La politica

Italia-Ue. Renzi dall'Africa: "La flessibilità ci spetta"

04-02-2016

 

DAKAR. Dopo Angela Merkel, domani in un ristorante italiano, all'Aja, Matteo Renzi incontrerà un altro falco del rigore, il premier olandese e presidente di turno Ue Mark Rutte. La cosa che ha sorpreso è che è stato proprio Rutte ad invitare Renzi in Olanda per un confronto su come rilanciare la crescita in Europa. D'altra parte il premier non ha alcuna intenzione di tornare indietro nella sua offensiva europea, anzi la considera una battaglia da portare avanti per i prossimi due anni, convinto che, a fronte dell'impegno su molti fronti, la flessibilità spetti all'Italia. 

Anche durante la missione africana, chiusa ieri dopo tre giorni in Nigeria, Ghana e Senegal, Renzi non ha perso occasione per polemizzare con un'Europa "statica" e in crisi di valori che, dopo aver sotto-valutato il dramma dei migranti, ora corre ai ripari. Ma dopo il via libera italiano alla quota per la Turchia, il premier si aspetta l'ok all'uso della clausola per i migranti, che comprende anche i fondi per la cultura, che il governo ha usato nella legge di stabilità. Altrimenti, è il ragionamento del premier con i suoi, l'Ue deve spiegare la differenza tra il salvataggio di un profugo dalla Siria e quello di un profugo nel mediterraneo. 

Il "nuovo umanesimo", di cui il presidente del Consiglio ha parlato ieri all'università di Dakar, è un paradigma per ritornare ai valori dei "padri fondatori europei" che l'Ue sembra aver smarrito. La battaglia in Europa non è per il premier una strategia elettorale, le elezioni sono escluse fino al 2018, ma un passaggio necessario per riconoscere finalmente che "l'Italia è un grande Paese" e per farlo uscire dai "pregiudizi" europei che per anni gli sono stati affibbiati. 

A fronte delle riforme del governo e del fatto che "diamo all'Ue più soldi di quelli che riceviamo", Renzi chiede che la flessibilità, prevista nei trattati, sia riconosciuta. E non solo in vista dell'analisi della legge di stabilità di quest'anno ma anche per quella del prossimo anno. Se così non fosse la commissione europea aprirebbe una procedura di infrazione ma il governo non sembra preoccupato da questa ipotesi. La procedura d'infrazione, è il ragionamento in ambienti governativi, non può essere aperta sullo sforamento del deficit visto che l'Italia resta sotto il tetto del 3 per cento. E d'altra parte, altri paesi europei, come la Francia, hanno sforato il deficit senza grandi clamori e polemiche. 

L'Ue potrebbe aprire, invece, una procedura sul debito che comunque il governo assicura sia sostenibile e già in fase di calo. I contraccolpi della procedura, sostengono fonti governative, sarebbero sulla credibilità dell'Italia sui mercati ma è vero che con il Qe lo spread è bloccato e anche se salisse leggermente il costo sarebbe inferiore al mancato uso della flessibilità prevista che dà al governo i margini per continuare il taglio delle tasse, con interventi sull'Irpef, ritenuto fondamentale per rilanciare la crescita ed il pil. 

Renzi ha dunque intenzione di fare della correzione di rotta europea la sua sfida fino a fine mandato nel 2018. Il modello da seguire, ripete, è quello della crescita adottato dagli Usa. Ed il premier non esclude che in uno dei prossimi vertici europei porterà sul tavolo le tabelle della crescita Usa per dimostrare che la sua battaglia non è per fare gli interessi solo dell'Italia ma per salvare l'Europa. 

D'altra parte, dal viaggio nell'Africa sub-sahariana, il premier dice di tornare "con la consapevolezza che l'Italia è un grande Paese e ha bisogno di essere più forte nello scacchiere internazionale".

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