La politica

Unioni civili. Il Pd cerca di ricompattarsi

04-02-2016

Un ultimo, "remoto", tentativo di mediazione sulle unioni civili sul tema delle preadozioni. Il Pd, a pochi giorni dai primi voti segreti, cerca di sminare il campo dalle insidie provando a ricompattare almeno il partito sullo snodo chiave della stepchild adoption e formulando, allo stesso tempo, una sorta di "contro-proposta" alla richiesta di stralcio avanzata da Ap.

 

ROMA. Un ultimo, "remoto", tentativo di mediazione sulle unioni civili sul tema delle preadozioni. Il Pd, a pochi giorni dai primi voti segreti, cerca di sminare il campo dalle insidie provando a ricompattare almeno il partito sullo snodo chiave della stepchild adoption e formulando, allo stesso tempo, una sorta di "contro-proposta" alla richiesta di stralcio avanzata da Ap. Una richiesta che martedì notte Angelino Alfano ha ribadito ai gruppi congiunti, trovando un punto sul quale, in mezzo a mille distinguo, ricompattare il partito. Sull'altro fronte, però, arriva l'avverti-mento, tutt'altro che velato, del M5S: "Se il ddl Cirinnà verrà impoverito, non lo votiamo". E' insomma tra queste due sponde, quella degli alleati di governo e quella della maggioranza Pd-M5S-Sel pro-ddl, che i Dem tentano di destreggiarsi, facendo i conti anche con gli oltre 30 senatori Cattodem contrari alla stepchild. 

Eppure, il premier Matteo Renzi guarda con fiducia all'approvazione del provvedimento e, con i suoi, ribadisce come l'impegno sarà mantenuto e parla di "principio rivoluzionario" facendo riferimento all'introduzione, nell'ordinamento giuridico italiano, del riconoscimento delle unioni civili. Da qui all'ok del Senato, tuttavia, mancano ancora girandole di riunioni, negoziazioni in chiaro scuro, oltre al confronto-scontro sui voti segreti. 

Ieri, la riunione "informale" dei capigruppo convocata dal Pd ha tentato, con successo, di mettere un freno alla deriva che stava per prendere "patto" tra Dem e Lega sugli emendamenti. Alla fine tutti i gruppi hanno concordato di ridurre le proposte di modifica, la Lega ha confermato il taglio di almeno 4500 emendamenti e il Pd ha dato garanzie sul ritiro del "canguro": un comitato ad hoc - formato da un senatore per gruppo - provvederà alla selezione degli emendamenti controllandosi, di fatto, a vicenda. E un simile patto è stato raggiunto sul "contenimento" dei voti segreti, in merito ai quali il Pd punterebbe a non più di 10 laddove Lega e Fi sostengono ce ne possano essere almeno 30. Oggi un nuovo incontro informale registrerà eventuali passi avanti. 

"C'è la volontà a garantire un dibattito nel merito",osserva Luigi Zanda mentre il patto per giocare "puliti" in Aula, in linea con quanto stabilito nell'ultima capigruppo, è stato visto con una certa soddisfazione anche dal presidente del Senato Pietro Grasso. 

L'accordo tra i gruppi, tuttavia, resta suscettibile di bruschi cambiamenti anche perché il dibattito è tesissimo. Ieri è toccato alla Società Italiana di Pediatria attaccare la stepchild, affermando di non escludere danni ai bambini mentre da Ap è stato ribadito l'aut-aut di queste ore: senza stepchild e senza alcun rischio di equiparazione tra unioni civili e matrimonio il voto sarà "no". Posizione, questa, certificata martedì nella "vivace" riunione dei gruppi dove, tra le posizioni più "dure e pure" e quelle più laiche, l'unica convergenza è stata trovata proprio sul "no" assoluto alla stepchild. 

"Non minacciamo crisi" ma il voto del Pd con il M5S sarebbe "un fatto traumatico" sottolinea Alfano laddove tra i Cattodem si chiede al Pd di "non ignorare" la sua proposta e, sebbene uno stralcio sia ormai tardivo, almeno di convergere su una mediazione. Nelle ultime ore, non a caso, si fa spazio l'ipotesi di una riformulazione che verterebbe su un anno di pre-adozione e sull'estensione del "paletto" anche alle coppie etero. 

Ma il punto di caduta è lontano, con il M5S che, sebbene la consultazione online fatta sulle unioni civili oltre un anno fa non prevedesse il punto delle adozioni, resta contrario a qualsiasi trattativa a ribasso. Punto, questo, sul quale anche una larga fetta del Pd è concorde: "Non arretriamo sui diritti", assicura Micaela Campana.

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