Dall'Italia

Renzi: "Restiamo in Afghanistan, no all'intervento in Libia"

02-12-2015

 

ROMA. Matteo Renzi non vede "elementi di novità" nella notizia, diffusa da fonti libiche, secondo cui gli jihadisti sarebbero giunti a Sirte dalla Siria e dall'Irak. La presenza del Daesh alle porte non cambia la strategia "perché - spiega il premier - a differenza dei giornali, non si può cambiare politica estera ogni giorno". 

L'intervento in Libia, sostiene Renzi, "non è all'ordine del giorno" così come il nostro Paese non pianificherà interventi militari in Siria "senza una strategia" politico-diplomatico complessiva. 

Incontrando a Palazzo Chigi il presidente afghano Ashraf Ghani, Renzi sottolinea, ancora una volta, l'impegno "senza pari" dell'Italia nelle missioni internazionali: in Afghanistan, dove, assicura, "resteremo anche nel 2016", in Iraq, in Libano, in Somalia l'Italia per il premier fa la sua parte. 

"Gli italiani fanno la differenza in Afghanistan: Herat è una delle zone più sicure" ed è il "centro di una trasformazione" che porterà al Paese "stabilità e prosperità", ha sottolineato Ghani - che ieri ha visto anche il presidente Sergio Mattarella al Quirinale - ringraziando più volte Renzi, "per la sua leadership e la sua amicizia", i militari e il popolo italiani, nonché l'ospedale di Emergency di Kabul, dove "italiani generosi" si mettono al lavoro ogni volta che un attentatore suicida decide di farsi esplodere in mezzo alla gente. E senza dimenticare di offrire un tributo al "sacrificio" di 54 italiani che hanno perso la vita in Afghanistan in questi anni. Tributo al quale si è associato Renzi esprimendo il "sentimento di riconoscenza e gratitudine della nostra patria, vicina al dolore delle famiglie".

Sempre ieri Renzi, riflettendo sui delicati scenari di guerra internazionali ha spiegato:  "Non è che un intervento in più o in meno denota il nostro tasso di partecipazione alla coalizione internazionale". E soprattutto la linea italiana non è dettata né da prudenza né da paura ma "da saggezza perché la politica estera non va lasciata alle emozioni ma serve continuità". Soprattutto perché "la lotta al terrorismo durerà anni" e l'Italia ha riacquistato, secondo il presidente del Consiglio, una sua voce nella coalizione internazionale. Per la Libia il governo italiano sta cercando di costruire le condizioni "perché Roma possa ospitare un evento sulla Libia come quello che Vienna ha ospitato sulla Siria". 

E proprio a Vienna, "grazie agli Stati Uniti", rivendica Renzi, "siamo tornati a quel tavolo dal quale prima l'Italia era stata esclusa perché i precedenti governi non avevano avuto la volontà, o la forza". 

La lotta al terrorismo e la sicurezza, a maggior ragione alla vigilia dell'avvio del Giubileo, sono in questi giorni in cima alle preoccupazioni del premier. Subito dopo, c'è la ripresa economica con dati a luci e ombre. Da un lato, sottolinea il premier, "la disoccupazione è all'11,5%, quella giovanile al 39,8%". Dati migliori rispetto al passato ma, ammette Renzi, "se uno è contento del 39,8% va ricoverato".

Ci sono poi le stime sulla crescita con l'obiettivo del pil allo 0,9% a fine anno che sembra vacillare. "Secondo me - stima il premier - chiudiamo allo 0,8 anche se il Mef sostiene che comunque sarà lo 0,9". E infatti, non appena il capo del governo rivede la stima di crescita, riceve un sms dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Mi dice di tenere la linea sullo 0,9% di crescita del Pil, non è Roma-Fiorentina...". 

Tra strategie estere e scenari macro-economici, Renzi derubrica i temi politici. Il voto per le amministrative della prossima primavera, assicura, "non è una priorità in nessun dossier". Non per ora, almeno, visto che prima di gennaio il leader Pd non ha intenzione di sciogliere nodi e candidature della sfida delle comunali.

 

 

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