Dal Mondo

Francia. Giro di vite antiterrorismo

06-01-2016

 

PARIGI. E' imminente un giro di vite antiterrorismo in Francia, mentre l'Osservatore Romano attacca pesantemente Charlie Hebdo e la sua copertina con Dio che fugge con la mitragliatrice, parlando di "fede manipolata". L'arsenale antiterrorismo della Francia, un anno dopo l'inizio dell'offensiva della jihad, è quasi pronto. Il primo ministro, Manuel Valls, vuole che le misure straordinarie dello stato di emergenza diventino legge, garantendo più poteri e più protezione alla polizia e maggior discrezionalità ai procuratori. Il progetto di legge di "rafforzamento della lotta alla criminalità organizzata e al suo finanziamento, dell'efficacia e delle garanzie della procedura penale" dovrebbe essere pronto a metà febbraio, anticipa Le Monde. Non in tempo, quindi, per essere approvato prima della scadenza dei tre mesi di stato d'emergenza, decretato all'indomani delle stragi del 13 novembre. A meno che, fa notare il quotidiano, il presidente François Hollande non decida di prorogare di altri tre mesi lo stato d'emergenza. 

Il Paese si interroga sul suo futuro dopo l'ondata terroristica senza precedenti. Cominciata un anno fa con la strage in redazione a Charlie Hebdo, commemorata in questi giorni e in queste ore ai massimi livelli. Sulla copertina del numero in edicola oggi, continuano a infuriare le polemiche: dura la presa di posizione dell'Osservatore Romano. Il giornale del Vaticano boccia la raffigurazione del dio con il mitra e parla di "fede manipolata". Ma in Francia è il dibattito sui confini tra diritti civili e pubblica sicurezza che rischia di infuocarsi. Valls non si nasconde dietro un dito e nel preambolo al suo progetto di legge annuncia di voler "rafforzare in modo permanente i mezzi e gli strumenti messi a disposizione dalle autorità amministrative e giudiziarie, al di fuori del quadro giuridico temporaneo dello stato d'emergenza". 

In concreto, queste alcune delle misure certamente nel testo di legge: sarà possibile procedere a perquisizioni notturne nelle indagini preliminari su sospetti terroristi con decisione del prefetto e senza dover passare dal giudice istruttore. Tali perquisizioni potranno essere anche "preventive" se si tratta di "prevenire un rischio di attentato alla vita o all'integrità fisica". Non servirà il giudice neppure per intercettare telefonate o spiare computer, per mettere sotto controllo video una abitazione. La polizia sarà autorizzata ad usare le armi in dotazione in modo meno restrittivo di oggi, poliziotti e gendarmi godranno di "irresponsabilità penale" se useranno l'arma "per assoluta necessità di mettere in condizione di non nuocere una persona che ha commesso uno o più crimini e che si ritiene stia per ripetersi". 

Le forze dell'ordine potranno perquisire bagagli e procedere a verifiche dei documenti sistematiche attorno a edifici giudicati a rischio. Oggi, se un automobilista rifiuta la perquisizione del proprio veicolo, la polizia può trattenerlo non più di 30 minuti in attesa di un parere del procuratore. Con la nuova legge, poliziotti e gendarmi potranno aprire qualsiasi bagagliaio "senza alcun intervento superiore", neppure delle loro stesse gerarchie.

 

 

Charlie Hebdo

Tutti gli errori dei servizi segreti

 

PARIGI. L'anniversario dell'attacco a Charlie Hebdo diventa anche l'occasione per tornare a parlare degli errori di forze dell'ordine e servizi segreti, prima e dopo l'attacco che fece 12 vittime. Mentre anche la cerimonia di commemorazione davanti alla sede del settimanale si trasforma in polemica, per colpa di un maldestro errore di ortografia. 

Quando il presidente Francois Hollande ha svelato la targa commemorativa, i numerosi presenti si sono subito accorti che il nome di Wolinski, ultimo della lista stilata in ordine alfabetico, era scritto male, con una "Y" alla fine. Il refuso ha fatto infuriare la vedova del disegnatore, e la ditta che ha realizzato l'iscrizione è dovuta subito intervenire con un mastice speciale per una rapida correzione, mentre il comune di Parigi si affrettava ad annunciare di aver già ordinato una seconda targa, stavolta corretta. Informazione subito comunicata alla signora Wolinski, che ha "preso atto", senza fare commenti. 

Chiede invece giustizia a gran voce un'altra vedova, quella dell'agente di polizia Franck Brinsolaro, che in quel tragico mercoledì mattina si trovava dentro la redazione di Charlie Hebdo per proteggere il direttore Charb e con lui è caduto sotto i proiettili dei due terroristi. La donna ha sporto denuncia contro ignoti per "omicidio preterintenzionale", spiegando che ritiene la morte di suo marito frutto dell'insufficiente protezione garantita al settimanale satirico. 

"Nei discorsi di Franck era nominata in modo ricorrente la scarsità di mezzi di cui disponeva per svolgere la sua missione", racconta Ingrid Brinsolaro, che oggi vive in Normandia, a un settimanale locale. "Voglio sapere perché Stephane Charbonnier disponeva solo di un servizio di protezione leggera quando era oggetto di minacce di morte comprovate da parte degli islamisti - spiega -. Non vado in guerra contro nessuno, non sono polemica, voglio solo che quello che è successo il 7 gennaio 2015 non si ripeta, che siano sempre dati ai poliziotti i mezzi per fare il loro lavoro". 

La donna si lamenta poi delle scarsità di informazioni e contatti da parte delle autorità. Da mesi, dice, "non ho più contatti né con i responsabili del servizio di Franck, né con il ministro dell'Interno". Fin dallo scorso gennaio ha chiesto delucidazioni, ma "tutte le volte, non mi hanno veramente risposto. Capisco che per un'amministrazione, per un uomo politico, sia difficile confessare ‘per mancanza di mezzi suo marito è morto', ma voglio che si risponda alle mie domande". 

Ai microfoni di Rtl, il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve ha "preso atto" della denuncia, auspicando che gli interrogativi di Ingrid Brinsolaro "trovino risposta". Ma ha poi tenuto a difendere l'operato di polizia, magistratura e 007, rispondendo anche a chi, come l'ex ministro di centrodestra e oggi deputato Bruno Le Maire, chiede una commissione d'inchiesta sugli attentati. 

Un esame dell'operato dei servizi di sicurezza nazionale, ha detto Cazeneuve, farebbe emergere "la più grande determinazione" nella lotta alla minaccia islamista.

"Dal 2013 - ha aggiunto - abbiamo smantellato 18 filiere di reclutamento sul territorio nazionale, arrestato 11 gruppi di individui che si apprestavano a commettere attacchi e, da questa primavera, sono sei gli attentati che sono stati sventati".

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