Dagli USA

Falsi i video sul traffico dei feti

26-01-2016

 

NEW YORK. Tutta una montatura. Così un tribunale per le udienze preliminari texano ha liquidato il caso del video del traffico di feti con cui un gruppo antiabortista aveva messo sotto accusa Planned Parenthood, organizzazione no profit per i servizi medici legati anche alle interruzioni della gravidanza. 

La vicenda aveva sollevato un polverone enorme, finendo per infervorare anche i toni della campagna elettorale per le presidenziali. E creando un clima che molto probabilmente ha ispirato l'attacco del novembre scorso ad una clinica del circuito Planned Parenthood in Colorado, dove un uomo armato ha fatto irruzione uccidendo tre persone. 

Secondo il giudice l'organizzazione non ha commesso alcun reato e dalla parte del torto sono finiti invece gli anti-abortisti, colpevoli appunto di aver montato il caso. Così sul banco degli imputati sono saliti David Daleiden e Sandra Merritt, fondatori del ‘Centro for Medical Progress', organizzazione anti-abortista, accusati di aver alterato il contenuto del video. Rischiano fino a 20 anni di prigione. Scagionati da ogni accusa invece i membri della Planned Parethood. 

Lo scandalo del video della vendita dei feti era scoppiato l'anno scorso, quando il gruppo Center for Medical Progress aveva girato un video ‘under cover' in cui si vede la direttrice del centro Planned Parenthood Deborah Nucatola discutere con due attivisti che si fingono inviati di una società di ricerche biomediche. 

Ad un certo punto gli attivisti chiedono se si possono ottenere tessuti fetali per la ricerca medica anche dietro pagamento. Di lì sono nate le accuse che Planned Parenhood aveva violato la legge ‘vendendo organi di feti abortiti'. 

Tuttavia nella conversazione la Nucatola non parla mai di vendita. Ma tanto è bastato a far sì che si riaccendesse la polemica sui fondi per l'aborto, in particolare con i repubblicani che ne avevano chiesto il taglio. Secondo gli stessi membri della Planned Parenthood, dopo la diffusione del video la scorsa estate sono aumentati gli atti di violenza contro le proprie sedi. 

Il culmine lo scorso novembre in Colorado. Intanto è arrivata un'altra sconfitta per gli anti-abortisti. La Corte Suprema ha infatti respinto un ricorso dello Stato del Nord Dakota che mirava a limitare la possibilità delle donne di abortire dal momento in cui sono udibili i battiti cardiaci, ossia dopo la sesta settimana, quando molte donne non sono ancora certe di essere incinte.

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