Dall'Italia

Campania. Consiglio regionale nel caos

16-11-2015

 

 

NAPOLI. Urla, spintoni, bagarre e il presidente dell'Assemblea, Rosa D'Amelio, colta da malore e costretta ad andare in ospedale. Al Consiglio Regionale della Campania doveva essere il giorno di Vincenzo De Luca, presidente della Campania indagato per concussione dalla Procura di Roma, insieme ad altre sei persone. 

E' stato invece il giorno del caos, con uno svolgimento a tratti surreale dei lavori dell'Assemblea, "ostaggio" della protesta dei Cinque Stelle le cui intenzioni venivano ben espresse nello striscione "De Luca dimettiti" esposto sui banchi della Presidenza occupati già dal mattino. 

Ai grillini De Luca risponde a muso duro, prima con un tweet ("Una giornata intera perduta per nulla a causa delle sceneggiate dei 5Stelle, e senza poter rendere le mie dichiarazioni. Non succederà più") e poi con una dichiarazione dal sapore più decisamente politico. "C'è un milione di cittadini campani che non è appassionato alle sceneggiate". A suo avviso, ieri c'è stata la "conferma che c'è chi fa chiacchiere e chi decide, chi fa propaganda e chi risolve i problemi della gente". 

Contro i Cinquestelle anche il centrodestra, secondo il quale i grillini hanno fatto un regalo al Pd e a De Luca, al quale Stefano Caldoro non risparmia una ferma frecciata riprendendo una battuta fatta da Renzi nei giorni scorsi: De Luca ""governi se capace", intanto fugge". 

In Consiglio regionale De Luca era stato convocato dalle opposizioni. Avrebbe spiegato ai consiglieri campani che lui di quel presunto patto per garantirgli una sentenza favorevole e per continuare a fare il presidente della Campania non sapeva nulla. Ma il governatore in Aula non ha mai messo piede. O meglio, un piede ce l'ha messo, prima che fosse dato inizio ai lavori, giusto il tempo di fiutare che l'aria non era delle migliori e per capire che difficilmente avrebbe mai preso la parola in quel caos organizzato dai Cinque Stelle. Tutta la gazzarra che è seguita l'ha vista dalla tv interna a circuito chiuso. 

E così nell'aula del Consiglio la scena se la sono presa i grillini che hanno trovato nei comitati per l'acqua pubblica (in discussione c'era anche la legge di riordino del servizio idrico) degli alleati. Il copione è stato subito chiaro già in avvio di seduta (alle 11) con il capogruppo Valeria Ciarambino seduto al posto del presidente del Consiglio a sovrapporsi agli interventi dei consiglieri che avevano preso la parola leggendo le cronache e gli atti del caso 'De Luca'. 

Tra battimani e cori, per un po' è andato in scena un doppio Consiglio parallelo: quello ufficiale, e quello con il controcanto dei grillini. E con tutti costretti ad alzare la voce per farsi sentire. Il caos più totale. "Questo Consiglio fa finta di niente in uno dei momenti più tragici della sua storia con un presidente bugiardo che ha mentito - spiegava Ciarambino annunciando la presentazione di una mozione di sfiducia - e che a sua volta vuole far finta di nulla rispetto a una vicenda gravissima". 

Invano il presidente del Consiglio, Rosa D'Amelio, ha cercato di forzare la mano dando comunque il via ai lavori, almeno per omaggiare le vittime di Parigi. E' stato l'unico minuto in cui il silenzio ha accomunato l'aula. Quello che è successo dopo, tra cori e accuse incrociate, ha reso impossibile andare avanti. "Pagliacci" scandiva parte del Pd, "Siete come l'Isis, fate sciacallaggio sui morti", l'accusa del Verde Francesco Borrelli. 

La protesta grillina è proseguita fino a quando, interruzione dopo interruzione (ben quattro), non si è preso atto alle 17 dell'impossibilità di andare avanti. Prima c'era stato anche un accenno di ressa con il consigliere M5S Maria Muscarà che cercava di strappare il microfono dalle mani della D'Amelio. 

Intervento dei commessi, qualche spintone e un malore per il presidente del Parlamentino campano che abbandonava l'aula senza farvi più ritorno per recarsi in ospedale. Alla fine seduta sciolta e niente De Luca. 

Tra una bagarre e l'altra in realtà è passata la legge sull'acqua che non piace a grillini e movimenti. "E' una vergogna che il Pd abbia approvato questa legge - ammonisce il padre comboniano Alex Zanotelli - I loro figli, nipoti, li malediranno perché hanno venduto l'acqua''

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