Dagli USA

I caucus in Iowa. Inizia la corsa alla presidenza

02-02-2016

E' il momento dell'Iowa. E' in questo Stato del Midwest che di fatto parte la corsa per la Casa Bianca con il primo test del voto, nella notte, per i candidati repubblicani e democratici che aspirano alla presidenza degli Stati Uniti.

 

 

DES MOINES. E' il momento dell'Iowa. E' in questo Stato del Midwest che di fatto parte la corsa per la Casa Bianca con il primo test del voto, nella notte, per i candidati repubblicani e democratici che aspirano alla presidenza degli Stati Uniti. Ed è una corsa contro il tempo per tirare le fila della campagna "on the road" che li ha visti per giorni toccare ogni angolo del "granaio d'America" per far sentire la propria voce, per accreditarsi come "la migliore scelta", per invitare alla partecipazione nelle assemblee locali, i caucus, esercizio per eccellenza di democrazia dal basso destinato a dare un'impronta cruciale al resto della corsa. 

L'attesa per questo "momento della verità" è ancora più febbrile da quando i sondaggi hanno registrato che la partita è tutta aperta con un testa a testa all'ultimo voto, tra i repubblicani Donald Trump e Ted Cruz come tra i democratici Hillary Clinton e Bernie Sanders, mentre monta la speranza per chi nella forza di quella "conversazione a tu per tu con l'America" conta per emergere e proporsi come ago della bilancia. 

Lo spera il candidato per la nomination repubblicana Marco Rubio, giovane senatore della Florida e di origine cubana, che si propone come moderato, capace - dice - di unire un partito mostratosi più che mai spaccato anche nell'aspirazione di riprendersi la Casa Bianca. Occhi puntati quindi anche sul risultato di Rubio che, assestatosi al 15% negli ultimi sondaggi in Iowa, consolidandosi con il voto può rinvigorire la sua campagna. Questo mentre lo scontro Gop si consuma tra Donald Trump e Ted Cruz. 

Il primo, frontrunner a livello nazionale fin qui incontrastato, in Iowa fa più fatica. Resta in testa ai sondaggi, ma con il senatore del Texas beniamino dei Tea Party che incalza. Trump e Cruz guardano allo stesso elettorato: il test sul voto degli evangelici per esempio proprio in Iowa costituisce una prima importante verifica per il miliardario di New York alla conquista dell'America profonda, il "fenomeno" che ha colto tutti di sorpresa e che adesso si confronta con la verità del voto.

 Trump non nasconde il ‘'nervosismo''. Anche negli ultimi appelli in giro per l'Iowa non ha mancato di andarci giù pesante : ‘'Svegliatevi, avete votato sempre ‘perdenti' tra i repubblicani'', ha esortato. Ma a poche ore dal via ai caucus si ricompone e dice:'' La sensazione è buona ma vediamo cosa accadrà perché una elezione è imprevedibile''. 

Anche Cruz chiude la maratona di comizi con una postura composta, dicendosi contento di essere sul podio dei favoriti. Ma aspetta e trepida, perché da questo punto in poi i numeri peseranno sempre più. 

Forse ancora più tesa è però  l'atmosfera sul fronte democratico, con Hillary Clinton e Bernie Sanders che sono testa a testa davvero. Sanders in Iowa si conferma campione "di folla" e colui che più di tutti può essere capace di portare i giovani al voto (ai caucus possono partecipare anche i 17enni che compiranno 18 anni entro l'election day il prossimo novembre). Hillary è sicura ed energica, circondata dal clan Clinton al completo con Bill a farle da apripista nei comizi. 

Ma se dovesse arrivare davvero alla conta all'ultimo voto, ebbene nel peculiare processo dei caucus saranno da corteggiare i sostenitori del terzo democratico in gara, Martin O'Malley. 

Decisivo per tutti poi sarà il livello di affluenza alle assemblee e sono sotto stretto monitoraggio anche le previsioni meteorologiche che indicano una nevicata in arrivo, probabilmente a voto già concluso, ma non è un dettaglio da poco in uno Stato punteggiato da comunità rurali in zone remote.

 

 

Hillary-Bernie. Sfida tra anime "liberal"

 

DES MOINES. Come due facce della stessa medaglia. Davanti alla Sisam Arena della Grand View University non lontano dal centro di Des Moines un giovane con i dreadlock gestisce la bancarella dei gadget che urlano lo slogan del candidato "socialista": ‘'Feel the Bern''. A circa 15 minuti di auto, per accedere al comizio di Hillary Clinton alla Abraham Lincoln High School bisogna passare i controlli di sicurezza, metal detector incluso, ‘'telefono e laptop fuori dalla borsa'' come in aeroporto. 

In Iowa va in scena così lo scontro tra le due anime del partito democratico americano. Gli aspiranti alla nomination Clinton e Sanders rivendicano: ‘'Noi non siamo come i repubblicani che si scambiano insulti'', ma il fair play ha ceduto il posto alla tensione montata alle stelle con i sondaggi che li vedono testa a testa proprio quando mancano poche ore alla prima verifica con l'America che vota. 

Così la sfida tra la ex segretario di Stato e il 74enne senatore liberal che piace ai giovani è all'ultimo voto, con l'obiettivo per ognuno di attrarre a sé gli indecisi. Come il giovane che, tra la folla in fila ordinata in uscita dall'ultimo comizio di Hillary in Iowa prima del voto, ammette: ‘'Non ho ancora deciso tra Hillary e Bernie. Lei è preparata ma di Sanders mi piacciono molte idee. Vedrò, ma devo pensarci ancora. Certo ho solo qualche ora per prendere una decisione". 

Nessun dubbio invece tra la folla di coetanei che applaudono il senatore del Vermont a pochi chilometri di distanza. Ad introdurre il candidato giovani attori e anche membri di una band che, a giudicare dalla reazione del pubblico, deve essere molto popolare tra gli universitari. ‘'Rivoluzione è una parola che spaventa molti, ma non dovrebbe perché la rivoluzione è naturale. E mi piace anche perché contiene la parola evoluzione". 

Gli applausi e le urla sono di chi crede che con la sua scelta può fare la differenza: ‘'Non ho avuto mai grande dimestichezza con la politica, i politici mi sono sempre sembrati robot. Sostengo Sanders perché gli credo. Quando parla pensi che sta dicendo la verità''. E allora no ai soldi dei super Pac per la campagna elettorale, basta con gli sconti a Wall Street e sì all'assistenza sanitaria per tutti e alla battaglia per l'eguaglianza. Per questo i "fan" di Sanders applaudono, esultano, come a dire che anche questo è il sogno americano, in barba a chi sottolinea - ironia o no - che questi sono gli Stati Uniti e non la Danimarca. 

Era stata Hillary a dirlo. Lei sul palco è preceduta da un presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. La voce non è quella di una volta, ma il carisma di Bill è inconfondibile. Tanto che John, tra il pubblico anche qui entusiasta, lo ammette subito: ‘'Sono stato un grande fan del presidente Clinton, quindi sono qui a sostenere Hillary. Anche Sanders ha alcune idee interessanti, ma io preferisco le idee di Hillary. Fondamentalmente credo che lei sia la più qualificata ad assumersi quelle responsabilità fin dal primo giorno''. 

Se è questo che serve, Hillary risponde al meglio: un comizio che è un crescendo, dalle rassicurazioni alle promesse. Mai un cedimento, il dito fermo, puntato, gli obiettivi chiari. L'economia: ‘'Aumentero' i salari e non le tasse della middle class''. La lotta ai cambiamenti climatici: ‘'È uno dei modi per creare lavoro'', ma anche la tasse ai miliardari, il monito a Wall Street. Fino all'appello della combattente: ‘'Spero che lotterete per me, perché io lotterò per voi''.


Da Beyoncé a Cloneey, come votano le star

 

NEW YORK. Nel 2012 l'appoggio dello star system fu decisivo per la vittoria di Barack Obama: quattro anni dopo, anche i candidati alle primarie di Usa 2016 sanno bene quanto sia importante ottenere il sostegno delle celebrità nella lunga corsa verso la nomination prima, e verso la Casa Bianca poi. 

In testa alla lista dei personaggi famosi che hanno già espresso il loro appoggio per l'uno o l'altro candidato c'è Beyoncè, amica di famiglia degli Obama e che per le presidenziali di novembre ha dichiarato di sostenere Hillary Clinton. "Dimmi che voterai, come me, per Hillary, manda un tweet a #Hillary2016 e visita l'account Twitter @Hillary2016", ha scritto la cantante per sollecitare gli americani ad aderire alla sua campagna elettorale. 

Dalla parte dell'ex First Lady c'è anche George Clooney, che nel maggio scorso ha detto di Hillary: "È una candidata fantastica, farò quello che posso per aiutarla". Un bel colpo per l'ex segretario di Stato, considerando che nel 2012 quando Clooney si è impegnato per Obama organizzando cene di raccolta fondi è riuscito ad incassare circa 10 milioni di dollari per il presidente americano. 

Il rivale Bernie Sanders, invece, ha già incassato l'appoggio di Susan Sarandon, che ha tradito la candidata donna non perdonandole il voto favorevole alla guerra in Iraq, oltre a quello del regista liberal Michael Moore. Il senatore del Vermont, durante i suoi ultimi comizi, ha puntato a conquistare gli elettori con la "poesia" utilizzando la canzone di Simon e Garfunkel "America", anche se per ora ha ottenuto l'endorsement esplicito solo da uno dei due. 

In campo repubblicano, invece, Donald Trump ha conquistato l'appoggio della figlia di John Wayne, la quale ha detto che il tycoon newyorkese è un leader forte come il padre. Il candidato alla nomination del Grand Old Party, tuttavia, non riesce a trovare una colonna sonora per la sua campagna elettorale: dopo Neil Young, i Rem e Steven Tyler degli Aerosmith, anche Adele ha vietato al tycoon newyorkese di utilizzare le sue hit nel corso dei comizi. 

"Adele non ha dato il permesso di utilizzare la sua musica in nessuna campagna", ha dichiarato il suo portavoce ai media statunitensi, dopo che il re del mattone ha utilizzato diverse volte le canzoni di Adele per aprire e chiudere i suoi eventi, da "Rolling In The Deep" a "Skyfall".

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