Dal Mondo

Terrorismo. Parigi, brandiva un coltello: ucciso

08-01-2016

 

PARIGI. Poco prima di mezzogiorno, esattamente un anno dopo la strage di Charlie Hebdo, torna il terrore a Parigi. Un uomo con un coltello da macellaio in mano grida "Allah Akbar" e prova ad entrare nel commissariato di Montmartre. C'è lo stato d'emergenza, la tensione è alle stelle. Alì, questo il nome del giovane che non obbedisce all'ordine di indietreggiare, ha sotto il giubbotto una rivendicazione a nome dell'Isis e uno strano groviglio di fili: una cintura esplosiva, pensano i poliziotti di guardia, che aprono il fuoco e lo uccidono. 

"Sul nostro Paese continua a pesare una minaccia spaventosa", aveva detto qualche minuto prima Francois Hollande, parlando davanti alle forze dell'ordine riunite a un anno dal massacro di Charlie Hebdo che ha segnato per tutti l'inizio della più grande offensiva terroristica contro la Francia. L'episodio ha fatto impennare in città una tensione già altissima. Con la polizia e l'antiterrorismo che - spiega una fonte vicina agli inquirenti - "si aspettavano e si aspettano che succeda qualcosa in questi giorni, a un anno da quella strage". 

L'uomo ucciso era con ogni probabilità un "lupo solitario", un marocchino di 20 anni, che nel 2013 fu arrestato a Saint-Maxime, in Costa Azzurra, per un furto insieme con una banda. Un pregiudicato che si presentava come senzatetto e di cui per ora si sa poco, a parte che all'epoca disse alla polizia di chiamarsi Sallah Ali. Addosso, nelle tasche del giubbotto scuro che indossava sopra ai jeans, c'era un disegno della bandiera di Daesh, fatto alla buona, col pennarello nero. E una rivendicazione scritta sempre a mano, in cui affermava di agire per "vendicare i morti in Siria" e proclamava fedeltà all'autoproclamato califfo dell'Isis, Al-Baghdadi. 

Elementi "inequivocabili", secondo il procuratore Francois Molins, che ha affidato l'inchiesta per "tentato omicidio di pubblico ufficiale a scopo terroristico" alla sezione antiterrorismo. Per la ministra della Giustizia, Christiane Taubira, non si trattava di persona "legata alla radicalizzazione islamica", ma l'episodio sembra destinato a lasciare ulteriormente il segno in una città profondamente ferita. 

Ad inquietare c'è anche il quartiere scelto, quel 18/o arrondissement che era uno degli obiettivi di Amedy Coulibaly, il terrorista dell'Hyper Cacher di un anno fa, e dove avrebbe dovuto seminare morte anche il commando del 13 novembre. I poliziotti del commissariato, ai quali ha portato la sua solidarietà il ministro dell'Interno, hanno reagito dopo che l'uomo non aveva rispettato l'alt da loro intimato. Una reazione giudicata esagerata da alcuni testimoni dei fatti: "Aveva le mani alzate e soprattutto non aveva alcun coltello", ha raccontato Charlotte, una donna presente sul posto. 

Una foto scattata da una giornalista americana residente in un appartamento proprio di fronte al commissariato mostra il corpo a faccia in giù del terrorista, un grosso coltello finito nel canaletto di scolo e un pacchetto color marrone. Sarebbe stata questa sorta di "pochette" dalla quale fuoruscivano dei fili elettrici - ma sarà l'inchiesta ad appurare la veridicità di questa ricostruzione - a far pensare agli agenti che si trattasse di una cintura esplosiva. 

Tutto il giorno è andato avanti l'omaggio - organizzato da sindacati e artisti - alle vittime del terrorismo, con un pellegrinaggio di personalità e gente comune a place de la Republique. Hollande si è recato sul luogo in cui sorgeva la redazione di Charlie Hebdo, ha scoperto una lapide all'agente ucciso sul percorso dei fratelli Kouachi, Ahmed Merabet, e domenica sarà di nuovo protagonista del grande raduno per le vittime, sempre alla Republique, con Johnny Hallyday e tanti altri. Ma Parigi - dopo il nuovo allarme di ieri - si allontana ancora di più dalla fine dell'incubo terrorismo.

 

 

La paura torna a Parigi

 

PARIGI. Terrore senza fine. A un anno esatto dagli attentati contro la redazione parigina di Charlie Hebdo, la paura torna a scuotere Parigi. Una capitale perennemente in stato d'emergenza, con la popolazione abituata orami a vivere con l'ululato incessante delle sirene e la certezza di nuovi attentati. Nel quartiere della Goutte d'Or, uno dei più poveri e disagiati, a due passi da siti di grande richiamo turistico come Montmartre e la Basilica del Sacro Cuore, c'è rabbia e sgomento. E' qui, nel cuore del diciottesimo arrondissement, lo stesso che avrebbe dovuto colpire Salah Abdeslam, che intorno alle 11.30 il presunto terrorista marocchino di vent'anni, con jeans, giubbotto, scarpe da ginnastica, è stato abbattuto davanti al commissariato di zona. 

"Quando ho sentito aprire il fuoco mi sono subito avvicinata alla finestra. Ho visto un uomo a terra, non si muoveva più. Era morto", racconta Souhila, un'abitante della Rue de la Goutte-d'Or, terrorizzata come tanti altri parigini per quanto accade nella loro città. 

La Police Nationale ha subito bloccato l'intero quartiere noto per i suoi vecchi caffè frequentatissimi dai musulmani, il mercato di Barbès, e i negozi halal. Bloccato il traffico delle linee due e quattro della metropolitana. Nella zona sorvegliata a vista da centinaia di agenti armati sono arrivati gli artificieri e un robot ha ispezionato il cadavere del presunto jihadista con in tasca una rivendicazione dell'Isis. 

Ma in quella che è una delle zone più multietniche di Parigi - è qui che qualche anno fa Marine Le Pen incendiò gli spiriti denunciando le preghiere in strada alla Rue Myrha - molti abitanti non credono alla versione della polizia. "Ero a pochi passi da lì. Quell'uomo non ha avuto in alcun modo un atteggiamento aggressivo", racconta in lacrime Charlotte, una testimone della sparatoria, aggiungendo: "Ho visto perfettamente quell'individuo avvicinarsi agli agenti schierati all'ingresso del commissariato. Gli è stato chiesto di indietreggiare - ha aggiunto - lui all'inizio ha fatto due passi indietro, poi però ha ricominciato a dirigersi verso di loro. Non correva, aveva le mani alzate e soprattutto nessun coltello, forse l'ha lasciato cadere prima non so, ma posso assicurarvi che in quel momento non era armato. La polizia ha comunque aperto il fuoco uccidendolo con tre colpi". 

Come tanti altri testimoni la ragazza stravolta dice anche di non averlo mai sentito gridare "Allah Akbar", Allah è grande, come riportato da tutte le testimonianze ufficiali e denuncia una "psicosi" che ormai investe non solo gli abitanti di Parigi ma anche le stesse forze dell'ordine alle prese con una missione difficilissima in cui è sempre più difficile mantenere i nervi saldi. 

Alla Goutte-d'Or i bimbi di due scuole materne a due passi dal commissariato sono rimasti "confinati" in classe per almeno due ore. Intorno alle quattordici la polizia ha consentito ai genitori di andare a recuperare i figli, controllandoli uno ad uno. Alcuni hanno ricevuto l'assistenza dei pompieri e delle cellule di sostegno psicologico. Altre testimonianze parlano delle grida degli agenti che al momento della sparatoria ordinavano ai passanti di rifugiarsi nei negozi che hanno subito provveduto ad abbassare le saracinesche. Moltissimi abitanti, tra cui anziani e disabili, sono rimasti fuori casa per diverse ore, almeno fino al primo pomeriggio, quando la polizia ha cominciato a riaprire progressivamente le strade intorno alla Goutte d'Or. E' proprio nel diciottesimo arrondissement che avrebbe dovuto colpire Salah Abdeslam, il terrorista ancora in fuga membro del commando degli attacchi di venerdì 13 novembre.

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