Economia

Banche. Renzi: chi ha truffato pagherà

16-12-2015

 

ROMA. Altro che favoritismi, altro che conflitti di interessi del ministro Boschi o addirittura del governo sul caso banche. "Abbiamo salvato un milione di correntisti e 7200 stipendi e ora chi ha truffato pagherà", va all'attacco Matteo Renzi convinto che le mozioni di sfiducia saranno "un autogol" per le opposizioni che "finita la fuffa dello show sulla pelle degli investitori, dovranno dire se abbiamo fatto bene a salvare i conti correnti e gli stipendi o voteranno contro sperando che salti tutto". 

Il premier non ha intenzione di vedere oscurata oltre l'azione del governo dalla bufera di polemiche che lo ha investito dopo il crac dei 4 istituti di credito. E definisce "tecnicamente" assurda l'accusa di conflitto di interessi che ha colpito il ministro Boschi dopo il decreto salva-banche. Tecnicamente perchè, spiega, "noi abbiamo azzerato e sanzionato il cda con il padre della Boschi". 

E anche il valore delle azioni del ministro Boschi, "qualche migliaia di euro", è stato azzerato come per tutti gli altri investitori. Ma c'è anche una ragione politica, rivendica Renzi: "Nell'Italia della rottamazione, chi sbaglia paga, la legge è uguale per tutti, è finito il tempo delle leggi ad personam". Nessun favoritismo, anzi, il decreto del governo, dopo il via libera al "bail in" europeo, era l'unico modo per salvare i correntisti "non con i soldi pubblici". 

Ora, attraverso l'arbitrato con arbitri che, annuncia il premier, "deciderà il Parlamento, si vedrà, caso per caso, se i titolari di obbligazioni subordinate, "qualche migliaio di persone" "hanno diritto a riprendere i soldi come io auspico". Renzi non ha intenzione di tirare la croce addosso a nessun attore istituzionale, nè Consob nè Bankitalia, sulle responsabilità nei controlli. "Ora difendo tutte le realtà istituzionali perchè si esce insieme da una situazione di tensione". 

Toccherà poi alla commissione d'inchiesta, che il governo caldeggia, accertare "le responsabilità degli ultimi 10 anni". Ed è qui che il premier si toglie un sassolino: "L'Italia del passato avrebbe dovuto cambiare il sistema del credito. Ridurre poltrone e istituti, rendendoli più solidi e meno rischiosi ma non è stato fatto". Ora, dopo la riforma delle Popolari, il governo ha già in gestazione un altro pezzo di riforma del credito con l'accorpamento delle Bcc: "Le banche vanno accorpate e lo faremo a partire dalle banche di credito cooperativo. È arrivato il momento di dire che ci sono stati troppi che hanno giocato a fare i piccoli banchieri".  Ma se i player istituzionali non finiscono nel mirino, Renzi attacca a testa bassa M5S e la Lega. 

"Strumentalizzare la morte è squallido ma noi non saremo mai a rimorchio di giustizialismo e pressappochismo e non scendiamo nella barbarie di chi pensa di prendere i voti passando sopra alla dignità delle persone". Chi ritiene di poter fermare così il governo, sbaglia di grosso secondo il premier. "Non ce n'è, noi andiamo avanti a fare le riforme, non a vivacchiare", rialza la testa il presidente del Consiglio convinto che l'Italia abbia girato pagina anche sul fronte economico con una crescita che - dice - "l'anno prossimo spero supererà l'1,5 per cento". Certo il caso banche lascia poco spazio ai successi che Renzi vorrebbe elencare prima della fine dell'anno. A partire dal "funerale della Tasi" che oggi avrà l'ultima scadenza. 

"Il 16 dicembre del prossimo anno quei soldi, magari, li spenderete in regali di Natale. O in quello che volete voi", augura. Anche se, ammette, ormai in casa sua i regali non li fa più lui ma "mamma Natale". 

 

Padoan: presto per parlare di modalità e soglie dei rimborsi 

 

ROMA. L'operato delle istituzioni di Vigilanza, segnatamente Bankitalia e Consob, non è in discussione. Ma non solo, le due authority meritano "piena fiducia". Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha gettato oggi acqua sul fuoco dopo tanti giorni di polemiche nei confronti dell'operato della Banca d'Italia e della Consob, accusate di non aver vigilato a dovere sulle 4 banche recentemente salvate con decreto del Governo. 

E fa anche capire che non ci sono attriti né incrinature tra i diversi soggetti sul modo in cui viene gestita la vigilanza visto che, assicura, "le istituzioni sono solidali e forti". Un'affermazione - quest'ultima - che sembra stridere con le fibrillazioni registrate nelle ultime ore proprio sul tema della vigilanza e della tutela dei risparmiatori. 

Rispetto alle quali - sia palazzo Koch che la Commissione che vigila sulle quotate - mantengono le posizioni espresse: abbiamo fatto tutto il possibile, nei limiti dei nostri poteri, è il refrain di via Nazionale; il controllo sui prospetti illustrativi c'è stato e ha seguito le regole, ma se poi nella commercializzazione dei prodotti ci sono stati comportamenti scorretti, omissioni o addirittura truffe, questo non possiamo saperlo, ripetono a piazza Verdi. 

Le rassicurazioni del ministro sono arrivate dai microfoni di Radio Anch'io, cui ha partecipato assieme a Roberto Nicastro, il numero uno delle nuove banche risorte dalle ceneri di Carife, Carichieti, Banca Marche e Etruria. Ed è toccato a quest'ultimo assicurare che il fenomeno dei risparmiatori travolti dal crac dei 4 istituti "è molto più circoscritto" di quanto si potesse pensare in un primo momento. 

Padoan ha ribadito che il governo farà il possibile, ma non ha potuto fornire dettagli sulle modalità previste per i rimborsi degli investitori privati che hanno perso i loro risparmi. "È ancora presto per parlare di soglie - ha spiegato infatti - bisogna mettere in moto un meccanismo di tipo arbitrale, cosa che faremo. Vorrei pregare di evitare di dare numeri. L'unico numero su cui adesso siamo sicuri è che ci sono 100 milioni che vengono dal sistema bancario per questo strumento" e che l'intervento andrà mirato "ai più deboli". 

Qualunque sarà la soluzione individuata, comunque, il governo non potrà esimersi da un confronto a Bruxelles, stando attenta a non incorrere in un no a un intervento che si configuri come aiuto pubblico. "L'Italia è libera di mettere in piedi qualsiasi soluzione volontaria", quindi a fondi senza l'intervento di denaro pubblico, a tutela dei risparmiatori e investitori non professionali", hanno detto fonti Ue, spiegando che la Commissione "non ha nessuna obiezione" a questo tipo di iniziative, "se si tratta di soluzioni private" e che dunque "non fanno ricorso ad aiuti di stato". 

"Il governo sta facendo tutto il possibile per salvare un milione di clienti, un miliardo di depositi e per rimettere in carreggiata le quattro banche e salvare 6.000 posti di lavori", ha detto Padoan, invitando tuttavia, per ciò che riguarda la vigilanza, a "non imbrattare la solidità del sistema istituzionale con lo scaricabarile". Ma i casi dei risparmiatori in una situazione definita "molto delicata" sono fortunatamente meno del previsto. Secondo i numeri riportati da Nicastro si tratta infatti di "circa un migliaio" di persone. 

L'obiettivo è anche quello di evitare il ripetersi di situazioni analoghe: "se a livello politico e governativo lo riterremo necessario siamo pronti anche a rafforzare la normativa attuale penale a tutela dei risparmiatori", ha detto il ministro Angelino Alfano, sostenendo la convinzione che "non ci possa essere un senso di impunità da parte dei banchieri". 

Sia a livello nazionale che europeo inizia intanto il count down in vista dell'inizio del 2016, quando ci sarà il passaggio alla nuova normativa in tema di risoluzione delle crisi bancarie che prevede il bail in, ovvero il meccanismo attraverso cui le banche contribuiscono a salvarsi 'da sole'. 

"Il passaggio fondamentale dell'approccio" Ue nei confronti delle banche dopo la crisi è quello "dal precedente sistema di bail-out a quello attuale di bail-in per spezzare il circolo vizioso con il debito sovrano", ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem intervenendo al Parlamento europeo, chiedendo un "approccio onnicomprensivo per completare l'Unione bancaria", perché tutti i fondi, incluso quello sui depositi, "devono procedere in parallelo".

 

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