Dall'Italia

Il Papa agli ambasciatori: "Occupatevi dei migranti"

12-01-2016

 

CITTÀ DEL VATICANO. "Discernere le cause, prospettare soluzioni e vincere l'inevitabile paura" di fronte alla "grave emergenza migratoria", "un fenomeno così massiccio e imponente, che nel corso del 2015 ha riguardato soprattutto l'Europa, ma anche diverse regioni dell'Asia e il nord e il centro America". Lo ha chiesto il Papa incontrando nella Sala Regia il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per il tradizionale scambio augurale di inizio d'anno. 

L'Europa, ha esortato papa Francesco, continui ad essere "punto di riferimento" per "uguaglianza" e "diritti", vinca i "timori per la sicurezza" e eviti che "l'ondata migratoria" mini le basi del suo "spirito umanistico". 

Papa Bergoglio inoltre dice un grazie "particolare" all'Italia per le vite salvate nel Mediterraneo, e spera che la "tradizione plurimillenaria" di "ospitalità e solidarietà" dell'Italia, "non venga affievolita dalle difficoltà del momento", ma la renda capace di "accogliere e integrare il contributo sociale, economico e culturale che i migranti possono offrire". 

La questione migratoria è al cuore di un discorso in cui il Papa ha preso le mosse dai risultati anche diplomatici dell'anno appena trascorso e dalle situazione che ha incontrato nei suoi viaggi, "il cui filo conduttore - ha detto - è stato la misericordia". Situazioni in cui ha toccato con mano, particolarmente in Centrafrica, le possibilità di convivenza tra fedi diversi, e ha avuto conferma del fatto che "solo una forma ideologica e deviata della religione" può giustificare i massacri di persone innocenti e inermi. Sullo sfondo di questo problema lacerante per la comunità internazionale, anche a causa degli addentellati di fondamentalismo ed estremismo, il Papa ha posto l'esigenza di superare la "cultura dello scarto" per costruire quella della integrazione. Ha chiesto che "le nazioni in prima linea" non vengano lasciate sole, ha chiesto "audacia creativa, soluzioni nuove e sostenibili" e che non si persegua "un modello individualistico", "poiché le conseguenze delle scelte di ciascuno ricadono inevitabilmente sull'intera comunità internazionale". 

Molte cause dell'immigrazione, constata il Pontefice, si potevano affrontare già da tempo: commercio armi, approvvigionamento di materie prime, politiche finanziarie per lo sviluppo; invece mentre i migranti patiscono mancanza di cure, di istruzione, di cibo, "duole, tuttavia, constatare che spesso questi migranti non rientrano nei sistemi internazionali di protezione in base agli accordi internazionali". 

C'è poi l'"auspicio" che "il Primo Vertice Umanitario Mondiale, convocato nel maggio prossimo dalle Nazioni Unite, possa riuscire, nel triste quadro odierno di conflitti e disastri" a "rovesciare decisamente la cultura dello scarto". C'è un rinnovato "appello a fermare il traffico di persone, che mercifica gli esseri umani, specialmente i più deboli e indifesi". C'è l'invito a tutti i popoli, non solo ai più coinvolti nel fenomeno, a ascoltare il grido, che è lo stesso grido che percorre la storia dell'uomo e le pagine della Bibbia, delle "migliaia di persone che piangono in fuga da guerre orribili, da persecuzioni e violazioni dei diritti umani". 

Della questione migratoria il Papa suggerisce di affrontare anche i "risvolti culturali, a partire da quelli legati alla appartenenza religiosa", per evitare il "vuoto" della "perdita di identità" da cui "nasce la paura che spinge a vedere l'altro come un nemico o un pericolo". E da parte sua rinnova "l'impegno in campo ecumenico e interreligioso" che grazie al "dialogo" favorisca "una convivenza armoniosa". 

L'ampio discorso papale entra inoltre nel dettaglio di alcune "importanti intese", apprezzando i risultati per esempio dell'accordo sul nucleare iraniano e sul clima, e auspicando che non si risolvano in "buoni propositi" ma stabiliscano "obblighi" per gli Stati; elenca tra le "tensioni" i "contrasti" nel Golfo Persico e "il preoccupante esperimento nucleare condotto nella penisola coreana; esprime "speranza" che per la Siria la Comunità internazionale sappia trovare una soluzione "politica e diplomatica"; analizza diverse altre situazioni, tra cui Libia, Burundi, Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan. Non manca infine l'augurio che il 2016 "possa sanare le profonde ferite che separano israeliani e palestinesi e permettere la pacifica convivenza" dei due popoli.

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