Economia

Tonfo a Wall Street. La Cina spaventa ancora le Borse

02-09-2015

 

NEW YORK. I timori per la Cina e il suo impatto sulla crescita globale affondano ancora le Borse mondiali, con perdite che prima bersagliano Shanghai e Tokyo, poi i mercati europei, per colpire Wall Street che affonda. La Borsa di Milano chiude in calo del 2,24% mentre a livello europeo alla fine vanno in «fumo» l'equivalente di 216 miliardi di capitalizzazione, con un calo per l'indice paneuropeo Stoxx 600 del 2,82%.

Le apprensioni sulla locomotiva cinese sono state innescate questa volta dai dati sull'andamento del settore industriale e, in particolare, dall'indice dei direttori degli acquisti (pmi) nel comparto manifatturiero. In Cina ad agosto è sceso ai minimi da tre anni a 49,7 punti, dopo che a luglio si era attestato a 50 punti, soglia sotto la quale si parla di contrazione dell'attività produttiva.

Il mercato azionario ha quindi sbandato e Shanghai è arrivata a perdere nella notte più del 4 per cento, per poi limitare i danni chiudendo in calo dell'1,23 per cento (ma l'indice Shenzhen Composite ha perso il 4,61%). Tokyo ha chiuso invece in calo del 3,84 per cento. Le Borse europee hanno quindi preso il via in netta flessione.

E anche i dati sull'industria manifatturiera giunti in mattinata nel Vecchio Continente non hanno affatto galvanizzato il mercato, attestandosi in diversi casi sotto le attese. Se infatti l'indice Pmi ad agosto in Germania è salito a 53,3 punti da 51,8 di luglio, con il livello più alto dall'aprile 2014, quello francese è calato 48,3 (era a 49,6).

Una serie di dati in chiaroscuro, insomma, con il pmi manifatturiero dell'Eurozona limato a 52,3 punti, rispetto ai 52,4 punti di luglio. A Milano hanno così vinto i timori globali sugli indicatori interni, e il mercato trascura il dato sul Pil rivisto dall'Istat nel secondo trimestre allo 0,3 per cento (dallo 0,2 per cento) e quello sulla disoccupazione scesa a luglio al 12 per cento (dal 12,7 per cento).

Negli Stati Uniti l'indicatore dei manager degli acquisti misurato da Markit è apparso lievemente sopra le attese, ma il dato sull'industria segnalato dall'indice Ism ad agosto è stato decisamente deludente e in evidente calo rispetto a luglio.

In questo malumore globale a Dow Jones e Nasdaq non è rimasto che peggiorare dopo un calo già deciso in avvio. Wall Street chiude quindi all'insegna del «rosso»: il Dow Jones perde il 2,83 per cento; il Nasdaq cede il 2,94 per cento mentre lo S&P 500 cala del 2,9 per cento.

Affondano un po' ovunque anche gli energetici con il petrolio che fa un tonfo a New York di oltre l'8 per cento, dopo il maggior rally da 25 anni e un balzo del 27 per cento tra giovedì e lunedì in scia anche all'intervento dell'organizzazione dei paesi produttori Opec.

 

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