Dagli USA

Armi. Il presidente, in lacrime, annuncia le misure restrittive

06-01-2016

 

WASHINGTON. Rabbia e determinazione nelle lacrime che rigano il volto di Barack Obama mentre annuncia che l'America non può più aspettare, non può essere più ostaggio delle lobby delle armi. E per fermare una ennesima strage il presidente degli Stati Uniti annuncia una stretta sul controllo della vendita di pistole e fucili, facendo leva su quei poteri esecutivi che sono sua prerogativa ma anche risorsa estrema. Appassionato ed emotivamente coinvolto, come non lo si era mai visto, Obama guarda negli occhi la politica americana a cui lancia la sfida promessa, la stessa ripetuta negli appelli ogni volta che la violenza cieca ha colpito "con più di 30 mila americani uccisi dalle armi da fuoco ogni anno", lasciando sgomenti l'America e il mondo. 

Anche ieri, in Georgia, una bimba di due anni è stata uccisa accidentalmente da un altro bambino con una pistola lasciata incustodita in casa. L'incidente è avvenuto a LaGrange, a sud ovest di Atlanta. Nell'abitazione si trovavano due donne adulte e quattro bambini di 10, 3, 2 e un anno. Uno di loro ha trovato la pistola e ha sparato alla piccola. La vittima, identificata come Calvinyanna Sanders, è stata colpita al petto. 

"Le costanti scuse per non agire non sono più sufficienti", ha detto ieri Obama. "Il Congresso deve agire sulla sicurezza della armi, ma oggi annuncio queste azioni esecutive perché l'America non può più aspettare". Obama piange, per una rabbia e un dolore da impazzire: "Ogni volta che penso a quei bambini, divento matto", spiega, ricordando le vittime della strage della scuola elementare Sandy Hook di Newtown, in Connecticut. Furono 20 vite innocenti ad essere spezzate, un giorno che Obama aveva già definito "il più triste" della sua presidenza. Ma mentre si asciuga le lacrime incalza, non si tira indietro e risponde a quell'opposizione anche oggi resta ferma nell'accusare il presidente di aver scavalcato il Congresso calpestando il secondo emendamento, quello sulla libertà di difendersi: "Questo non è un complotto per confiscare le armi a tutti", afferma Obama, e rivendica la facoltà di agire perché "è troppo", pur senza rinunciare ad invocare ancora un'unità dettata dal senso di urgenza, fino a citare Ronald Reagan che già trent'anni fa sosteneva: "Se controlli obbligatori possono salvare vite, vale la pena applicarli". I controlli sono al centro del provvedimento con cui il presidente americano ha voluto inaugurare il suo ultimo anno alla Casa Bianca: ogni rivenditore - che operi online, al dettaglio o nelle fiere di settore - sarà obbligato ad un'apposita licenza e a condurre approfondite verifiche. Si prevede inoltre un incremento del 50% degli agenti Fbi addetti ai controlli e un impegno finanziario pari a 500 milioni di dollari per intervenire anche sul piano della salute mentale. 

Eppure l'industria delle armi vola: durante la presidenza Obama la produzione risulta raddoppiata, solo per lo scorso dicembre - dopo la strage di San Bernardino - si assiste ad un picco di vendite che non si registrava da due decenni, mentre il titolo Smith&Wesson è ai massimi dal '99. 

La Nra - la potentissima lobby americana delle armi - reagisce e provoca postando su twitter una minacciosa immagine che ritrae due parlamentari democratiche di Brooklyn con accanto alcuni proiettili. E i repubblicani sono già sul piede di guerra: "Non importa ciò che dice Obama. Vigileremo attentamente. Il suo ordine esecutivo sarà sicuramente sfidato nei tribunali", ha fatto sapere lo speaker della Camera Paul Ryan.

 

Ma intento Smith & Wesson vola in Borsa

 

NEW YORK. Barack Obama dichiara guerra alle armi. E indirettamente all'industria che le produce e che ha sperimentato un 2015 record: gli acquisti e i permessi sono saliti del 10% attestandosi a 23,1 milioni di armi vendute, il numero più elevato da quando sono stati introdotti i controlli federali sugli acquisti nel 1998. Un balzo che mette le ali ai titoli dei produttori di armi, impegnati negli ultimi giorni in un rally senza precedenti. 

Smith & Wesson, i cui modelli sono stati usati anche in James Bond, è salito ai massimi storici, annunciando una revisione al rialzo dei ricavi del trimestre. Sturm Ruger, il maggiore produttore di armi americano, avanza deciso, guadagnando il 6,94%. La corsa agli acquisti di armi è accelerata nelle ultime settimane dopo la strage jihadista di San Bernardino, in California, e l'attesa stretta del presidente americano. I controlli effettuati dall'Fbi, indicatore delle vendite, sono saliti del 38% a dicembre e del 56% a novembre. Il Black Friday 2015 è stato il giorno in cui sono state vendute più armi nella storia americana, con 185.000 controlli effettuati dalle autorità. I dati disponibili mostrano che il numero di famiglie in possesso di armi è stabile, e questo indica che ad acquistarle è chi già le possiede. In una famiglia che possiede armi ce ne sono in media 8, il doppio del 1994. Ed è raddoppiata anche la produzione di armi da quando Obama è alla Casa Bianca, +140% a 10,8 milioni di unità a fronte dei 4,5 milioni di armi prodotte nell'anno prima che Obama fosse eletto, nel 2008. 

La corsa alle armi ha spinto Smith & Wesson a rivedere al rialzo le stime per il trimestre in corso e l'esercizio fiscale 2015. La società stima per i tre mesi che si chiudono in gennaio ricavi fino a 180 milioni di dollari, il 16% in più rispetto a quanto previsto in dicembre. Per quest'anno Smith & Wesson prevede vendite fra i 650 e i 660 milioni di dollari con un utile per azione di 1,36-1,41 dollari. La società in precedenza aveva stimato ricavi per 625-635 milioni di dollari e un utile per azione di 1,26-1,31 dollari.

 

 

Una lunga scia di sangue

 

NEW YORK. Una scia di sangue inarrestabile. Sangue innocente di bambini uccisi in casa per colpa della presenza di armi da fuoco, spesso lasciate incustodite. L'ultima tragedia in Georgia, dove una bimba di appena due anni è stata centrata in pieno petto da un proiettile esploso da un bambino di non più di 10 anni. Un episodio che ricorda come l'emergenza armi in America non è solo legata alle stragi di massa e alle sparatorie sempre più frequenti in campus scolastici o universitari. Ma anche a quei numeri che ci dicono come a possedere una pistola o un fucile è una famiglia su tre. E come il numero degli incidenti casalinghi è cresciuto enormemente negli ultimi anni. 

Gli ultimi dati ufficiali risalgono al 2013, e parlano di 69 minori uccisi tra le pareti di casa: 30 avevano meno di 5 anni. Numeri drammatici ma addirittura prudenti secondo le associazioni non governative: come la "Everytown for Gun Safety", che parla di almeno 100 vittime l'anno, con un bilancio cresciuto negli ultimissimi anni. 

Molti gli episodi shock che negli ultimi mesi hanno scosso l'opinione pubblica. Quello di Chicago, dove un bambino di 6 anni ha ucciso il fratellino di 3 mentre i due giocavano a "guardia e ladri", sparandogli con una pistola trovata in cucina, sopra il frigorifero, avvolta in un pigiama. Poi la tragedia di Long Island, alle porte di New York, dove una ragazzina di 12 anni che stava tranquillamente in casa è stata uccisa da un proiettile esploso in strada e che, dopo aver attraversato la finestra, l'ha centrata in pieno alla testa, mentre faceva colazione. 

In Tennessee invece una bambina di 8 anni, colpevole di non aver voluto far accarezzare il suo cane, è stata uccisa nel giardino di casa da un colpo di pistola esploso da un ragazzino di 11 anni. L'arma era del padre del bambino ed era custodita in un armadio non chiuso a chiave. 

Due gli episodi più gravi del 2015. A Elmo, in Missouri, un bambino di 5 anni ha sparato e ucciso per sbaglio il fratellino di 9 mesi che si trovava nella culla. Lo ha fatto con una calibro 22 lasciata incoscientemente sul letto dai genitori. Lo scorso novembre, poi, un diciottenne di Roma, cittadina nello stato di New York, ha centrato in pieno un bimbo di 7 mesi che era in braccio alla madre con un fucile che stava pulendo in casa.

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