Dagli USA

Obama dalla parte di Hillary

26-01-2016

 

WASHINGTON. Barack Obama corre in soccorso della ex rivale Hillary Clinton mentre è partito il countdown verso il primo test reale per i contendenti nella corsa verso la Casa Bianca con i caucus (assemblee) in Iowa che tra una settimana danno il via alla stagione delle primarie. L'esperienza di Hillary, che ne ha fatto una predestinata frontrunner, "è privilegio e fardello allo stesso tempo", dice il presidente. 

Non è un endorsement, ma poco ci manca: è una palese ‘manifestazione d'affetto' e di rispetto, che in queste ore assume significati nuovi per il fronte democratico il cui scenario risulta più mutevole che mai. Con Hillary che si ritrova in acque difficili, stretta tra la minaccia che Bernie Sanders continua a lanciarle da sinistra al grido di ‘rivoluzione politica' e lo ‘spettro' Michael Bloomberg, l'ex sindaco di New York che fa capolino con le prime consistenti indicazioni per una sua candidatura da indipendente. 

Sarebbe certo una lotta epica tra tycoon di New York e tycoon di New York, miliardario Trump contro miliardario Bloomberg. Eppure l'eventuale discesa in campo di Bloomberg rischia - si osserva - di danneggiare di più la corsa di Hillary che quella di Donald Trump sul fronte repubblicano. La sensazione è infatti che un Bloomberg indipendente potrebbe attirare a sé il voto di quei democratici che Hillary la digeriscono poco ma che allo stesso tempo non abbracciano neppure lo slancio ‘social-democratico' del senatore del Vermont. 

Secondo un recente sondaggio condotto da ‘Morning Consult Poll' la presenza di Bloomberg nella corsa porterebbe via ad Hillary Clinton 8 punti percentuali, facendola indietreggiare al 36% sul piano nazionale, Trump di punti ne perderebbe invece 5 assestandosi al 37%. Chi al momento nei sondaggi va a gonfie vele e proprio in Iowa è Bernie Sanders: secondo l'ultimo rilevamento Cnn il senatore del Vermont è al 46% e Hillary Clinton al 44% nello Stato che dà il via alle primarie. Tra i due ieri in Iowa l'ultimo faccia a faccia prima del ‘verdetto' delle assemble di elettori, con un dibattito pubblico trasmesso anche in tv. 

Ma il duello è anche tra le due anime del partito democratico. E' per questo allora che le parole del presidente pesano e non poco: "in questo lavoro non si ha il lusso di concentrarsi su una cosa sola", sottolinea Obama in una intervista a Politico, in cui rievoca la lotta all'ultimo voto con Hillary nelle primarie del 2008. Una "campagna elettorale più in prosa che in poesia" ricorda e insiste: Bernie arriva con il lusso di essere l'outsider, "si guarda sempre all'oggetto più luccicante mai visto prima. Ebbene questo costituisce uno svantaggio per Hillary". 

Intanto i sondaggi tracciano un quadro di grande incertezza, con Donald Trump in leggero vantaggio sul fronte repubblicano e un sostanziale testa a testa tra Hillary Clinton e Bernie Sanders in campo democratico. Fondamentale - concordano gli analisti - sarà il dato sull'affluenza ai ‘caucus', le assemblee in cui i cittadini dell'Iowa dovranno scegliere i loro candidati preferiti. 

 

Il sacerdote bacchetta Trump sugli immigrati

 

WASHINGTON. Lezione di umiltà in chiesa per il magnate Donald Trump, rampognato indirettamente dal pastore locale sul tema degli immigrati. Ma il frontrunner repubblicano alla Casa Bianca resta contro i clandestini e non si smentisce neppure sui musulmani, canzonando ad un suo comizio in Iowa un manifestante con un turbante rosso che protestava con un cartello ‘Stop odio' e che è stato allontanato dal servizio di sicurezza tra gli applausi del pubblico. 

Il miliardario newyorchese ha partecipato ad una messa in un chiesta presbiteriana dell'Iowa nel tentativo di conquistare voti cruciali tra i fedeli cristiani, in particolare tra gli evangelici, dove il suo più diretto sfidante Ted Cruz gode di maggiori simpatie. Trump ha dovuto però subire una lezione di umiltà durante il sermone del pastore, la reverenda Pamela Saturnia: "Gesù ci insegna che è venuto per coloro che sono fuori dalla Chiesa", ha sottolineato lanciando un messaggio di accettazione per coloro che sono i meno amati, i più discriminati, i più dimenticati nella nostra comunità e nel mondo. 

E tra questi ha citato proprio i rifugiati siriani, a cui Trump vuole vietare l'ingresso perché li ritiene tutti potenziali terroristi, e i migranti messicani, che il candidato repubblicano vorrebbe rispedire a casa se si trovano in Usa senza documenti. 

Più tardi, in conferenza stampa, il tycoon ha detto di aver ascoltato il messaggio, ma di continuare ad essere contro l'immigrazione clandestina e di pensare che i siriani devono rimanere a casa loro. Trump ha confermato la sua ostilità verso il mondo islamico irridendo in un suo raduno un dimostrante con un turbante rosso, cacciato come già successo in un altro suo comizio ad una donna musulmana che si era alzata silenziosamente in piedi esibendo in segno di protesta una maglietta con la scritta "Salam, I come in peace" e una stella gialla imposta dai nazisti agli ebrei. 

"Bye bye" lo ha salutato ironicamente mentre la security lo portava fuori dalla sala togliendogli il cartello di protesta. Quindi, dopo aver usato l'11 settembre e la strage di San Bernardino come esempio dell'estremismo islamico, ha deriso di nuovo il manifestante: "Non stava indossando uno di quei cappellini, vero?", ha chiesto, indicando un fan che ne aveva uno rosso da baseball con la scritta ‘Facciamo l'America grande ancora". "E non lo avrà mai", ha aggiunto. 

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