La politica

Banche. Non passa la sfiducia al Senato

28-01-2016

Matteo Renzi passa al contrattacco sul caso banche, affrontando il voto di sfiducia al governo che fotografa numeri e sostegni alla maggioranza a Palazzo Madama: 178 i no, 17 sopra la maggioranza assoluta grazie anche al sostegno dei senatori di Verdini e di Tosi. Simili i numeri sull'altra mozione di sfiducia di M5S.

 

 

ROMA. Matteo Renzi passa al contrattacco sul caso banche, affrontando il voto di sfiducia al governo che fotografa numeri e sostegni alla maggioranza a Palazzo Madama: 178 i no, 17 sopra la maggioranza assoluta grazie anche al sostegno dei senatori di Verdini e di Tosi. Simili i numeri sull'altra mozione di sfiducia di M5S. 

"Per noi non ci sono amici o amici degli amici, non esiste alcun conflitto d'interesse e poi da che pulpito arriva l'accusa", si difende il premier attaccando gli azzurri "sempre meno e divisi", autori della mozione assieme alla Lega. Anzi, rilancia, il governo è l'unico che con la riforma delle banche popolari è corso ai ripari con misure che "andavano prese 25 anni fa" per evitare commistioni tra il sistema del credito e la politica. 

Le banche restano al centro della polemica politica e dell'attività del governo. Renzi, "guardando solo al bene dell'Italia", difende le misure prese dal governo, a partire dal decreto salva-banche. Fa spallucce e liquida come polemica mediatico-politica i riflettori accesi su Banca Etruria nella quale per un periodo il padre del ministro Boschi è stato vicepresidente. 

"Ci sono gli stessi refusi in due editoriali del Fatto quotidiano e nella mozione di Lega e Fi - ironizza - si sta giocando una strumentalizzazione politica comprensibile, alla quale siamo totalmente abituati e che non ci fa paura". Un attacco che il governo mette in conto anche per le prossime settimane: i rumors, che circolano da giorni, trovano voce nel senatore Sel Massimo Cervellini per il quale "Pier Luigi Boschi il 6 febbraio dovrebbe essere indagato". 

"Fango" dice il premier determinato ad "andare avanti per lasciare l'Italia meglio di come l'abbiamo trovata". Sul sistema bancario, il governo è al lavoro per la riforma delle Bcc che sembra pronta ma dovrebbe andare nel consiglio dei ministri non di oggi ma della prossima settimana assieme alle misure per velocizzare il recupero crediti e alle norme sulla garanzia per la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza, frutto dell'accordo raggiunto ieri a Bruxelles. Ma è la ripresa economica il binario su cui Renzi insiste: l'Istat certifica un nuovo record di fiducia dei consumatori. 

"Dobbiamo lavorare, perseverare senza tregua. Ma aver restituito il futuro agli italiani è la riforma più bella che abbiamo fatto", esulta il leader Pd. Che, a differenza di Confindustria, preoccupata per gli effetti sul pil delle turbolenze dell'economia globale, dai crolli in Borsa ai prezzi delle materie prime, non mostra preoccupazione. Numeri che in ogni caso interessano al premier più di quelli apparsi sul cartellone di Palazzo Madama. Renzi, infatti, lascia l'Aula dopo l'intervento tra le proteste di M5S e le accuse incrociate tra ex alleati con Maurizio Gasparri che, rivolto a Denis Verdini, gli assicura: "Ora puoi andare anche a pranzo con Carboni: se ci andavi con il centrodestra ti incriminavano per P3, se vai con la famiglia Boschi sei un cacciatore di teste".

 

Padoan prevede guadagni

 

ROMA. La garanzia che lo Stato venderà alle banche per aiutarle a liberarsi dei crediti in sofferenza non avrà un impatto negativo sui conti pubblici. Anzi, porterà risorse nelle casse dello Stato, visto che si immagina che le commissioni incassate saranno superiori ai costi. 

Il giorno dopo l'accordo con Bruxelles sulla versione all'italiana della "bad bank" - che sarà una garanzia sulla cartolarizzazione dei crediti inesigibili ad alto rating che gli istituti potranno comprare, caso per caso, a prezzo di mercato - il Tesoro e lo stesso ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan cominciano ad entrare nel dettaglio dell'accordo che consentirà, nelle intenzioni, di far partire anche in Italia un mercato dei non performing loan (Npl). Mentre le norme vere e proprie arriveranno la prossima settimana, in un unico decreto banche che conterrà anche la riforma delle Bcc e le nuove misure per velocizzare le procedure concorsuali. 

I particolari emersi finora non bastano ancora, però, a convincere la Borsa, con Piazza Affari appesantita proprio dai titoli bancari che hanno chiuso tutti in calo, con l'eccezione di Mps (+1,1%): il Banco popolare, scivolato nel finale, ha perso il 7,8%, Bper il 4%, Ubi e Unicredit oltre il 3%. Più caute Bpm e Mediobanca (-1,5%). I mercati, insomma, attendono di sapere di più, a partire da quale sarà il costo reale della garanzia sulle sofferenze che dovranno confluire in un apposito veicolo (Spv) creato da ciascun istituto. 

Prezzo "di mercato", per evitare gli aiuti di Stato, ha ricordato anche il vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis, convinto che martedì si sia siglato un buon accordo che "migliorerà la capacità delle banche di riprendere i prestiti e migliorerà la crescita economica". Dombroviskis aveva anche parlato di toni "drammatici fortemente esagerati" sulla stampa, a proposito del rischio di un impatto sul già pesante debito pubblico italiano. Ma il meccanismo della garanzia, ha chiarito Padoan, non avrà alcun impatto né sul debito né sul deficit, proprio perché non sarà gratuita, e non comporterà un aiuto improprio alle banche. Presupposto, quest'ultimo, messo in dubbio dal Financial Times, secondo il quale, alla fine, Roma e Bruxelles sono "colluse per mantenere vive le cattive abitudini" e sono restie a riformare davvero il sistema bancario. 

Al Tesoro si lavora a pieno ritmo per mettere nero su bianco sulle norme, "facciamo di tutto per accelerare tutto il processo", ha assicurato Padoan dopo aver riassunto, in Parlamento, l'esito delle cinque ore trascorse faccia a faccia con la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager. Ma, dati i tempi tecnici troppo stretti per tradurre in norme l'accordo, le misure non saranno presentate al Consiglio dei ministri di oggi, ma arriveranno alla prossima riunione del governo in un unico "decreto banche", che conterrà anche la tanto attesa riforma del credito cooperativo. Nel decreto che porterà alla creazione di una holding unica a capo del sistema delle Bcc - con soglia a 1 miliardo e adesione su base volontaria, salvo perdere le riserve, se si sceglie di rimanere fuori, e doversi poi trasformare in popolari - confluiranno anche le nuove misure sulle procedure concorsuali accennate di nuovo dal titolare del Tesoro. 

Dopo il primo intervento della scorsa estate, che, dice Padoan, già sta dando buoni risultati, si punta ad accelerare ancora il recupero dei crediti, in modo da rendere più appetibili sul mercato le sofferenze bancarie (che sono crediti che appunto a fatica, e con tempi molto lunghi, si pensa di poter incassare), in attesa della più complessiva riforma delle procedure fallimentari che arriverà con un ddl delega. E bisognerà attendere ancora anche per il varo dei provvedimenti sugli indennizzi ai risparmiatori danneggiati dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. 

"E' in atto - ha sottolineato Raffaele Cantone - un lavoro intenso con il Mef" per mettere a punto sia il decreto interministeriale con i criteri per gli indennizzi, sia il decreto della presidenza del Consiglio sul funzionamento degli arbitrati. "Più saranno chiari - ha spiegato il presidente dell'Anac - più riusciremo a gestire bene gli arbitrati. Quindi penso che se ci prendiamo qualche giorno in più è opportuno".

 

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