La politica

Renzi bacchetta l'Europa

26-01-2016

 

ROMA. Al giro di boa del chiarimento in Europa, tra gli incontri a Bruxelles sulla bad bank e venerdì il faccia a faccia con Angela Merkel, Matteo Renzi non si sente isolato nel suo affondo contro l'Ue. "Non sono solo, sono con 50 milioni di italiani, io so che tutta l'Italia dice sì all'Europa ma non ci sta a fare la parte di un Paese sotto tutela", si dice certo il premier per il quale, dopo le riforme, "è finito il tempo dei compiti a casa", ma anche dei politici italiani che "facevano i ganzi, facevano carriera dicendo sempre sì all'Europa". 

La controprova che l'Ue deve correggere la marcia è, per Renzi, sotto gli occhi di tutti: da un lato la messa in discussione di Schengen che per il premier "significa tradire noi stessi", dall'altra la ripresa economica che stenta a ripartire a causa di vincoli e austerity. 

"L'Italia chiede più Europa, chiede un'Europa diversa. Un'Europa che non perda tempo dietro alle polemiche inutili e si concentri sulle questioni vere. Più Europa sociale, più crescita, più diritti. Un'Europa capace di osare di più e di funzionare meglio di oggi". 

Renzi coniugherà la sua Europa anche nell'incontro con la Merkel, ma se sulle riforme ritiene di aver fatto la sua parte, a favore dell'uguaglianza annuncia che nella legge delega 600 milioni della legge di stabilità, più 100 milioni delle fondazioni bancarie, saranno destinate "alle famiglie povere con minori a carico" visto che sono circa un milione in Italia i minori sotto la soglia di povertà. 

Per giocare all'attacco e chiedere regole uguali per tutti, il leader Pd non si stanca di mettere in fila la diversità di trattamento per l'Italia rispetto ad altri paesi europei: per le banche "gli stress test hanno penalizzato l'Italia", sull'energia si è portato avanti Northstream a danno di Southstream e dell'Italia. "Tutti gli altri Paesi - sostiene Renzi - quando vanno a Bruxelles si compattano e tecnici, burocrati, politici lavorano per il Paese, da noi in passato si faceva il ganzo difendendo più l'interesse degli altri Paesi che dell'Italia". 

In questa strategia di difesa degli interessi nazionali, Renzi ha mandato a Bruxelles Carlo Calenda con l'obiettivo di far sentire alta la voce italiana. E lui stesso non ha intenzione di tornare indietro. Neanche davanti ad Angela Merkel con la quale, ripete, "il rapporto personale è buono". "Alla Germania - è la linea in vista del colloquio a Berlino - conviene un'Italia forte, non siamo ai mondiali, non è noi contro di loro, ma bisogna vincere insieme. Noi non ci stiamo a fare la parte di quelli che devono fare i compiti. Le riforme le abbiamo fatte, io mi sono preso gli scioperi, gli insulti....". 

Critiche che il premier è pronto a mettere in conto anche in futuro, determinato "ad andare avanti fino al 2018" e a presentarsi alle elezioni. L'unico inciampo alla durata del suo governo sarebbe l'esito perdente del referendum. "Io non sono come gli altri - assicura - non posso restare aggrappato alla politica. Se sulle riforme gli italiani diranno di no, prendo la borsettina e torno a casa".

 

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