La politica

Una legge per il cinema? Era ora

29-01-2016

 

ROMA. "Una legge per il cinema? Era ora". Il governo porta in Cdm l'impianto delle nuove regole per il settore con risorse aumentate, aiuti per giovani e sale storiche e anche l'abolizione delle vetuste commissioni per la censura, una legge che si attendeva da anni luce e i primi a metterci il naso, chiamati da Renzi a Palazzo Chigi per una super anteprima, sono i quattro premi Oscar Benigni, Bertolucci, Sorrentino e Tornatore. Testimonial d'eccezione che apprezzano e applaudono, anche se resistere alla gag sulla bufera che ancora infuria per il brutto affaire delle statue coperte è comunque impossibile. 

"Renzi ci ha accolti nudo", scherza irrefrenabile Benigni quando dopo un pranzo durato oltre due ore i quattro registi lasciano il palazzo del governo. 

L'idea era quella di spiegare ai grandi nomi del cinema italiano (tra gli invitati c'era anche Salvatores, anche lui Oscar, che però era fuori Roma) le linee portanti della nuova legge che punta a rivoluzionare un sistema di finanziamenti e non solo, fermo al Dopoguerra. Ed è quello che Renzi, aiutato da Franceschini e dal vice segretario generale della presidenza del consiglio Salvo Nastasi, grande esperto del settore, ha fatto, accolto pare da una raffica di domande anche tecniche dei quattro ospiti d'onore, che tra un sorriso e un altro hanno voluto scendere nel concreto. Alla fine foto ricordo scattata e postata su Istagram e i quattro che lasciano il palazzo assaliti da cronisti e telecamere, mentre il provvedimento, frutto di un "lungo lavoro condiviso", come preciserà poi il ministro, approda finalmente sul tavolo del consiglio dei ministri. 

A Tornatore il compito di dare un giudizio nel merito: "Non è una vera tassa di scopo, non aumentano le tasse per gli esercenti, è un escamotage che ha la volontà molto forte di dare sprint alla cultura italiana non solo al cinema. Proposte molto interessanti", prova a spiegare allontanandosi a piedi tra i vicoli del centro storico. Accanto a lui anche il regista di Youth e della Grande Bellezza parla di "proposte interessanti", mentre Benigni si destreggia tra le telecamere con un fuoco di fila di battute a tutto campo, che dalle statue passano alle unioni civili ( "Faremo un'unione civile tutti e tre io Paolo e Giuseppe, andremo a vivere insieme"). 

Poche ore e per la nuova legge, in tutto una quarantina di capitoli, arriva a ruota il semaforo verde del Cdm dopo il tappeto rosso di Palazzo Chigi. Per il cinema una vera svolta, con risorse decisamente aumentate e un meccanismo di finanziamento che per la prima volta libererà il settore dalle incertezze della finanziaria. "Non è un correttivo ma una legge strutturale che si attendeva da diversi decenni", sottolinea in conferenza stampa Franceschini. 

Di fatto la prima nuova legge del cinema dal lontanissimo 1949. E nelle premesse, dopo l'intervento su musei e soprintendenze, anche questa si annuncia come una rivoluzione, benedetta al momento, oltre che dai quattro premi Oscar anche dalle associazioni di categoria, "la legge di sistema più avanzata in Europa", applaudono Anica, Anec, Apt e Anem. Il modello, premette non a caso Franceschini, è in parte quello francese, ma "va oltre". Tra le novità più importanti la nascita di un nuovo Fondo per il cinema, che "non potrà mai andare sotto i 400 milioni" e che "sarà alimentato al 12 per cento dal gettito Ires e Iva di chi utilizza i contenuti, tv, provider telefonici e distributori cinematografici". 

Nonché interventi per aiutare gli under 35 e le opere prime e favorire in tutti i modi il cinema in sala ("L'idea di fondo è che il cinema debba essere vissuto in sala" spiegano dal Mibact) aiutando in particolare le sale storiche. Ma il provvedimento prevede anche l'abolizione delle super vetuste commissioni e quindi della censura di Stato (Come già avviene in altri settori e sostanzialmente tutti i paesi occidentali, saranno gli stessi operatori a definire e classificare i propri film. Lo Stato interviene e sanziona solo in caso di abusi). E apre la strada ( ci vorrà un decreto a parte) a norme più stringenti per il cinema italiano in tv, con "sanzioni concrete", sottolinea il ministro, per chi quelle norme - che del resto già esistono - non le rispetta.

 Lasciate da parte le battute l'assist migliore arriva proprio da Benigni, "Non è un programma di rilancio perchè non ce ne è bisogno, ma di attenzione al cinema, un settore per il quale non si legifera da anni. Siamo grati a Renzi e Franceschini".

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