Economia

Italia, diminuisce la disoccupazione

02-09-2015

L'economia italiana cresce un po' più del previsto e, questa volta, si porta dietro anche il mercato del lavoro, tradizionalmente più lento a reagire agli stimoli. Tra gennaio e marzo il Pil è aumentato dello 0,4% e nel trimestre successivo dello 0,3%, in entrambi i casi con una revisione al rialzo da parte dell'Istat dello 0,1% rispetto alle prime stime.

 

ROMA. L'economia italiana cresce un po' più del previsto e, questa volta, si porta dietro anche il mercato del lavoro, tradizionalmente più lento a reagire agli stimoli. Tra gennaio e marzo il Pil è aumentato dello 0,4% e nel trimestre successivo dello 0,3%, in entrambi i casi con una revisione al rialzo da parte dell'Istat dello 0,1% rispetto alle prime stime. La percentuale sembra quasi impercettibile, si tratta pur sempre di uno zero virgola, ma basta a ribaltare la visuale e a diffondere un nuovo ottimismo nel governo.

Anche perché i numeri sulla crescita sono stati accompagnati da quelli - probabilmente ancor più positivi - sull'occupazione, mai così alta da tre anni, e sulla disoccupazione, mai così bassa da due anni. Segnali positivi anche dal fabbisogno: i conti di cassa dello Stato migliorano di 19 miliardi nei primi 8 mesi.

Un boccone ghiottissimo per Matteo Renzi che, come nelle grandi occasioni, non usa solo twitter ma commenta in un videomessaggio. Dopo aver bucato la gomma, l'Italia riparte finalmente "con la carica giusta", spiega il premier su youtube, grazie anche e soprattutto alle riforme messe in campo dall'esecutivo, Jobs Act in primis. "Non siamo ancora maglia rosa, ma siamo rientrati nel gruppo", insiste il presidente del consiglio, che getta il cuore oltre l'ostacolo e invita tutti, a qualsiasi parte politica si appartenga, a remare nella stessa direzione per raggiungerla velocemente quella maglia rosa.

Il tono è più prudente ma anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, condivide la stessa linea. Il titolare del Tesoro parla dei dati Istat finalmente come di stime "ragionevoli e affidabili" che delineano finanze sotto controllo e danno respiro alla ripresa. La direzione intrapresa con le riforme è, per Padoan, quella giusta.

Dopo il gelo legato ai dati preliminari di agosto, con le revisioni al rialzo di oggi l'obiettivo di chiudere il 2015 con una crescita dello 0,7% è del resto ormai a un passo, visto che la crescita acquisita per l'anno è dello 0,6%. Insomma, #cisiamo, twitta il ministro. Anche per Giuliano Poletti i numeri sul lavoro confermano l'avvio della ripresa, mentre una voce dissonante arriva da Giorgio Squinzi.

Il presidente degli industriali, che pure hanno beneficiato di molte delle riforme renziane, imputa il segno più non a particolari meriti italiani ma ai noti fattori esterni, calo del petrolio, quantitative easing della Bce e svalutazione dell'euro.

Il +0,3% del secondo trimestre non è peraltro sufficiente per sedersi sugli allori. Sia le parole di Squinzi che quelle di Renzi vengono però interpretate dalla Camusso come pura propaganda, di fronte a dati che comunque, secondo il leader della Cgil, vanno valutati con attenzione. Di ‘'dati incoraggianti'‘ parla invece il segretario Cisl, Annamaria Furlan che spiega però che ‘'è presto per cantare vittoria'‘. Effettivamente, a guardare i numeri, a luglio un'inversione di tendenza nel mercato del lavoro c'è stata.

Dopo due mesi di difficoltà, l'occupazione è tornata a crescere, aggiungendo 44 mila occupati rispetto a giugno e 235 mila rispetto a luglio 2014. La disoccupazione è scesa al 12%, cioè al minimo dal 2013, ed anche quella giovanile è diminuita di 2 punti e mezzo, scendendo al 40,5%. Nel secondo trimestre è invece continuato, secondo l'Istat "a ritmo più sostenuto", l'aumento su base annua del numero di dipendenti a tempo indeterminato, con un rialzo dello 0,7%, ovvero di 106 mila unità. L'incremento riguarda in questo caso gli ultra 50enni e interessa soprattutto le donne.

Notizie positive arrivano anche dal fabbisogno: nei primi 8 mesi dell'anno si è attestato a circa 31,7 miliardi, con un miglioramento di 19 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2014. Ad agosto un lieve peggioramento c'è stato, ma legato alla sentenza della Consulta sulle pensioni.

 

 

La ripresa aiuta la manovra e il calo delle tasse

Di Silvia Gasparetto

 

ROMA. Il buon andamento del Pil potrebbe aiutare il governo italiano alla messa a punto della prossima manovra economica. Ma qualche ostacolo potrebbe arrivare sulla decisione di ridurre le tasse sulla prima casa: da Bruxelles, in via informale, trapelano infatti dubbi su una scelta che andrebbe in direzione opposta rispetto alle raccomandazioni che da tempo la Ue va facendo all'Italia, cioè quelle di spostare il carico fiscale dalle persone alle cose.

Le indiscrezioni sugli umori europei incontrano però l'immediata reazione del sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi che 'invita' le "fonti anonime" di Bruxelles a occuparsi "con maggiore impegno" del dramma dell'immigrazione, rivendicando "l'autorevolezza e la credibilità in Europa" del governo guidato da Matteo Renzi "per proseguire in piena autonomia il percorso riformatore e, quindi, anche le modalità con cui decidere la riforma del fisco e il taglio delle tasse che, è evidente a tutti, sono molto, anzi troppo, alte nel nostro Paese".

Lo scetticismo degli ambienti europei non è rivolto solo alle misure annunciate dallo stesso premier sul calo delle tasse, che dovrebbe iniziare appunto nel 2016 con l'eliminazione della Tasi sulla prima casa, ma anche sul terreno, ancor più delicato, della flessibilità nel perseguire gli obiettivi di risanamento. Flessibilità che, ricordano a Bruxelles, già è stata concessa all'Italia proprio in nome del percorso di riforme avviate e che deve essere portato avanti senza perdere slancio, perché è "la chiave per esaltare il potenziale di crescita dell'Italia".

Non si tratta ancora, comunque, di una bocciatura ufficiale, visto che le valutazioni sulle manovre dei singoli paesi arriverà dopo che queste saranno presentate, a metà ottobre. Insomma, la decisione sarà politica e il confronto è ancora tutto da fare. Ma, certo, la trattativa non sembra preannunciarsi in discesa.

"Abbiamo letto i recenti annunci sulle tasse in Italia, ma non avendo dettagli sui piani non possiamo fare commenti" spiegano alti funzionari europei, sottolineando però che "è ben noto che il Consiglio ha raccomandato che l'Italia sposti sugli immobili ed i consumi il carico fiscale che grava su lavoro e capitali". Non solo, a Bruxelles ci si aspetta "che l'Italia rispetterà tutte le raccomandazioni, comprese quelle sulla politica tributaria".

Bene la riduzione delle tasse sul lavoro, insomma, meno l'idea di alleggerire quelle sugli immobili, a maggior ragione se si dovesse pensare di farlo in deficit. Anche perché, viene ribadito, all'Italia è già stato concesso un allentamento nell'aggiustamento strutturale (0,1 contro lo 0,5%) in nome delle riforme. Nei giorni scorsi era stato lo stesso premier - che ha avuto un lungo incontro con Padoan sulla manovra - a spiegare che ci sarebbe, invece, uno "spazio di patto" fino a un punto di Pil (circa 17 miliardi appunto) che il governo punta a utilizzare in parte per finanziare gli interventi della legge di Stabilità.

Quanto di questo 'spazio' sarà necessario, per coprire tutte le misure in cantiere, ancora non è ben definito, perché le scelte politiche sui capitoli della manovra saranno fatte nelle prossime settimane. Accanto a una possibile limatura delle voci - e una di quelle che resta in bilico è la flessibilità in uscita sulle pensioni - una riduzione delle risorse da reperire potrebbe essere consentita anche grazie alla perfomance dell'economia, se dovesse continuare fino alla fine dell'anno a rivelarsi più robusta delle stime. Mentre segnali positivi arrivano dal fabbisogno, che nei primi 8 mesi dell'anno si è ridotto di 19 miliardi rispetto al 2014, "in linea con la riduzione dell'indebitamento netto tra il 2014 e il 2015 indicata nel Def", dice il Mef.

Il governo dovrà dare le nuove stime entro il 20 settembre, con la nota di aggiornamento al Def, e potrebbe rivedere le prospettive dell'economia al rialzo, anche se sempre con la dovuta prudenza predicata da Pier Carlo Padoan. Ma ancora è presto per dirlo, spiegano al Tesoro, così come è assolutamente "prematuro" cercare un quadro definito delle misure che entreranno nella legge di Stabilità, taglio della Tasi incluso.

 

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