Dagli USA

Hillary attacca. "Su Bengasi attacco politico"

06-10-2015

 

WASHINGTON. Ripresentarsi agli americani. Colmare quella distanza che una vita intera passata nelle stanze dei bottoni la separa dalla ‘gente comune'. Questo il mantra fino ad ora della campagna di Hillary Clinton determinata a tornare alla Casa Bianca da presidente. Ma a squarciare il velo dei toni conciliatori e dei ‘no comment' fino ad ora risoluti della ex first lady è l'ultimo attacco dei repubblicani che non mollano su Bengasi e le responsabilità dell'allora segretario di Stato mentre l'11 settembre del 2012 nella città libica veniva attaccato il consolato Usa. 

Questa volta però Hillary risponde con una zampata e la battaglia è aperta. La candidata per la nomination democratica nella corsa alla Casa Bianca è furiosa: la speciale commissione parlamentare che indaga sui fatti di Bengasi è "un esercizio politico di parte" e "sfrutta" la morte di quattro americani, reagisce in un'intervista televisiva alle dichiarazioni del leader repubblicano alla Camera, Kevin McCarthy, in cui si lascia intendere che proprio la commissione parlamentare creata per fare chiarezza sull'attacco al consolato americano in cui morì anche l'ambasciatore Usa in Libia, e davanti alla quale Hillary Clinton deporrà il prossimo 22 ottobre, abbia contribuito a erodere i consensi verso la ex segretario di Stato. 

Quasi a dire che sia stata una mossa deliberata da parte dei repubblicani, quantomeno per mostrare le ‘debolezze' della candidata. Hillary Clinton non se lo fa ripetere due volte e va al contrattacco: se fossi stata io presidente avrei fatto tutto il necessario per fermare una cosa del genere, che venisse dai repubblicani i dai democratici, ha sbottato. "Hanno creato questa commissione, e lo hanno ammesso, per strumentalizzare la morte di quattro americani". 

E intanto con la tempestività che la lotta politica impone diffondeva uno spot di 30 secondi in cui, nel riproporre le dichiarazioni di McCarthy si commenta: "I repubblicani finalmente lo ammettono". Questa volta però anche i democratici scendono in campo a sua difesa, con alcuni di loro tra i componenti della stessa commissione Bengasi che accusano i repubblicani di essere quantomeno inaccurati. Si apre così un nuovo fronte nella campagna elettorale americana che in attesa delle primarie ha lasciato che prevalesse il rumore dell'exploit sopra le righe di Donald Trump. 

Ed è prevedibile che, trattandosi di Hillary Clinton, comincino ad uscire dai cassetti memorie e ricostruzioni che in altri climi e circostanze passerebbero forse inosservati. E' il caso di ‘The First family detail", libro in uscita di cui dà conto il New York Post in cui vengono raccolte le testimonianze di alcuni ex agenti del secret service assegnati ai Clinton quando erano alla Casa Bianca e che non hanno dubbi: "Lavorare per Hillary era un incubo. Al suo confronto Richard Nixon era Mahatma Gandhi", raccontando con dovizia di particolari episodi sulla sua scortesia. 

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