Dall'Italia

Vatileaks 2. Via al processo ai "corvi"

24-11-2015

 

CITTA' DEL VATICANO. Il nuovo caso di sottrazione e fuga di carte segrete della Santa Sede approda nell'aula del Tribunale vaticano e per la prima volta, oltre ai presunti "corvi", vanno alla sbarra anche i giornalisti che hanno pubblicato le notizie e i documenti riservati. Si apre stamani alle 10.30, nella piccola aula del Tribunale della Città-Stato, il processo ‘Vatileaks 2' nato dalla divulgazione delle carte della Cosea, la Commissione voluta da papa Francesco nel luglio 2013 per monitorare le strutture finanziarie vaticane e favorirne la riforma e sciolta a fine mandato. Cinque gli imputati: l'ex segretario della Cosea e della Prefettura degli Affari economici, il sacerdote spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda, l'ex componente laica Francesca Immacolata Chaouqui, di professione ‘pierre', il segretario in seno alla Cosea di mons. Vallejo, Nicola Maio, e i due giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori dei bestseller "Via Crucis" e "Avarizia" sugli scandali finanziari d'Oltretevere. 

Tutti e cinque, davanti alla corte presieduta da Giuseppe Dalla Torre (l'accusa sarà sostenuta dal promotore di giustizia Gian Pietro Milano e dall'aggiunto Roberto Zannotti), devono rispondere di concorso nell'essersi procurati e aver divulgato notizie e documenti top secret riguardanti gli "interessi fondamentali" dello Stato vaticano (art. 116 bis del Codice penale, introdotto da papa Francesco con la legge IX del luglio 2013). Vallejo Balda, Chaouqui e Maio sono accusati anche di associazione a delinquere, per aver formato un "sodalizio criminale organizzato", diretto proprio alla diffusione di carte e documenti vietati (art. 248). Per il primo reato gli imputati rischiano da quattro a otto anni di reclusione. I tre col reato associativo ne rischiano in aggiunta da tre a sei. 

Gli inquirenti vaticani, al termine di indagini durate sei mesi e che hanno visto l'arresto di mons. Vallejo (tuttora in cella) e di Chaouqui (subito rilasciata per la sua collaborazione), ritengono di avere prove schiaccianti a carico in particolare dei principali imputati, con il prelato spagnolo e l'ex consulente vaticana nel ruolo di menti dell' "organizzazione" diretta - per ammissione della stessa Chaouqui in una delle deposizioni - a raccogliere il più possibile di notizie e documenti segreti e di divulgarli all'esterno. In questo, Maio - vicino agli ambienti Opus Dei come Vallejo e Chaouqui - avrebbe fatto da esecutore.  Cruciali nell'inchiesta sono stati gli interrogatori, in particolare quello incrociato del 17 novembre. Un confronto decisivo per i due, conosciutisi nei primi mesi del 2013 e strettamente sodali all'inizio della Cosea ma il cui rapporto di ferro, già incrinatosi negli ultimi mesi, è finito con lo scambio di reciproche accuse. La responsabilità su chi ha passato al giornalista Nuzzi le password di Vallejo Balda per l'acceso ai documenti Cosea è emersa definitivamente nel corso del confronto. Il monsignore l'aveva già ammesso in un precedente interrogatorio, sostenendo comunque di averlo fatto per le pressioni e le minacce della Chaouqui.

Oggi tutti e cinque gli imputati saranno in aula, la stessa dove tre anni fa fu processato e condannato il maggiordomo papale Paolo Gabriele. Fittipaldi ha denunciato che questo processo è "alla libertà di stampa", e che anziché i responsabili delle malefatte finanziarie venga mandato a giudizio chi li ha smascherati. Nuzzi ha perfino lanciato una campagna sui social network con l'hashtag #noinquisizione. "Mi batterò come un leone affinché la verità emerga", annuncia su Facebook Francesca Chaouqui. "Possono condannarmi - sostiene - ma se lo faranno mai potranno produrre una sola prova che un solo foglio sia stato portato o consegnato da me a chiunque non fosse un mio referente nella commissione, il Santo Padre stesso o il suo Staff".

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