Il fatto

Riscatto di 11 milioni per Greta e Vanessa

06-10-2015

 

BEIRUT. Più di undici milioni di euro sono stati pagati per il rilascio Greta Marzullo e Vanessa Ramelli, le due ragazze italiane rapite in Siria lo scorso anno, secondo la presunta ammissione di uno dei leader dei gruppi armati coinvolti nel sequestro avvenuto in un'area non controllata né dallo Stato islamico né dal governo siriano ma da una galassia di milizie anti-regime. 

La Farnesina afferma che non "risulta nulla di quanto asserito", ma si è intanto scatenata in Parlamento una polemica tra esponenti di partiti che mettono in dubbio la legittimità della fonte siriana e altri (Lega e Movimento 5 Stelle) che chiedono invece le dimissioni del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni se dovesse esser confermata l'indiscrezione proveniente da Aleppo. 

Quando le due italiane erano state liberate nel gennaio scorso, Gentiloni era intervenuto in aula, smentendo ogni ipotesi legata a un presunto pagamento di un riscatto da parte del nostro Paese. Una versione opposta è emersa dal tribunale di Abizmu, la località a sud-ovest di Aleppo dove Greta e Vanessa erano scomparse il 1 agosto 2014. Uno dei capi-milizia locali coinvolti nel sequestro e nei negoziati con le autorità italiane è stato condannato dalla corte perché "reo confesso" di essersi intascato cinque dei 12 milioni di dollari e mezzo (poco più di 11 milioni di euro) pagati per la liberazione delle due italiane. 

Abizmu è controllata dalla milizia islamista Nuruddin Zenki, che combatte sia lo Stato islamico che le forze governative di Damasco. Già all'epoca della scomparsa delle ragazze, il movimento Zenki era stato chiamato in causa da diverse fonti siriane e internazionali. Hussam Atrash, uno dei leader di una fazione del gruppo, le milizie Ansar al Islam, è stato condannato il 2 ottobre scorso a "sei mesi" di carcere, secondo quanto si legge dalla copia digitale ricevuta dall'Ansa della condanna firmata da tre giudici del tribunale di Abizmu: Ali Rida Abdelhayy, Khaled Sayyed, e Shaykh Abdelalim. 

Fonti di Abizmu, interpellate telefonicamente, affermano che i restanti sette milioni e mezzo del riscatto sono stati divisi tra i restanti signori della guerra locali. E che Atrash ha patteggiato la pena dopo aver accettato di dividere parte del guadagno con altre milizie della zona. Per bocca dell'Unità di Crisi, la Farnesina risponde: "Non riteniamo di dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico del movimento Nureddin Zenki. In ogni caso - aggiunge l'Unità di Crisi - non risulta nulla di quanto asserito". 

Intanto Lega e M5S hanno chiesto in Senato che il governo riferisca in Aula, mentre gli altri gruppi hanno respinto la richiesta proponendo di affrontare il tema al Copasir. E il comitato ha fatto sapere che chiederà un'informativa all'intelligence sulla vicenda, anche se finora non sono giunte conferme sull'attendibilità della notizia. 

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