Economia

Bps nella bufera. Indagato anche Visco

21-10-2015

 

SPOLETO. Coinvolge anche il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco la nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla Banca Popolare di Spoleto, storico istituto umbro fondato nel 1895 e nel 2014 acquistata dal Gruppo Desio. Con una procedura già al centro di ricorsi alla giustizia amministrativa e di esposti alla magistratura penale dai quali è scaturita un'indagine nella quale vengono ipotizzati reati quali corruzione, abuso d'ufficio e truffa. 

Una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire, per eventuali responsabilità e ruoli. E sulla quale i pubblici ministeri spoletini mantengono un riserbo assoluto. "La Banca d'Italia - l'unica reazione filtrata dall'istituto centrale - non può entrare nel merito delle vicende recenti della Bps, sulle quali la stampa riferisce di indagini da parte della magistratura". 

Mentre il governatore Visco è stato ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Non dico nulla" le parole del procuratore Alessandro Cannevale. "Buon lavoro a tutti" si è limitato a dire ai giornalisti il sostituto Gennaro Iannarone, titolare del fascicolo, per poi rispondere "non so di cosa stiate parlando" alle domande sulla notizia anticipata ieri dal Fatto Quotidiano. 

La magistratura di Spoleto non avrebbe delegato finora alcun accertamento, anche se alcune carte sarebbero al vaglio. Nel registro degli indagati sono comunque finiti Visco e altri otto: i commissari nominati dalla Banca d'Italia Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile, i componenti del comitato di sorveglianza Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio e l'attuale presidente di Bps Stefano Lado. L'esposto che potrebbe avere portato all'apertura del fascicolo è stato presentato da un centinaio di vecchi soci della Popolare di Spoleto, secondo i quali ci sarebbero state una serie di condotte a loro avviso irregolari nel passaggio a Banca Desio. 

In particolare, sempre secondo l'esposto, ci fu un'offerta di una società di Hong Kong, la Nit Holding, superiore di cento milioni di euro a quella del gruppo attuale proprietario. Offerta che, sostengono i vecchi soci della Popolare, i commissari di Bankitalia rifiutarono senza fornire alcuna motivazione a loro avviso chiara. Quali siano però gli elementi ora al vaglio degli inquirenti, se siano stati ritenuti consistenti o se ne siano aggiunti di nuovi rimane coperto dal più stretto riserbo istruttorio. 

La Bps fu commissariata dal ministero dell'Economia, su proposta della Banca d'Italia, con decreti dell'8 febbraio 2013. Stessa sorte toccata alla Spoleto credito e servizi che controllava il 51% dell'istituto umbro. Alla base del provvedimento la mancata assicurazione, da parte degli organi aziendali, delle condizioni di sana e prudente gestione e di un appropriato presidio dei rischi aziendali, oltre a rilevanti inosservanze della normativa in materia di trasparenza e antiriciclaggio. Commissariamento confermato dal Tar del Lazio al quale avevano fatto ricorso alcuni ex amministratori dell'istituto spoletino chiedendone la revoca. Un'istanza ritenuta però infondata dai giudici amministrativi e quindi respinta pochi mesi dopo che l'ex presidente della Bps, Giovannino Antonini, era finito agli arresti domiciliari per corruzione in atti giudiziari nell'ambito di un'inchiesta della procura di Roma che coinvolgeva anche Franco Angelo Maria De Bernardi, giudice dello stesso Tribunale amministrativo. Il magistrato, secondo l'accusa, avrebbe accettato la proposta di cinquantamila euro per intervenire nel ricorso contro la Banca d'Italia proprio relativo al commissariamento della Spoleto Crediti e Servizi. 

La decisione del Tar che ha confermato il commissariamento, non ha però chiuso la controversia legata al controllo della banca. Nel febbraio del 2015 alcuni degli allora componenti dell'organo di gestione si erano rivolti al Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso contro la legittimità del commissariamento della Spoleto credito e servizi. Rilevando un eccesso di potere da parte del Ministero dell'economia per difetto di istruttoria. 

Con decreti del 20 aprile 2015 il ministero dell'Economia e delle Finanze ha però reiterato "ora per allora" il decreto con cui era stata disposta l'amministrazione straordinaria della Banca Popolare di Spoleto. Quindi l'esposto e l'indagine che ha coinvolto anche il governatore Visco.

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