Dal Mondo

Terrorismo. Nuove denunce di molestie in Germania

11-01-2016

 

BERLINO. Le denunce per molestie sessuali subite durante la notte di Capodanno in Germania continuano ad aumentare. E il ministro della Giustizia tedesco dà una lettura che suona quasi inevitabile, anche se per ora indimostrata: quegli attacchi "devono essere stati organizzati". Del resto i numeri parlano da sé: sono salite a 516 le denunce alla polizia di Colonia, un 40% delle quali, spiega la polizia, hanno a che vedere con aggressioni a sfondo sessuale. 

Ad Amburgo i casi sono 133, e all'elenco delle città tedesche che hanno registrato il ‘fenomeno', Duesseldorf, Francoforte, qualche episodio a Berlino, si aggiunge l'irruzione di 500 uomini che hanno forzato l'ingresso di una discoteca di Bielefeld, in Westfalia, dove molte donne hanno poi subito attacchi e molestie. Nell'allarme generale, Bild riporta le oscenità rivolte contro due donne nel weekend ad Amburgo, dove un uomo di "origine araba" si sarebbe calato i pantaloni provocandole e mettendole in fuga. 

"Quando si incontra un'orda del genere per commettere reati, deve esserci dietro una qualche forma di organizzazione. Nessuno può venirmi a raccontare che non sia stato preparato o concordato", ha detto il ministro Heiko Maas alla Bild am Sonntag, il delegato alla Giustizia del gabinetto Merkel, un socialdemocratico. E si indagherà con grandissima attenzione, ha aggiunto, al possibile collegamento fra gli episodi accaduti nelle diverse città tedesche. In stretto contatto con il suo dicastero, lavora in queste ore il ministero dell'Interno guidato da Thomas De Maiziere, che dalle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung ha annunciato misure "veloci": più polizia nelle strade, più videosorveglianza, e leggi più dure. "Dobbiamo fare di tutto perché cose del genere non si ripetano". 

Nonostante qualche differenza di accenti, i partner della Grosse Koalition, di fronte all'emergenza, sembrano parlare la stessa lingua: già domani i referenti dell'Unione di Merkel e dell'Spd si confronteranno per concordare la linea, e i socialdemocratici hanno fatto sapere attraverso il capogruppo parlamentare Thomas Oppermann di essere interessati ad una "intesa veloce" sul da farsi. Mentre il Bundestag si occuperà del caso in settimana: non è escluso neppure un intervento della cancelliera, che potrebbe affrontare l'emergenza profughi e l'allarme molestie, chiarendo la posizione del suo governo. Dalla città di Magonza, dove la Cdu ha dibattuto per due giorni, in clausura, registrando l'umore "sottoterra" della base, è già uscito un messaggio chiaro: la linea adesso è quella del pugno duro. I cristianodemocratici vogliono che in futuro chi commette reati in Germania perda il diritto d'asilo. Ed è emersa anche la richiesta pressante, a Frau Merkel, di ridurre entro l'estate il numero degli arrivi di migranti nel Paese. Scampata al tormentone del "tetto limite" che la Csu bavarese rivendicava per i richiedenti asilo in Germania, la cancelliera è di nuovo al centro di più fuochi, e ora più che mai ha bisogno del sostegno dei partner dell'Europa. 

La nuova durezza della cancelliera - cui preme soprattutto rassicurare la popolazione sconvolta e frenare l'ascesa degli xenofobi di Pegida e del partito di destra Alternative fuer Deutschland - è già evidente, ed è stata registrata anche dai suoi. 

 

 

Francia 

Hollande e Hallyday alla commemorazione, ma non i parigini

 

Di Tullio Giannotti

 

PARIGI. Francois Hollande, Manuel Valls, e molti ministri del governo. Il cantante nazional-popolare Johnny Hallyday. Il coro dell'esercito con la canzone di Jacques Brel. Ma l'ennesima commemorazione delle vittime del terrorismo, in un grigio mattino di domenica un anno dopo l'attacco a Charlie Hebdo, finisce con un mezzo flop: Place de la Republique semideserta, nonostante le autorità avessero definito l'evento "l'apice di una settimana di celebrazioni". 

Sette giorni di lapidi scoperte, corone deposte, omaggi, minuti di silenzio e facce scure sono arrivate dopo altre innumerevoli cerimonie, il ricordo, la memoria, i fiori, le candele. E le migliaia di parigini che qualsiasi giorno e qualsiasi sera si radunano ormai sotto la Marianne della Republique, diventato il monumento alla memoria delle 17 vittime di Charlie Hebdo e Hyper Cacher e delle 130 del 13 novembre, ieri non c'erano. Colpa delle misure di sicurezza strettissime e della stazione metro Republique rimasta chiusa, dice qualcuno. 

Anne Hidalgo, sindaco socialista di Parigi che in serata ha presieduto una seconda celebrazione con accensione di luci alla ‘Quercia della Memoria', ha trovato un'imbarazzante spiegazione: "Si sa - ha detto - i parigini non sono mattinieri...". Erano le 11 quando, con il volto grave, Francois Hollande ha scoperto la targa dorata incastonata nel marciapiede della piazza, vicino alla Quercia. Subito dopo, Johnny Hallyday ha intonato, accompagnato da una sola chitarra, "Un dimanche de janvier", canzone composta dal ricordo della grande marcia della solidarietà che l'11 gennaio riunì nella capitale ferita i potenti della Terra. 

Il brano, scritto dalla musicista Jeanne Cherhal, è stato più volte eseguito da Hallyday davanti a folle enormi e con una band imponente nei suoi concerti nei mesi scorsi. Mai di fronte a una piazza semivuota e con una sola chitarra. E sotto gli occhi scettici di parecchi familiari delle vittime. In molti hanno ricordato come, più volte, i vignettisti di Charlie Hebdo avessero preso di mira in modo anche velenoso il "Johnny" nazionale e sui social network hanno sottolineato che la scelta avrebbe potuto cadere su un nome più gradito. Il coro dell'Esercito ha poi intonato Brel (Les prenoms de Paris) prima della lettura di un brano di Victor Hugo: "Salvare Parigi è più che salvare la Francia, è salvare il mondo". Commozione composta, un minuto di silenzio, poi la Marsigliese. A mezzogiorno, la piazza era tornata normale e riaperta al pubblico, che è affluito un po' più numeroso nel pomeriggio. 

"Lo spirito dell'11 gennaio deve vivere", commenta Valls su Twitter, mentre Hollande - a sorpresa - scompare in auto. Ricomparirà qualche minuto più tardi alla Grande Moschea di Parigi, che partecipa all'iniziativa "porte aperte" di tutti i luoghi di culto musulmani in Francia durante questo fine settimana in omaggio alle vittime del terrorismo. Dopo il "tè della fratellanza", il presidente - accompagnato dal ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve - si è brevemente trattenuto con il rettore Dalil Boubakeur e con il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech, salutando poi tutti gli imam presenti. Ha ricordato, riferisce un testimone dell'incontro, "che l'Islam fa parte della Repubblica e che la comunità musulmana è la prima vittima degli attentati". 

 

 

L'attentatore di Parigi viveva da profugo in Germania

 

BERLINO.Era arrivato in un alloggio per profughi ad agosto e qui, nella camera numero 9 a Recklinghausen, in Germania, aveva disegnato alla parete una bandiera nera: quella dell' Isis. Le indagini sull'uomo che giovedì scorso è stato ucciso a Parigi dalla polizia, mentre era in procinto di commettere un attentato, portano in Westfalia, in uno dei tanti centri di accoglienza per richiedenti asilo. Da qui era sparito da dicembre. 

Ma gli inquirenti tedeschi chiariscono che l'aggressore neutralizzato nella capitale francese fosse a loro noto da tempo, con identità diverse. Almeno sette: si era presentato una volta come siriano, una volta come georgiano, ma anche come marocchino e tunisino. Del resto anche a Parigi l'uomo, che si era presentato al commissariato di Montmartre con un coltello da macellaio, era stato inizialmente identificato come marocchino, e solo in seguito come tunisino, col nome di Tarek Belgacem. 

In Germania era stato anche in cella. Aveva precedenti per lesioni, narcotraffico, porto abusivo d'armi. Le perquisizioni nel centro di Recklinghausen non hanno però portato per ora indizi sulle intenzioni di commettere un attentato. Nessun materiale esplosivo, ha detto la polizia. Nello sconcerto della città, e dei gestori del centro per rifugiati, gli agenti hanno portato via delle sim card, due coltelli da cucina, degli appunti in arabo. Secondo le prime ricostruzioni fatte in Francia, dovrebbe però essersi trattato di un cane sciolto: un fanatico, seguace di Isis, che avrebbe agito senza alcuna rete. 

"Tutto questo ci ha colti assolutamente di sorpresa. I nostri alloggi non sono luoghi per la criminalità o il terrorismo: indizi di questo tipo non ne avevamo mai avuti ", ha detto la portavoce della città Corinna Weiss. Mentre il primo cittadino, Christoph Tesche, ha garantito "piena collaborazione con gli inquirenti e gli addetti alla sicurezza, per fare in modo che nei nostri centri non si possano più nascondere persone che hanno intenzioni violente". 

La circostanza che questo ennesimo attentatore vivesse in Germania, e avesse trovato alloggio proprio in un centro rifugiati, non aiuterà certo Angela Merkel, alle prese da mesi con l'emergenza migranti - oltre un milione i richiedenti asilo arrivati nel 2015 - e l'allarme scatenato a Capodanno dalle aggressioni a centinaia di donne a Colonia, e in diverse altre città tedesche. 

Il palinsesto di oggi