Dall'Italia

Giubileo. Il Papa apre oggi la Porta Santa

08-12-2015

 

CITTA' DEL VATICANO. E' il primo indetto da papa Francesco. E' intitolato alla misericordia, quindi è il primo in assoluto "a tema" nella storia della Chiesa, e comincia per il mondo questa mattina davanti alla Porta Santa di San Pietro. Anche se ha avuto un "anticipo" significativo quando il 29 novembre il Papa ha aperto la porta di legno traforato della cattedrale di Bangui: è stata l'innovazione più forte di questo Giubileo, che Bergoglio ha voluto ricco di segni del nuovo. 

Le periferie e le povertà sono al centro di questo Anno santo, in sintonia con la tradizione biblica che lo vedeva come occasione per la remissione dei debiti e la restituzione delle terre. Ma periferie e fragilità sono la vera ossatura del Giubileo, che papa Bergoglio vuole sia celebrato in ogni diocesi del mondo, dove ogni vescovo potrà individuare le necessità specifiche del suo popolo, e farsi prossimo alle ferite, spirituali e materiali, di questo. 

Vescovi e confessori hanno ricevuto specifiche indicazioni in tal senso. Chiunque potrà andare in pellegrinaggio a Roma, e anche a Roma, attraversando la Porta santa di una delle basiliche principali, dopo essersi confessato e aver fatto la comunione, potrà ottenere l'indulgenza plenaria. L'indulgenza - che è la remissione non dei peccati, ma di tutte le pene che rimangono da scontare, quando le colpe siano già state perdonate - è una delle caratteristiche principali dei giubilei, e nei secoli ha dato vita anche a deviazioni, tanto che a partire dalla critica alla pratica delle indulgenze Martin Lutero diede vita alla Riforma protestante. Ma la misericordia resta caratteristica principale di Dio anche per i protestanti, come lo è per cattolici, ebrei e islamici, e un Anno santo intitolato ad essa potrebbe avere risvolti interessanti anche per il dialogo interreligioso e interconfessionale, e per il ruolo che le fedi possono svolgere per la pace mondiale. Questa mattina dunque, davanti all'architrave di marmo e alle formelle di bronzo della porta santa di San Pietro, il papa latinoamericano invocherà il Dio che manifesta la propria onnipotenza nella misericordia e nel perdono, rifugio per l'umanità che ha bisogno di pace. 

E tra l'anticipo in Centrafrica e l'invocazione di oggi a Cristo, "porta" per la misericordia, c'è già molto del senso che il papa Bergoglio vuole dare a questo evento. Lo inaugura a 50 anni esatti dalla chiusura del Concilio ecumenico Vaticano II, che voleva dialogare con il mondo moderno con misericordia e mettere la propria compassione al servizio della pace. E lo ha annunciato nel secondo anniversario della sua elezione al soglio di Pietro, quando già era evidente come la misericordia sia non solo nel suo stemma pontificio, ma soprattutto nel cuore del suo pontificato, molla delle sue azioni, anche delle più audaci iniziative di fraternità. Come si è compreso leggendo la Bolla di indizione del giubileo, "Misericordiae vultus", papa Francesco percepisce la misericordia, in questo preciso momento storico della Chiesa e dell'umanità, come una urgenza. La misericordia "prima che i trattati", ha sottolineato il segretario di Stato Pietro Parolin, può costruire "terreni e geografia di pace del mondo", e il "senso di misericordia" deve contribuire a realizzare gli "equilibri planetari". 

La Bolla è anche una esortazione a non cadere nella "indifferenza", altro grande tema bergogliano. Un Anno santo delle periferie inoltre non può che diminuire l'importanza del "centro", e anche questo dà l'idea di come il papa intende la Chiesa, e il rapporto tra le sue strutture centrali, sempre a rischio di trasformarsi da servizio a potere. Fino al 20 novembre 2016, giorno di chiusura del giubileo, a Roma si svolgeranno una serie di eventi, dalla apertura della porta santa delle altre basiliche giubilari (San Giovanni, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore). Il Papa si è impegnato a tenere un sabato al mese una udienza generale in più, in giugno guiderà nelle basiliche un ritiro spirituale per i pellegrini, e ha annunciato che ogni venerdì compirà un gesto giubilare. 

Evento del pontificato cui guardano con simpatia anche non credenti e credenti di altre fedi, il primo giubileo di papa Francesco non segue la logica dei grandi eventi: il Pontefice lo ha voluto sobrio, il che ha frenato i profittatori, e la paura innescata dagli attentati terroristici di Parigi potrebbe ridurre gli arrivi a Roma. Per oggi l'allerta è massimo, così anche a casa sua, una delle scommesse per il Papa sarà far passare comunque un messaggio di fraternità, in un contesto blindato e potenzialmente violento. All'apertura della porta santa, sarà presente anche il papa emerito Benedetto XVI. Tra le delegazioni presenti alla messa, anche quella guidata dal presidente italiano Sergio Mattarella. I fedeli che saranno in piazza San Pietro dopo la recita dell'Angelus, saranno i primi a poter varcare la Porta santa.

 

 

Roma aspetta tra paura, buche e metro in ritardo

 

ROMA. A 300 metri da San Pietro, in piazza della Rovere, il cantiere ha aperto questa mattina: gli operai stanno sistemando solo i marciapiedi perché rifare il manto stradale vorrebbe dire bloccare mezzo Lungotevere: "Lo faremo di notte, ma non pensare che questo eviti le code di giorno". Dall'altra parte del Tevere, in via del Banco di Santo Spirito dove secondo i piani del Vaticano dovrebbe passare il flusso di pellegrini diretti a Castel Sant'Angelo e, di lì, a via della Conciliazione, l'unica cosa finita sono le recinzioni che delimitano l'intera strada: niente asfalto, niente mezzi al lavoro, una macchina parcheggiata in mezzo al cantiere. 

Il Giubileo della Misericordia, per chi ci crede, si porterà via i guai dell'anima; ma quelli della città che suo malgrado lo ospita, sono tutti lì, come c'erano ieri, come ci saranno probabilmente anche domani. Perché dietro la vetrina di via della Conciliazione, dove la macchina organizzativa vaticana gira a mille e l'Italia ha schierato centinaia di uomini, consapevole che al tempo dell'Isis la sicurezza assoluta è impossibile da garantire e dunque è la percezione di sicurezza la soluzione contro la paura, Roma è la solita metropoli di sempre: disillusa e disincantata, disfattista e lagnosa, indifferente ai papi come ai barbari e agli eserciti che nei secoli l'hanno dominata e pure distrutta. Impegnata, soprattutto, a districarsi nel traffico dello shopping natalizio. Una città convinta, tra l'altro, che questo Giubileo voluto dal papa sudamericano porterà poco o nulla di utile. E, anzi, terrà lontano un bel po' di turisti. 

Lo sa pure chi, col Giubileo, dovrebbe fare affari. "Abbiamo le prenotazioni in calo del 10% sia a Natale sia a Pasqua - dicono alla Domus Sessoriana, una 'casa per ferie' con vista sulla basilica di San Giovanni e le camere ricavate dalle celle del monastero annesso alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme - e ad oggi di 70 camere ne abbiamo prenotate soltanto 15". Dietro l'albergo c'è l'altra Roma, quella che in queste occasioni o si nasconde sotto al tappeto o si fa finta di non vedere, purché sia lontano dal centro della città e dalle telecamere delle tv internazionali: c'è il mercato abusivo degli zingari che è appena al di là delle mura Aureliane, in piena attività, con merce di ogni tipo, rubata o recuperata dai cassonetti. E c'è Milko il bulgaro, che con 3 euro taglia barba e capelli in mezzo alla strada a porta San Lorenzo, due passi dalla stazione Termini e da un posto di blocco della polizia. Anche il parcheggio per i pullman turistici al terminal Gianicolo, sopra al Vaticano, è vuoto. 

"I pellegrini? Sono pochi, molto pochi - dice il cassiere - speriamo arrivino per Natale".  La gente fa la spesa e parla dei problemi di tutti i giorni, i figli a scuola, i soldi che non bastano mai. Piero, il macellaio del mercato, ha le idee chiare. "Se vado domani a San Pietro? Ma ancora stamo a crede al diavolo? Io quelli li conosco da 50 anni, giocavo a rugby con l'Universitas e lo sai chi era l'allenatore? Un cristo di un metro e novanta, si chiamava Marcinkus. Sì, proprio quello là, il presidente dello Ior". E quindi? "E quindi ce lo potevamo pure risparmia', sto Giubileo. Se poi ce metti che ce sta pure la paura degli attentati, qua c'è sempre meno gente".

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