Dal Mondo

Migranti. Tornano i controlli alle frontiere

26-01-2016

 

 

BRUXELLES. Salvo colpi di scena dell'ultima ora, oggi tutte le carenze delle frontiere greche saranno al vaglio dei commissari Ue, che col loro ok alla valutazione preparata dagli esperti, daranno il via al primo dei quattro passaggi dell'iter per una possibile attivazione dell'articolo 26 del codice Schengen, che permette l'introduzione di controlli alle frontiere interne per uno o più Paesi, fino a due anni. "Stiamo salvando Schengen attraverso la sua applicazione", sottolinea il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas. 

Intanto la Polonia, per voce del ministro degli Interni Mariusz Blaszczak, avverte che porrà il veto a qualsiasi nuovo piano che obblighi gli Stati membri ad accogliere quote di richiedenti asilo. Varsavia mette le mani avanti rispetto ai piani della Commissione di rivedere il regolamento di Dublino. Da tempo Bruxelles ha fatto sapere di voler presentare le sue iniziative entro marzo, in tempo per avviare la discussione al vertice dei leader. Perché il sistema che si regge sul principio dell'onere di asilo per il Paese di primo ingresso ormai "non funziona più", come sottolineato più volte dal presidente dell'esecutivo comunitario Jean Claude Juncker. 

L'Italia da tempo si batte per un sistema di distribuzione più equo e in questa direzione sembra correre anche la Commissione. Nei giorni scorsi il premier britannico David Cameron, impegnato nei negoziati per cercare di scongiurare il pericolo della Brexit, ha fatto la voce grossa contro qualsiasi tentazione di scardinare l'attuale sistema. E nelle prossime settimane ci sarà da verificare se Francia e Germania mantengono il loro appoggio ai progetti di Bruxelles, data la pressione politica interna attorno Francois Hollande e Angela Merkel: per il terrorismo l'uno, per la crisi dei migranti l'altra. 

In un'Europa in cui prevalgono gli egoismi nazionali e le barriere di filo spinato, anche la Danimarca mostra il suo volto peggiore. A Copenaghen l'Onu chiede che i rifugiati siano trattati con rispetto, dopo che il Parlamento ha approvato, con 81 voti a favore e 27 contrari, le controverse norme sui richiedenti asilo, comprese le proposta di privarli di denaro e oggetti di valore oltre 1.300 euro "per contribuire alle spese per il loro mantenimento e alloggio", e la previsione di almeno tre anni prima di poter procedere alle riunificazioni familiari. 

La Danimarca assieme ad altri cinque dei 26 Paesi dell'area Schengen (Francia, Germania, Svezia, Norvegia e Austria) ha reintrodotto i controlli alle sue frontiere interne. Ed è proprio per permettere l'estensione di queste misure, se i flussi non dovessero rallentare, che la Commissione Ue sta avviando la procedura per l'attivazione dell'articolo 26. " Dal punto di vista della Commissione non ci siamo ancora, ma vogliamo essere pronti", spiega la portavoce Natasha Bertaud. 

Oggi con l'adozione della valutazione preparata dagli esperti della Commissione, sulla base di sopralluoghi a sorpresa nelle isole di Chios e Samos e al confine di terra con la Turchia a novembre e dicembre, si darà il via al primo dei quattro passaggi previsti dal procedimento. 

Secondo il documento la Grecia sta "seriamente trascurando i suoi obblighi". Buchi si riscontrano nel processo di identificazione, registrazione e controlli sulla base del Sistema di informazione Schengen, ma anche negli standard di accoglienza e sui rimpatri.

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