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Coppa Italia delle sorprese. Roma tragicomica

17-12-2015

 

A Rudi Garcia non resta che la cabala. Era dal 2000-'01 che la Roma non usciva dalla Coppa Italia negli ottavi ed alla fine di quella stagione arrivò lo scudetto. Ma al francese servirà anche tanto ottimismo. Perché la squadra che si è fatta eliminare ai rigori dallo Spezia (squadra che naviga a metà classifica della serie B) è apparsa per quasi 130 minuti scarica psicologicamente, disordinata, velleitaria, lenta ed incolore. E poco lucida nel momento decisivo, quando ha fallito i primi due tiri con Pjanic e Dzeko. Se dopo il 6-1 in Champions sono arrivate le carote davanti a Trigoria, chissà oggi cosa recapiteranno i tifosi ormai esasperati. Che hanno nel mirino soprattutto Garcia, bersagliato da insulti ed inviti ad andarsene per lunghi tratti del match. 

Fa festa invece l'11 di Mimmo Di Carlo che nei quarti affronterà l'Alessandria (giustiziera, altrettanto a sorpresa, del Genoa) e può sognare l'approdo in semifinale. Alla fine i giocatori sono giustamente corsi a raccogliere l'abbraccio dei loro sostenitori, giunti numerosi nella Capitale. Onore al coraggio di Gennaro Acampora, da Somma Vesuviana, autore della rete decisiva. 

Va bene che l'orario è quello della pennichella e sembra scelto apposta per tenere il pubblico lontano dallo stadio. Ma il gioco della Roma per tutto l'incontro non crea rimpianti negli assenti. Mentre i quasi 3.000 tifosi spezzini in curva nord sprizzano entusiasmo, i pochi indigeni osservano attoniti una squadra che - con oltre il 70% di possesso palla - nel primo tempo crea una sola occasione. Dzeko segna, ma è in fuorigioco (33') dopo l'unico scambio in area riuscito, con Ucan. Per il resto Chichizola non corre mai rischi, ben protetto da una difesa ordinata e sempre concentrata, soprattutto nei due centrali. 

Più vicino a spezzare l'equilibrio va lo Spezia: senza il guizzo di Castan per anticipare Nené, De Sanctis sarebbe battuto (26'), dopo aver deviato il tiro dal limite di Situm. Va da se che la Roma imbocchi gli spogliatoi tra i fischi. Che raddoppiano alla fine della ripresa. Garcia si gioca tutti i cambi togliendo via via lo spento Iturbe per inserire Florenzi, poi Vainqueur per De Rossi ed infine Emerson per Digne. Ma la Roma non si sveglia, nessuno sembra in grado di saltare l'avversario, il ritmo non sale nonostante lo Spezia dalla mezzora sia palesemente in riserva. Ucan ci prova con un destro a giro e la deviazione di Chichizola al 91' porta ai supplementari. 

Altri 30 minuti abbondanti di supplizio calcistico. Lo Spezia ormai è sulle ginocchia e pensa solo a buttare palla in tribuna. La Roma risponde con tanto possesso ed altrettanta confusione. L'impressione è che non si vedrebbe un gol nemmeno continuando ad oltranza. Dopo 126' minuti la parola va ai rigoristi. E la Roma ammutolisce anche dal dischetto. Garcia è il primo ad imboccare gli spogliatoi a testa bassa. Lo attende un duro lavoro, se avrà il tempo di restare a galla nella tempesta. L'ultima vittoria risale al derby. Era l'8 novembre. 

 

La Juve schianta il Toro

 

 

 

 

Niente sorpresa ieri nel derby della Mole meno emozionante degli ultimi anni: la Juventus ha surclassato il Torino, insipido e rinunciatario come nessuno se l'aspettava. Le possibilità di rimonta del Toro sono state azzerate dall'espulsione di Molinaro a inizio ripresa, sull'1-0, e dalla soggezione al cospetto di una Juventus lucida, aggressiva e concentrata per 90'. Ha fatto festa, con una doppietta, Zaza, l'attaccante meno utilizzato da Allegri, e non potrebbe essere altrimenti per chi può contare su Dybala, Mandzukic e Morata. Il trionfo bianconero è stato arrotondato da Dybala, con un sinistro di gran tecnica e da Pogba, autore di una punizione 'alla Pirlo'. 

Entrambi hanno dedicato i rispettivi gol, con scritte sulle sottomaglie: il francese per Bryan, un ragazzino delle giovanili bianconere malato di cancro ("Questo gol - ha spiegato il numero 10 bianconero - è per lui, sono sempre con lui"); il pensiero dell'argentino è andato ai due ragazzi della Primavera Juve morti annegati 9 anni fa in un laghetto del campo di allenamento di Vinovo. Nel ricordo della tragedia sono stati accomunati, prima del fischio d'inizio, juventini ed i 2.099 tifosi granata, tanti nell'odiato 'Stadium' dove sognavano una serata di gloria. 

Invece, la Juventus ha stroncato sul nascere il gioco granata, con un pressing costante sui portatori di palla ed una squadra molto corta e sempre compatta, che ha intrappolato senza scampo gli esterni Bruno Peres e Molinaro. Sul primo affondo bianconero, Peres ha preceduto, sfiorando di testa, l'arrivo di Pogba (8'); Zaza è sttao fermato dopo un dribbling proprio sul limite dell'area da Glik. Qualche scintilla dopo il giallo a Zaza, falloso su Bruno Peres nella caccia al pallone, proteste granata per un'entrata in scivolata dello stesso attaccante sul disimpegno di Ichazo (Zaza gli ha toccato la caviglia dopo che il portiere argentino ha passato la palla) e per un corpo a corpo con Glik sulla linea laterale. Ma Zaza ha messo tutti a tacere con un sinistro al volo a centro area, costruito con un gran lavoro di Morata, che ha vinto un contrasto ed è poi sfugtito alla guardia di Bovo. 

La reazione del Torino, si è limitata ad un tiro senza pretese di Belotti (35'). Il raddoppio di Zaza e l'espulsione di Molinaro hanno fatto scorrere i titoli di coda ben prima del fischio finale. Per il Torino solo un tiro di Belotti, lanciato da Maxi Lopez, sull'esterno della rete. Spettacolo da una sola parte: sprint irresistibile di Pogba e volo di Ichazo a deviare il cross del francese, un'altra perla di Dybala per il 3-0 ed il calcio piazzato da manuale di Pogba ad umiliare un Torino irriconoscibile. 

 

 

Fiorentina ko col Carpi

 

 

 

 

La Fiorentina dice addio ad uno dei suoi obiettivi stagionali, la Coppa Italia. Merito del Carpi che al Franchi conquista una storica qualificazione ai quarti. Giocando senza nulla perdere, con leggerezza e voglia, la squadra emiliana colpisce un palo dopo 15' con Gagliolo e quindi pesca il jolly poco dopo la mezz'ora della ripresa con Di Gaudio, con una rasoiata che scavalca Sepe e costringe i viola ad un'affannosa rincorsa che nulla produce. Resta solo la delusione dei (pochi) tifosi presenti e quella di Sousa che dopo la sconfitta di domenica a Torino con la Juventus ne incassa un'altra che macchia una stagione fin qui da applausi. 

La Fiorentina paga un'evidente stanchezza fisica e anche mentale, conseguenza di un organico con pochi ricambi, cosa che obbligherà i Della Valle a tornare sul mercato a gennaio se vorranno continuare a inseguire traguardi importanti. Non a caso il tecnico portoghese schiera molti dei big a dispetto di quanto trapelato alla vigilia e soprattutto ricorre ad una formazione a trazione anteriore, con il doppio centravanti Kalinic-Babacar per la prima volta dall'inizio sostenuti da Bernardeschi e con Rebic rilanciato a destra. In mezzo ancora il duo Badelj-Vecino apparsi spremuti, dietro gli stessi che, tolti Sepe e Pasqual, hanno affrontato tre giorni fa Mandzukic e compagni. Castori dal canto suo, reduce dalla scoppola con l'Empoli, s'affida ad un 4-4-2 molto ordinato con l'attacco affidato al tandem formato dall'ex Matos e da Borriello. 

Che non fosse una passeggiata i viola l'hanno capito subito quando il portiere Brkic ha fermato un paio di affondi, preludio ad un prestazione da assoluto protagonista. 

Al 21' il primo squillo degli emiliani con Gagliolo che colpisce il palo e subito dopo Sepe salva su Zaccardo. Il pericolo corso scuote la Fiorentina che si butta in avanti in maniera però confusa: e infatti Kalinic al 37' manda a lato una buona occasione, che in tempi migliori non avrebbe fallito. Poco prima dell'intervallo Badelj pareggia il conto dei pali colpendo da 20 metri al volo la traversa, a portiere battuto e dopo che Zaccardo aveva salvato sulla linea su un affondo di Rebic. 

Nella ripresa Sousa lancia nella mischia pure Ilicic e sposta Bernardeschi, il Carpi stringe i denti e riesce a controllare l'assedio insistente ma poco lucido degli avversari fino a colpire, in contropiede, con Di Gaudio che elude il controllo di Tomovic e manda in orbita i suoi. A quel punto, Sousa inserisce pure Rossi, ma tanti attaccanti non producono l'effetto sperato. E nel finale, contrassegnato dalle espulsioni per doppia ammonizione di Gonzalo Rodriguez e del neo entrato Mbokogu, prima Alonso poi Astori si vedono negare l'1-1 mentre il Carpi giustamente festeggia un'impresa storica. 

 

Tutto facile per il Napoli

 

 

 

 

Il Napoli chiude senza difficoltà la pratica Verona in Coppa Italia e passa ai quarti, dove troverà l'Inter il 20 gennaio al San Paolo. La sfida con il Verona si chiude dopo poco più di dieci minuti, il tempo di vedere i due gol di El Kaddouri e Mertens, poi per agli azzurri non resta che gestire la gara contro un Verona che comincia subito a pensare alla sfida di campionato contro il Sassuolo. Sarri decide per un turn over moderato, mettendo in campo i titolarissimi Reina, Higuain, Koulibaly e Allan, con Mertens e El Kaddouri davanti vicino al Pipita. Fuori per scelta gli altri, oltre allo squalificato Albiol. Anche Delneri rinuncia a Toni, Marquez, Ionita e Viviani e dell'undici che ha pareggiato con il Milan conserva solo Moras, Pisano, Siligardi e Wszolek. 

Il Verona parte coraggioso, ma la gara si mette subito in discesa per il Napoli: dopo quattro minuti Mertens pesca Higuain largo a sinistra, l'argentino alza la testa e vede arrivare El Kaddouri dalla parte opposta che batte a rete da due passi. Il Napoli la vuole chiudere. Mertens e Higuain fanno male ai veronesi a sinistra, il Pipita si vede annullare un gol in fuorigioco, ma il raddoppio arriva poco dopo. E' l'11' quando Mertens ruba palla e parte in slalom tra Moras e Bianchetti, battendo Coppola. Per il folletto belga è la settima rete in stagione, dopo le 5 in Europa League e quella al Palermo in campionato. 

Il Verona tenta di pungere a sinistra, dove Pisano e Wszolek mettono alla prova un Maggio non impeccabile. Al 24' doppio brivido per i circa 7000 coraggiosi che sfidano il freddo del San Paolo: 24' Moras perde palla e Higuain si trova in area, tenta il cucchiaio su Coppola in uscita ma la manda tra le braccia del portiere. Rientrando, Higuain sbaglia l'appoggio e finisce a terra dolorante ma poi torna a correre. 

Il Napoli amministra, tenendosi molto alto e mettendo pressione alla difesa del Verona che sbanda ancora alla mezz'ora quando Bianchetti perde palla a favore di ne approfitta Mertens che viene fermato però da Coppola in uscita. Il Verona si vede al 42' quando Fares si libera bene a destra e appoggia a Checchin che trova un'ottima traiettoria da lontano, supera Reina ma prende la traversa. 

Nell'intervallo Delneri prova la carta Greco, ma il pallino del gioco resta azzurro. Higuain ci prova un paio di volte, prima con una splendida mezza girata in area parata da Coppola e poi con un colpo di testa di poco fuori. Poi il Pipita esce, sostituito da Callejon. Un minuto dopo Mertens si beve prima Bianchetti e poi Fares, che lo atterra secco. Primo rigore stagionale per il Napoli che Hamsik manda sul palo. Il 3-0 arriva però poco dopo grazie a un ottimo El Kaddouri che mette una splendida palla tesa per Callejon che non può sbagliare. Il Verona si arrende, Siligardi manda fuori una punizione e la gara finisce praticamente lì. 

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