Dall'Italia

Sgominata cellula di kosovari. "Questo sarà l'ultimo Papa"

02-12-2015

 

BRESCIA. Contro Papa Francesco: "non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l'ultimo". E contro il popolo francese colpito al cuore dagli attacchi del 13 novembre scorso: "Dio distrugga la Francia, oh Signore, che fino a ieri i suoi aerei in Siria non hanno lanciato caramelle...". Corre ancora una volta in rete l'odio razziale e la propaganda jihadista. E' quanto emerso dall'inchiesta coordinata della Procura di Brescia che ha portato ad un arresto in Kosovo, a due espulsioni, una a Brescia e l'altra a Savona e, per la prima volta, a una misura di sorveglianza speciale, a Vicenza, oltre a due perquisizioni a Perugia. 

"Siamo intervenuti in una fase di propaganda e apologia prima che potessero esserci problemi sul territorio", ha detto il dirigente della Digos di Brescia Giovanni De Stavola convinto che il gruppo "sarebbe potuto passare all'azione". L'indagine che ha visto la collaborazione con la Polizia della Direzione antiterrorismo del Kosovo, l'hanno chiamata Van Damme, perché "i soggetti coinvolti in internet dicevano e scrivevano "non siamo come Van Damme o Rambo, noi facciamo i fatti". Fino ad oggi però la cellula kosovara si era limitata alle parole, scritte sul gruppo Facebook "Me ose, pa ty - Hilafeti eshte rikthy", ovvero "con te o senza di te il Califfato è ritornato". La mente era il kosovaro Samet Imishti che tra le tante fotografie postate in Internet ha messo anche quella con il figlio di dieci anni armato di kalashnikov. "Sarà il futuro Califfo" scrive Samet, residente fino ad aprile scorso a Chiari, nel Bresciano, in un appartamento considerato la sua base logistica e dove la Digos di Brescia ha fermato il fratello dell'uomo, Ismail, raggiunto da provvedimento di espulsione dal territorio nazionale firmato dal ministro dell'Interno. 

Nella casa bresciana è rimasto un terzo fratello che nel corso della giornata ha reagito in malo modo alla presenza delle telecamere. "Siamo in Italia da 20 anni, hanno sbagliato persona", ha gridato l'ultimo esponente della famiglia Imishti presente nel Bresciano. La mente del gruppo, Samet Imishti, se ne era già andato qualche mese fa e ieri mattina è stato arrestato in Kosovo, a Elez Han, cittadina sul confine con la Macedonia, dopo che nei mesi scorsi il gip del Tribunale di Brescia aveva rigettato la richiesta di custodia cautelare in Italia, presentata dalla Procura bresciana, in quanto il soggetto - è la motivazione del gip - dopo aver lasciato il nostro Paese, non era più tornato e quindi non c'era motivo che venisse arrestato. 

Ora Samet Imishti, arrestato dalle autorità kosovare, deve rispondere di apologia di terrorismo e istigazione all'odio razziale. 

Nell'abitazione kosovara gli hanno trovato anche armi: una carabina russa e una pistola calibro sette di fabbricazione slava. Non solo il fratello dell'uomo è stato fermato ed espulso dall'Italia, ma anche il nipote Mergin Imisht, rintracciato a Savona. Per il macedone Suma Arben, residente nel Vicentino, è scattata invece la misura di sorveglianza speciale per i prossimi cinque anni firmata dal Questore di Brescia Carmine Esposito. Proprio il questore bresciano ha sottolineato la pericolosità dei soggetti coinvolti. "Avevano collegamenti diretti e accertati con filiere jihadiste attive in Siria". 

"Ricordatevi che non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l'ultimo, non dimenticatevi ciò che vi sto dicendo", è uno dei messaggi postati in Facebook da Samet Imishti, ritenuto affiliato al terrorista kosovaro Lavdrim Muhaxheri. E ancora: "Stai buono racconta la verità che loro verranno in Vaticano".

 "I messaggi che si scambiavano avevano un tenore minaccioso e allarmante" ha spiegato il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno facendo riferimento anche alla minacce postate su Facebook da Samet Imishti dopo gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre. "Parigi a lutto la torre senza luci, 158 morti questo è solamente l'inizio. Oh misericordiosi - aggiunge - capirete che l'Islam non si combatte. E' inutile". Nel corso dell'inchiesta sono stati intercettati anche messaggi rivolti contro l'ex ambasciatore americano in Kosovo, Tracy Ann Jacobson. "L'ebrea americana dice che il nuovo governo combatterà la corruzione... Io a questa signora dico che finché loro saranno in Kosovo non esisterà la giustizia". Poi la minaccia: "Questa miscredente merita la punizione con la Sharia". 

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