Dagli USA

Primarie. Hillary rincorre Sanders

07-02-2016

Mancano due giorni alle primarie del New Hampshire. Il risultato appare meno incerto rispetto ai caucus dell'Iowa, con i sondaggi che indicano chiaramente la probabile vittoria di Bernie Sanders a sinistra e Donald Trump a destra.

 

NEW YORK. Mancano due giorni alle primarie del New Hampshire. Il risultato appare meno incerto rispetto ai caucus dell'Iowa, con i sondaggi che indicano chiaramente la probabile vittoria di Bernie Sanders a sinistra e Donald Trump a destra. 

Ma mai come stavolta a contare sarà il piazzamento alle spalle dei favoriti. Con Hillary Clinton che deve limitare i danni, per poi tentare la fuga nei prossimi appuntamenti negli stati del sud. E Marco Rubio, sponsorizzato dall'establishment del partito repubblicano, che spera di scalzare l'ultraconservatore Ted Cruz, per cominciare a sfidare direttamente il frontrunner Trump. 

Proprio Rubio, in grande ascesa nelle ultime settimane, ha passato sabato la sua serata più nera in diretta tv, attaccato da tutti i lati nel corso dell'ultimo dibattito repubblicano prima del voto di martedì. Preso di mira soprattutto dalla cosiddetta "alleanza dei governatori": Chris Christie, John Kasic e Jeb Bush, i tre che hanno il maggiore interesse a stroncare le velleità del giovane senatore della Florida. Mentre, nonostante i durissimi scambi degli ultimi giorni, non c'è stato l'atteso scontro Trump-Cruz, su cui Rubio contava per infilarsi come terzo incomodo. 

A sferrare i colpi che più hanno stordito Rubio, rendendolo quasi incapace di reagire, il governatore del New Jersey, che ha criticato l'avversario per non avere alcuna esperienza di governo, accusandolo anche di assenteismo in Senato ("la tua non è leadership, è marinare la scuola") e di non essere capace di andare oltre "la lezioncina di 25 righe imparata a memoria". 

Il giovane senatore di origini cubane è andato nel pallone, richiamato anche dai moderatori perché su ogni cosa continuava a rispondere con ripetuti attacchi ad Obama. 

In questo quadro Trump ha mantenuto un basso profilo, scaldandosi solo quando Bush lo ha accusato di aver espropriato anche le vecchiette per costruire davanti a uno dei suoi casinò di Atlantic City un parcheggio per limousine: "Stai zitto!", ha replicato stizzito il tycoon, travolto da una bordata di ‘buuuù dalla platea. 

Poi, parlando di lotta al terrorismo, Trump ha rilanciato la pratica del waterboarding contro i sospetti terroristi, in voga nell'era Bush. Pratica considerata da molti una forma di tortura e bandita dall'amministrazione Obama. D'accordo Ted Cruz, mentre persino Jeb Bush ha preso le distanze da metodi in voga durante la presidenza del fratello. 

Su una cosa i candidati repubblicani sembrano tutti d'accordo: serve un'escalation nella lotta all'Isis e gli Stati Uniti devono subito intervenire in Libia. Con i raid aerei e con truppe di terra, ponendo immediatamente fine alle incertezze dell'amministrazione Obama. Innanzitutto con i bombardamenti dal cielo - ha spiegato Bush - in concerto con gli alleati arabi ed europei". "Ma - ha aggiunto - la storia ci insegna che se dopo non facciamo nulla tutto finisce nel caos". Dunque, servono anche i cosiddetti ‘boots on the ground'. 

Duello serrato anche in campo democratico, dove Hillary Clinton è tornata a respingere le accuse del ‘socialista' Sanders che la dipinge come uno strumento in mano ai poteri forti di Wall Street: "Basta con queste calunnie", è sbottata la ex first lady, che con una mossa a sorpresa ha deciso di volare a Flint, in Michigan, dove la popolazione sta vivendo da settimane un'emergenza incredibile e senza precedenti, quella dell'acqua potabile inquinata dal piombo. 

Proprio a Flint il 6 marzo si svolgerà uno dei dibattiti democratici in diretta tv, grazie all'accordo raggiunto tra i due candidati. 

Sanders ha invece deciso di non sferrare l'affondo su Hillary per i compensi d'oro ricevuti dalle banche per i suoi discorsi. Così come aveva deciso di non attaccarla sullo scandalo delle email. Chissà, gesti che forse preannunciano un futuro ‘ticket'. 

 

 

Le ragazze votano Bernie

 

Di Anna Lisa Rapanà

 

WASHINGTON. Per vedere una donna presidente degli Stati Uniti "hanno tutta la vita davanti". Questo si dice per spiegare il motivo secondo cui la candidata per la nomination democratica Hillary Clinton non sembra fare breccia tra le giovani elettrici democratiche, che invece accorrono in massa a sostenere il senatore ‘socialista' Bernie Sanders paladino dei millennial. 

E allora femministe e non si mobilitano: è questa la ‘rivoluzione'. La conferma che la campagna di Hillary non è decollata tra i giovani è giunta nero su bianco dai caucus dell'Iowa dove una schiacciante maggioranza di ragazzi le ha preferito il senatore del Vermont. Uno schema che si preannuncia ripetersi con il voto di domani in New Hampshire ed è un dato che fa riflettere la stessa candidata quando, consapevole di questa sua lacuna, afferma che "non importa se i ragazzi sono con me. Io sono con loro!". 

Così il ‘campo Hillary' si interroga sul tema e si mobilita, al punto che la storica femminista Gloria Steinem, in quello che sembra un eccesso di zelo, incappa pure in uno scivolone quando osserva che le ragazze "vanno dove ci sono i ragazzi". 

"Le donne diventano più radicali quando perdono potere. Sono più attiviste quando crescono. E quando sei giovane cosa pensi? Pensi ‘dove sono i ragazzi?'. E i ragazzi sono con Bernie". Ha detto l'icona del femminismo in quello che voleva essere un modo per spronare le giovani millennial a considerare l'importanza di votare una donna per la presidenza degli Stati Uniti, però il suono di quelle parole resta fastidioso per molte orecchie tanto che Gloria Steinem è poi costretta ad aggiustare il tiro, specificando sul suo progfilo Facebook che non intendeva affatto sminuire l'impegno politico delle giovani generazioni di donne. 

Intanto scende in campo anche Madaleine Albright, la prima donna segretario di Stato in America, che è comparsa accanto ad Hillary Clinton in New Hampshire proprio per sottolineare che, se è di ‘rivoluzione' che stiamo parlando, (Sanders corre al grido di ‘rivoluzione politica' ndr), allora eleggere la prima commander in chief donna sarebbe rivoluzionario eccome. E il messaggio è ancora una volta rivolto in particolare alle ‘ragazze': "Possiamo tutte raccontare la nostra storia su come abbiamo superato gli ostacoli e molte di voi giovani donne penserete che è fatta. No, non è fatta", ha detto Madelene Albright e poi ha incalzato: "Sappiate che c'è un posto specifico all'Inferno per le donne che non si aiutano l'un l'altra". 

Come aveva fatto già nel 2008, Hillary Clinton fino ad ora è stata cauta nel ‘giocarsì la carta della donna che corre per la presidenza, ha piuttosto evidenziato la convinzione di essere la "persona giusta" per guidare il Paese, ma di recente l'argomento emerge con maggiore frequenza e sì, lo ha ammesso in televisione tre giorni fa, una sua vittoria alle presidenziali sarebbe una "vittoria storica". 

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