La politica

Migranti. Grecia nel mirino dell'Ue

25-01-2016

 

 

AMSTERDAM. La Grecia, nel mirino dei partner europei per le carenze nella gestione delle frontiere esterne e la tenuta di Schengen, chiede maggiore assistenza a Frontex per rimpatriare i migranti illegali in Turchia, mentre centinaia di persone sfilano contro la barriera costruita al confine col Paese della Mezzaluna, chiedendo rotte sicure per i profughi. Venerdì, nell'ultima tragedia nell'Egeo, sono morte 45 persone: venti erano bambini. I flussi, nonostante il freddo, non rallentano. A dicembre gli arrivi sono stati 108mila, 880mila in tutto il 2015. 

Intanto fonti europee evidenziano che le forze di Frontex sono già al lavoro lungo la frontiera tra la penisola ellenica e la Macedonia, nel tentativo di contenere i flussi e quindi creando di fatto un secondo fronte di sicurezza, mentre una missione della Commissione Ue, guidata dall'Alto rappresentante Federica Mogherini, nel fine settimane è andata ad Ankara per spingere sui progetti per migliorare le condizioni di vita dei profughi. 

Nonostante il caos in Europa, con le barriere di filo spinato, i controlli alle frontiere interne in sei Stati Schengen e l'introduzione di un tetto per i richiedenti asilo in Austria, salvare l'area di libera circolazione attraverso la piena attuazione di tutte le misure europee già decise, resta la sfida di Bruxelles. L'occasione per chiarirlo una volta di più sarà la riunione informale dei ministri dell'Interno Ue, oggi ad Amsterdam, dove non è attesa alcuna decisione, ma terrà banco un acceso dibattito sull'argomento. 

Il capo del Viminale, Angelino Alfano in un'intervista all'Huffington Post anticipa la posizione italiana: "Siamo contrari a passi indietro rispetto a Schengen, perché sarebbe un affossamento delle libertà faticosamente conquistate in decenni di integrazione", e ribadisce il suo "sì ad un ferreo controllo delle frontiere esterne dell'Unione". Sulla partita dei tre miliardi per i rifugiati in Turchia, spiega: "Occorre difendere l'interesse nazionale senza arrivare al punto di rottura con l'Europa. Non esiste un no ideologico. C'è la semplice ma chiara esigenza di capirne le modalità e l'esclusione dal patto di stabilità. Detto questo, un attacco indiscriminato a Bruxelles è da evitare". 

Oggi si discuterà anche come rendere possibile - restando nel quadro del Trattato - l'estensione dei controlli alle frontiere interne per Austria e Germania, che a metà maggio avranno esaurito tutte le possibilità previste dagli articoli 24 (iter in caso di eventi prevedibili) e 25 (procedura nei casi che richiedono un'azione immediata), utilizzati fino ad oggi. Per questo, durante il pranzo di lavoro, la Commissione europea parlerà delle procedure per ricorrere all'articolo 26 del Codice Schengen - mai usato prima - che permette l'estensione dei controlli alle frontiere interne, per uno o più Paesi, fino ad un massimo di due anni. Ad aprire questa strada sarebbe una valutazione sulla gestione dei confini esterni in Grecia, che indicasse il persistere di porosità. L'analisi è in corso, ma secondo fonti Ue non è ancora pronta. 

Intanto un certo numero di Paesi sostengono la proposta del premier sloveno Miroslav Cerar sulla necessità di andare in aiuto al governo di Skopje, rafforzando i controlli ai confini tra Macedonia e Grecia. Un incontro, su iniziativa slovena, è stato convocato ai margini della riunione di domani. L'idea avrebbe già ricevuto apprezzamenti da Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Austria. E ottenuto, secondo Cerar, segnali positivi da Bruxelles. Secondo la Bild la Commissione europea sosterrà la proposta slovena, ma il presidente Jean Claude Juncker non ha ancora risposto e fonti Ue non confermano. 

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