Dal Mondo

Iran agli Usa. "Illegali le nuove sanzioni"

19-01-2016

 

TEHERAN. Incassata la storica vittoria diplomatica della revoca delle sanzioni sul nucleare, l'Iran non si lascia spaventare dalle altre misure varate dagli Usa contro i nuovi missili balistici, e va avanti sulla sua strada: quella di proseguire nel suo programma missilistico che, risponde il ministero degli Esteri, è "legale" in quanto finalizzato non all'uso di testate nucleari, ma solo allo "sviluppo delle sue capacità di difesa". Piuttosto, prosegue una lunga nota del ministero di Javad Zarif - è Washington a cercare "pretesti", dopo aver dovuto cedere alla determinazione dell'Iran nella partita sul nucleare, per dare "privilegi ai centri di potere" di quanti, "all'interno e all'esterno, pongono richieste eccessive". 

Insomma, per Teheran le nuove sanzioni, dall'impatto d'altronde limitato ad una quindicina di società e individui, non possono nulla di fronte al "crollo" dell'"edificio delle sanzioni". Il governo iraniano da parte sua, ha assicurato il presidente Hassan Rohani con una lettera alla Guida Suprema Ali Khamenei, vigilerà "con occhio attento" sul rispetto dell'accordo da parte statunitense, anche per "sventare tentativi nemici di trarne vantaggio e infiltrarsi nel Paese". 

In questa missiva - come nei ringraziamenti pubblici di domenica per il sostegno offerto da Khamenei ai negoziatori - Rohani interviene nei delicati equilibri con gli ultraconservatori con cui in questi anni si è dovuto destreggiare. La Guida ha più volte avvertito che fare l'accordo con gli Usa sul nucleare non voleva dire aprire del porte del Paese alla "penetrazione" anche culturale del Grande Satana, un nemico storico che in Iran resta ufficialmente tale. Proprio la copertura di Khamenei ha permesso a Rohani di arrivare fin qui, nonostante le resistenze di chi dalla revoca delle sanzioni, e dalla liberalizzazione dell'economia fortemente caldeggiata da Rohani insieme alla presenza di un più forte settore privato - sente di avere più da perdere che da guadagnare. 

La partita si sposta ora anche sul voto per il Parlamento del 26 febbraio, dal quale hanno appena subito l'esclusione - nel primo ‘screening' ora passato al vaglio del Consiglio dei Guardiani - molti candidati riformisti, pronti ad appoggiare i moderati di Rohani per assicurargli gli vittoria. "Le sanzioni tornano proprio mentre se ne vanno", titolava ieri maligno il quotidiano conservatore Keyhan, irridendo il trionfalismo della stampa riformista. E insinuava che, se non vi era stato alcun "carnevale nelle strade" dopo l'annuncio di Vienna, era forse perché "la gente non è soddisfatta dalla situazione" e non ha ancora visto i risultati. 

In effetti, non vi sono stati stavolta i cortei colorati ed esultanti seguiti alle la intese di Losanna in aprile e di Vienna a luglio. "Quando ho sentito parlare Zarif a Vienna mi sono sentita fiera per lui e Rohani - dice Sara, giovane impiegata,- ma ora forse la gente aspetta che arrivino finalmente i risultati concreti". Su Istagram, molto diffuso in Iran perché non subisce censure, "c'erano molte notizie e molte foto", fra cui quella di Rohani con in mano la chiave della sua campagna elettorale, prosegue Sara, che fra i suoi contatti ha anche attivisti riformisti - ma nessuno si dava appuntamento per vedersi in strada". E considera fra le ipotesi anche che sia stato proprio il governo a non incoraggiare cortei prima delle elezioni, e in un periodo in cui anche l'Iran ha aumentato la vigilanza anti-terrorismo. 

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