo ‘comportamento bizzarro'. Una ex collega lo ha descritto inoltre come una persona che non è mai stata in grado di far parte di una squadra.

A detta di Flanagan, ancora, il suo gesto si spiega anche con i presunti commenti razzisti dei suoi colleghi. "Abbiamo fatto le nostre indagini - ha spiegato Dennison in un'intervista - ma non abbiamo trovato nulla che potesse corroborare le sue affermazioni".

Tuttavia non è da escludere che la rabbia contro i bianchi sia degenerata nella follia di mercoledì, almeno secondo il contenuto della lettera di 23 pagine mandata a Abc News dopo la sparatoria, e nella quale l'uomo dice di sentirsi in pena tra le altre cose per il recente massacro nella chiesa di Charleston dove sono state uccise nove persone di colore.

 

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