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All'Inter basta sempre un gol

07-01-2016

 

A EMPOLI l'Inter comincia il 2016 riprendendo la sua cavalcata. Nono successo per 1-0 della stagione. Ottavo gol di Icardi. 

L'attaccante argentino ha tirato in porta in questo campionato appena dodici volte, capitalizzando per otto volte. Il suo unico tiro al Castellani vale tre punti che permettono alla squadra di Roberto Mancini di tenere il passo di Fiorentina e Juventus, riportandosi così in testa alla classifica dopo un paio di ore in cui i viola erano stati in cima, in attesa del risultato di Empoli. 

Per l'Empoli non è assolutamente un passo indietro, almeno in termini di gioco. La squadra azzurra ha tenuto benissimo l'impatto con la capolista, tanta generosità e tanti fraseggi, stavolta però è mancato il guizzo dei vari Maccarone, Saponara, Zielinski. 

Un'Inter davvero cinica, capace di piazzare una muraglia davanti ad Handanovic: la coppia Miranda-Murillo non perde un centimetro su nessuno, e se poi serve il portierone è più che una sicurezza. Ma non è stata certo la miglior Inter vista fino ad ora. La sensazione che ha dato la squadra nerazzurra è di essere un grande collettivo, ma non certo una squadra che gioca bene. 

Tanti spunti di Ljajic e Perisic, tanta sostanza da parte di Kondogbia e Medel, ma poco altro. Insomma è l'Empoli che ha sempre cercato di fare la partita e di provare a reggere il gap tecnico che indubbiamente è stato evidente. Ma se una squadra doveva finire il primo tempo in vantaggio quella era l'Empoli. Forse solo nel primo minuto di recupero del primo tempo la difesa di Giampaolo ha leggermente calato l'attenzione concedendo a Perisic un cross sul quale Icardi non si è fatto pregare: un vero uomo d'area che ha subito sfruttato la prima vera grande occasione. 

Dopo quattro vittorie consecutive e dopo undici gare sempre a segno l'Empoli si ferma. Ma lo fa contro la squadra più solida. Grande rammarico per i padroni di casa l'episodio del 28' della ripresa: ci sarebbe un rigore per un intervento di Murillo su Pucciarelli in area, l'attaccante era stato servito alla perfezione davanti a Handanovic da Saponara. 

Per l'arbitro Celi tutto regolare. Ma la giocata è da replay. 

La gara non regala grandi emozioni, ma le due squadre non si fermano un attimo e le azioni si susseguono di minuto in minuto. Prima occasione una punizione di Maccarone dal limite (fallo da ammonizione di Murillo sullo stesso capitano empolese): Handanovic si fa trovare pronto. L'Inter sale solo con Ljajic, i toscani palla a terra arrivando velocemente lassù. Altra occasione per l'Empoli al 24': Pucciarelli fa sponda e il polacco Zielinski prova di piatto ma la mette sull'esterno della rete. 

Altre occasioni azzurre con Buchel: al 37' conclusione dalla distanza, Handanovic è all'altezza della situazione. Al 46' ecco la zampata di Maurito: Perisic si beve Laurini con un doppio passo, cross a mezz'altezza sul primo palo per Icardi che anticipa tutti e mette dentro. 

Nella ripresa subito occasione per Saponara il cui destro da centro area, a botta sicura, impatta ancora su Handanovic, il migliore in campo senza subbio. 

Giampaolo prova a cambiare: toglie Maccarone e Buchel per Livaja e Croce. Al 20' Zielinski con una puntata va vicino al pareggio. Risponde Kondogbia con un piazzato di sinistro che esce di poco. 

Poi l'episodio del rigore su Pucciarelli. 

Si va avanti così fino al termine, ma il vantaggio dell'Inter resta una certezza. 

L'Inter si conferma capolista non bella, ma efficace.

 

 

Juventus formato Dybala

 

TORINO.  Otto successi di fila, 3-0 con un unico brivido, ma Allegri fa l'incontentabile. Per il tecnico bianconero quella della Juventus contro il Verona è stata tutt'altro che una partita perfetta. "Subito dopo il vantaggio - dice - per 2-3 minuti siamo stati leggerini: non deve succedere. E nella gestione della partita non ci siamo comportati benissimo, dobbiamo fare molto meglio". Ci sono raccomandazioni anche per Dybala, ancora grande protagonista: "Deve imparare - è l'analisi dell'allenatore - a gestirsi meglio negli ultimi 15'. Quando si gioca al ritmo di tre partite alla settimana bisogna interpretare il finale in modo diverso. Ma non è solo lui - precisa Allegri - che deve migliorare, dobbiamo farlo tutti". 

Che Dybala sia già leader, a soli 22 anni, deve però ammetterlo. "Apprende con grande facilità, - è l'analisi del tecnico bianconero - è impressionante la cattiveria che ci mette nel raggiungere gli obiettivi". Da un Dybala sugli altari ad un Morata in difficoltà, a secco da tre mesi, proprio mentre Zaza non fallisce un colpo. Nel caso dello spagnolo c'è bisogno di un incoraggiamento. "Ha giocato una buona partita - dice Allegri - e non si deve dimenticare che l'anno scorso è venuto fuori nella seconda parte della stagione. Quest'anno, inoltre, ha già al suo attivo due gol importanti, con il Manchester ed il Siviglia, grazie ai quali abbiamo potuto entrare in anticipo negli ottavi di Champions". 

Dal canto suo, Zaza, ribadisce: "Certo, mi piacerebbe giocare, e segnare, ancora di più. Ma le scelte non spettano a me, quel che posso fare è impegnarmi per conquistare più spazio". 

La Juve vola ed Allegri spiega: "Due mesi e mezzo fa ci mancavano la condizione e giocatori importanti. Ma sho sempre dormito sereno perché sul piano tecnico avevamo stati forse migliori rispetto all'anno scorso. Ed i sei successi ad inizio campionato era venuti soprattutto grazie a 6-7 gol di Tevez determinanti". 

Delneri è già proiettato sui Verona-Palermo di domenica: "Quella è la partita chiave, vincerla darebbe morale alla squadra e ci farebbe iniziare l'avvicinamento a chi ci sta davanti. Sono fiducioso di recuperare Toni: abbiamo preferito non rischiarlo e farlo partire subito per Peschiera, dove ha iniziato la fisioterapia, credo che sia stata la soluzione giusta". 

Quanto alla partita con la Juve, "non potevamo aspettarci molto di più - dice il tecnico dell'Hellas - troppe le assenze ed i giocatori costretti a stare fuori ruolo. Ma mi sembra che la squadra abbia tenuto". 

 

 

Ilicic esalta la Fiorentina

 

NESSUNA SORPRESA sorpresa al Barbera. La Fiorentina si sbarazza senza problemi di un Palermo mai in partita. 

Il 3-1 finale rispecchia i valori in campo e ribadisce l'importanza di avere dei fuoriclasse, come l'ex Ilicic che regala al suo vecchio pubblico due perle, prima dei gol di Gilardino e Blaszczykowski.

La linea verde scelta da Ballardini (che tiene fuori anche l'ex Gilardino) non ha infatti la necessaria esperienza e tecnica per contenere la classe viola e al 13' gli uomini di Sousa vanno in vantaggio. A siglarlo è l'altro ex: Ilicic. Splendido il gol dello sloveno che con un velo agevola l'assist di Kalinic, tunnel a Goldaniga e palla tra palo e portiere, con Sorrentino in uscita. Ilicic non esulta e il pubblico lo applaude sportivamente. 

Tanta nostalgia, al Barbera, per quelli che sembrano davvero altri tempi. 

La Fiorentina era già andata vicina alla prima rete al 10' con Kalinic, servito da una rasoiata in area di Marcos Alonso. Tocco di destro del croato, ma la mira è sbagliata. Proprio sulle fasce trova maggiore concretezza l'avvolgente gioco viola. La tenaglia formata da Marcos Alonso sulla sinistra e Bernardeschi sulla destra tiene sempre in allerta la difesa di casa che deve rinunciare anche allo squalificato Gonzalez. 

La superiorità a centrocampo degli ospiti è imbarazzante. Hiljemark, Chochev e Jajalo non vedono palla, intrappolati nella ragnatela di Vecino e Badelj, e il Palermo subisce il raddoppio al 42'. Non serve nemmeno tanto impegno alla Fiorentina per raggiungere il massimo del risultato. Dopo una serie di passaggi, Kalinic serve Ilicic e lo sloveno lascia partire un sinistro che non dà scampo a Sorrentino. 

I fischi del Barbera sommergono i rosanero che si rifugiano negli spogliatoi. 

Nella ripresa, Ballardini cambia modulo passando al 3-5-2 tanto caro a Iachini. Fuori Chochev, inguardabile, dentro Morganella. La Fiorentina controlla e approfitta dei numerosi svarioni rosanero. Al 7' Sorrentino salva in uscita su Kalinic. L'ingresso di Gilardino, al quarto d'ora, non sposta gi equilibri e il più pericoloso del Palermo è Astori. Il difensore viola, al 20', per poco non beffa Tatarusano, colpendo di testa su cross dalla sinistra. Attento il portiere toscano. Non può nulla, però, l'estremo difensore sul colpo di testa ravvicinato di Gilardino. Il gol dell'ex arriva al 32' grazie all'impegno di Morganella sulla fascia destra e al cross preciso di Vazquez. 

Ma il Palermo non riesce ad assediare la difesa viola e finisce per subire al 48' anche il 3-1 firmato da Blaszczykowski. Il polacco, entrato nella ripresa, non si fa sfuggire l'occasione di trafiggere Sorrentino, scattando sul filo del fuorigioco. 

Adesso il futuro di Ballardini è sempre più in bilico.

 

 

Contro il Toro basta mezzo Napoli

 

UN NAPOLI POCO brillante e molto concreto porta a casa la vittoria con il Torino e mantiene inalterate le distanze dall'Inter. Le perplessità di Sarri e le sue preoccupazioni sulla durata eccessiva delle ferie natalizie non erano evidentemente campate in aria. Gli azzurri non hanno il solito smalto e la squadra appare appannata sul piano atletico rispetto al recente passato. 

Gli azzurri, comunque, sfruttano fino in fondo la vena di Insigne ed Hamsik, i due migliori interpreti del gioco voluto dal tecnico. I loro gol, messi a segno nel primo tempo, regalano ai padroni di casa una vittoria importantissima sopratutto sul piano morale, perchè mantiene il Napoli al secondo posto in classifica, assieme alla Fiorentina, ad una sola lunghezza dalla capolista Inter. 

La partita si mette bene per gli azzurri già al 15' quando la squadra di Sarri passa in vantaggio con una magia di Insigne che supera Padelli con uno splendido pallonetto. Il Torino, che aveva impostato la gara sulla difesa e sulle ripartenze a sorpresa, è costretto a modificare subito la gestione tattica della gara. 

La squadra di Ventura, pur facendosi più spregiudicata, riesce a creare poco e si avvicina al gol soltanto con un colpo di testa di Quagliarella respinto da Reina. Sul fronte opposto, invece, gli azzurri hanno difficoltà a concretizzare, nonostante la buona vena di Higuain ed il supporto di Insigne, sempre qualitativamente e quantitativamente consistente. Il Napoli è sempre padrone del campo, ma i granata trovano un pò inaspettatamente il pareggio grazie ad un rigore provocato da un intervento intempestivo di Ghoulam su Peres. I partenopei, però, riprendono in mano la gara dopo qualche minuto con una conclusione di Hamsik, servito da un lancio illuminante di Insigne, che consente allo slovacco di festeggiare nel modo migliore la sua trecentesima partita in serie A. 

Nella ripresa il gioco delle due squadre subisce una involuzione notevole. Il Torino è più propositivo, ma non riesce a concretizzare mai sotto porta dove la difesa del Napoli non corre grandi rischi. Anche gli attacchi degli azzurri, però, non hanno il solito piglio garibaldino e spesso le giocate che dovrebbero lanciare Higuain risultano intempesive o fuori misura. L'importante, comunque, è per gli azzurri portare a casa i tre punti ed alla fine, in un modo o in un altro, la missione è compiuta. Il bel gioco in qualche caso può essere un dettaglio ininfluente.

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