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Mourinho. Fine della corsa

18-12-2015

 

LONDRA. Sette mesi per smarrire la spocchia di chi si sente speciale e ritrovarsi malinconicamente esonerato: non più Special One, non più Happy One, José Mourinho è soltanto l'infelice licenziato. Solo lo scorso maggio vinceva la sua terza Premier League, un mese più tardi Roman Abramovich gli rinnovava (e arricchiva) il contratto fino al 2019. Pareva l'inizio di una nuova fase nella carriera del portoghese: dal "vinci e scappa" degli anni con Porto, Chelsea, Inter e Real Madrid, alla stabilità dello Stamford Bridge. 

Era tornato nell'estate 2013 per restare, sviluppare un progetto di squadra a lungo termine. La crisi del terzo anno gli è costata la panchina: nove sconfitte in 16 giornate, 16/o posto in classifica, un solo punto sopra la zona retrocessione. 

Lo scorso ottobre, quando la crisi dei Blues era già acclarata, Abramovich gli aveva rinnovato la fiducia. Un gesto insolito per il magnate russo che per molto meno in passato aveva licenziato i suoi tecnici. Ma Mourinho era ancora intoccabile: per il suo carisma, la mancanza di alternative, l'amore incondizionato del pubblico, e - non ultima - l'enorme liquidazione che gli dovranno ora pagare (40 milioni di euro). 

Fatale a Mou, più dell'ultima sconfitta contro il Leicester di Claudio Ranieri, la netta sensazione, di settimana in settimana sempre più destabilizzante, della frattura con parte dello spogliatoio. 

Da Eden Hazard a Diego Costa a Oscar: protagonisti assoluti della cavalcata dell'anno scorso, semplicemente irriconoscibili quest'anno. Una stagione fin qui nerissima, cominciata male dalla primissima uscita, la finale persa di Community Shield contro l'Arsenal. Poi lo scontro con il medico Eva Carneiro, accusata (e in seguito allontanata dalla prima squadra) di "ingenuità". 

Prima giornata e prime polemiche. Seguite, con puntualità settimanale, alle solite con gli arbitri. Multato e poi squalificato per le sue tirate anti-arbitrali, il 52/enne di Setabul ha continuato a puntare il dito contro tutto e tutti pur di nascondere i risultati mediocri. Fin quando ha smesso di difendere i suoi giocatori, prendendone anzi le distanze. Inevitabile, è infine arrivato l'esonero. Da giorni ormai non era più una questione di "se" ma di "quando". 

La qualificazione agli ottavi di Champions League sembrava avergli garantito un salvacondotto almeno fino a febbraio. La dirigenza ha preferito intervenire, nella speranza di salvare il salvabile di una stagione disastrosa, e in parte già compromessa: -20 punti dalla vetta, -14 dal quarto posto. E come già nel 2007, lo ha licenziato, usando la formula anestetizzante della rescissione consensuale. Una scappatoia per arginare il malcontento tra i tifosi che ricordano come Mourinho, tra i manager con più di 100 panchine in Premier, detenga il record di vittorie (140 su 212, 66%). 

Ma appena quattro quest'anno, ed è per questo che è stato licenziato. Il Chelsea volta pagina, in pole per traghettare la squadra c'è Guus Hiddink, che già nella stagione 2009/10 era subentrato a stagione in corso, prendendo il posto di Felipe Scolari. Circola anche il nome dell'ex Tottenham Juande Ramos, ex Tottenham. 

Quattro i big a cui mira però il Chelsea: Diego Simeone, Pep Guardiola, Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Nessuno di questi però sarà libero prima della prossima estate. Intanto l'ormai ex Special One - almeno fino a giugno - sarà costretto ai margini. In attesa di una chiamata, possibilmente da un altro club inglese. Che difficilmente però arriverà: il suo tempo, almeno nell'Inghilterra d'eccellenza, è irrimediabilmente scaduto. 

 

SI DISPIACE MORATTI

Massimo Moratti è davvero dispiaciuto per José Mourinho. La notizia della risoluzione consensuale con il Chelsea lo ha profondamente colpito. "Mi dispiace, davvero - commenta all'Ansa l'ex presidente dell'Inter - forse era una situazione che non sapeva vivere nemmeno lui, talmente nuova rispetto a ciò che è abituato". 

Tra Moratti e Mourinho l'affetto negli anni è rimasto intatto. La conquista del Triplete, nel 2010, ha legato le loro vite indissolubilmente. Per entrambi, quella stagione ha rappresentato l'apice della carriera, da presidente per Moratti e da tecnico per Mourinho. E la stima dell'ex patron per lo Special One, rimane e rimarrà per sempre: "Restano valide le sue indiscutibili doti professionali, la sua notevole capacità di lavorare tanto e con dedizione. Le cose al Chelsea andavano così male che si poteva ipotizzare una fine dei rapporti. Mi dispiace davvero molto e credo che anche Mourinho sia dispiaciuto". Difficile dire cosa non ha funzionato nei Blues quest'anno. Anche Moratti fatica a darsi una spiegazione: "Non lo so davvero. È stato tutto molto strano. Lui è sempre così attento e pignolo nel suo lavoro. Era un tunnel da cui non si vedeva luce". 

Mourinho ha chiuso il capitolo col Chelsea dopo la sconfitta con il Leicester, guidato magistralmente in vetta alla Premier League da Claudio Ranieri. Le vite e le carriere dei due tecnici si sono ancora una volta incrociate, ma Moratti è convinto che i due aspetti non possano essere legati. "La risoluzione con il Chelsea - spiega l'ex presidente nerazzurro - non ha niente a che vedere con Ranieri. Nella vita ci si incontra e ci si scontra, ma le due situazioni sono ben distinte. Sono comunque molto felice per Ranieri e per i risultati che sta ottenendo". 

Negli ultimi cinque anni Moratti ha osservato Mourinho da lontano, come fa un padre con il proprio figlio: con orgoglio ma anche con una punta di gelosia perché, si sa, avere i figli in casa è sempre meglio. Ipotizzare un ritorno dello Special One all'Inter, però, al momento è solo fantasia. "Non sarebbe giusto. Poi non credo che ci stia pensando né il club nerazzurro, né lo stesso Mourinho. Mancini sta facendo benissimo, quindi non sarebbe corretto. In futuro non si può mai dire, ma comunque sono cose che non decido io perché ormai sono fuori dalla società".

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