La politica

Pd. Renzi: "I voti non si rifiutano"

07-02-2016

 

ROMA. Non è altro che un "fantasma", il tanto vituperato "partito della nazione". E' un ectoplasma, uno spauracchio inventato da chi ha "paura del futuro". Matteo Renzi dà la sua parola ai 370 studenti della scuola di formazione politica del Pd. A loro che ieri avevano tributato un'ovazione alla sonora bocciatura del "partito della nazione" da parte di Walter Veltroni, il segretario dice di non preoccuparsi, perché quello che hanno di fronte è un "dibattito assurdo", basato sul nulla. 

Certo, aggiunge in un altro passaggio del suo discorso, bisogna imparare dagli errori del passato e ricordarsi che "chi fa lo schifiltoso con i voti perde le elezioni". Ma il Pd è "forte e vivo" e "progressista". E prova ad "anticipare il futuro" proponendo "cambiamento". 

In Europa, annuncia, lo farà chiedendo che si facciano le primarie del Pse per scegliere il prossimo candidato alla presidenza della Commissione. Il 26 febbraio è in programma l'incontro con Jean Claude Juncker a Roma. A metà marzo, probabilmente il 12, ci sarà un vertice dei socialisti europei a Parigi per rilanciare un fronte anti-austerity. 

Ma intanto Renzi non perde occasione per "rompere le scatole" a Bruxelles. Perché, torna ad accusare, l'Europa - sia Pse che Ppe - è "totalmente prigioniera della paura e l'Ue non funziona, ridotta com'è a un insieme di numeri e vincoli". La battaglia in corso, assicura, ha alla base "un grande disegno" per una nuova Europa. E poiché "non se ne può più della tecnocrazia che non sa dove sta la relazione con la gente", primo passo è restituire la parola proprio alla "gente". 

L'idea, lanciata davanti a una platea di under 35 entusiasti, è quella di super-primarie europee per scegliere il prossimo candidato Pse alla presidenza della Commissione. Renzi avanzerà probabilmente fin da subito la proposta, per creare il necessario consenso politico tra i leader socialisti. Come fare in concreto, si vedrà: in Ue l'unico precedente sono le primarie dei Verdi nel 2014. Ma c'è tempo: il prossimo voto è nel 2019. 

Intanto, però, sulla scena c'è un dibattito tutto interno al Pd, sulla presunta adesione in Sicilia della vecchia classe dirigente cuffariana. Renzi non affronta la vicenda. Ma replica agli attacchi di chi lo accusa di voler creare un "partito della nazione" pigliatutto: "Se qualcuno mi dice ‘c'è un fantasma in casa', gli rispondo ‘tu non vai a cercare il fantasma', io non ho tempo da perdere, devo cambiare l'Italia". A dir poco tranchant. 

E la sinistra Dem, che non se la sente più di negare l'ipotesi della scissione, non la prende affatto bene. "Verdini & co. in Senato, gli amici di Cuffaro in Sicilia. A me sembrano proprio in carne ed ossa. Altro che fantasmi...", replica Roberto Speranza. Mentre Miguel Gotor sottolinea che chi rifiuta certi voti non è "schifiltoso", bensì è consapevole che "non si può fare lotta alla mafia con i voti della mafia e che non si cambia l'Italia incentivando il trasformismo più deteriore". 

Il segretario-premier replica rilanciando la sua idea di cambiamento in un'Italia che ce la può fare (il disfattismo dei talk show, torna ad accusa, ha "frantumato l'orgoglio nazionale"). E annuncia una "grande scommessa sul modello di partito". Che non vuol dire perdersi nella discussione sul "partito solido o liquido" ma vuol dire un partito che "si organizza sul territorio", unisce "complessità e leggerezza" e "non rifiuta i social network ma non segue gli umori della rete". 

In concreto, annuncia, se ne parlerà nell'assemblea nazionale del 21 febbraio (in quella sede, però, potrebbero non arrivare le modifiche statutarie sulle primarie su cui si stava lavorando). Quel che è certo, assicura Renzi, è un principio: la rottamazione. "Io sono uno yogurt in scadenza - dice ai giovani - posso scadere tra sette mesi col referendum costituzionale o tra sette anni dopo il secondo giro. Spero la seconda. Ma voi intanto fatevi avanti, non chiedete il permesso". 

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