La politica

Unioni civili. Si tratta sul super canguro

12-02-2016

 

 

ROMA. Il voto segreto come strumento più idoneo alla tutela della libertà di coscienza. Nel giorno dell'87mo anniversario dei Patti Lateranensi arriva, attraverso il cardinal Angelo Bagnasco, il richiamo dei vescovi italiani sulle unioni civili. Un auspicio, quello del presidente della Cei, che scatena la ferma reazione di diversi esponenti del governo, della Sinistra e di una fetta del Pd. E le parole di Bagnasco cadono proprio mentre al Senato i Dem tentano l'ultima trattativa per ricompattare il partito sul nodo delle adozioni. Anche perché ormai il tempo stringe e, martedì incombe sull'Aula quel 'super-canguro' Marcucci in vista del quale centristi e Cattodem hanno già eretto una trincea. 

Ma se sottotraccia i tentativi di mediazione proseguono, in superficie è il clima di scontro a prevalere, con l'Aula che vede la protesta del centrodestra sui tempi dell'illustrazione degli emendamenti, limitati, stando a quanto deciso giovedì in Capigruppo, alla giornata di ieri. Protesta che il capogruppo Pd Luigi Zanda bolla come "atteggiamento ostruzionistico". Alla fine la presidenza dell'Aula opta per l'illustrazione degli emendamenti al solo articolo 1, in vista dei primi voti di martedì. 

Ma gli animi sono accesi. Prima Carlo Giovanardi denuncia il presunto bacio, in tribuna, di due attivisti Lgbt. Poi è lo scontro tra l'azzurro Maurizio Gasparri e Sergio Lo Giudice a tenere banco, con il primo che accusa il secondo di aver "comprato" il suo bambino. E in serata interviene Bagnasco. "Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento sia democratico e che la libertà di coscienza sia non solo rispettata ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto", spiega il presidente della Cei. 

Immediata la secca replica del sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti: "Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei". E se il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova si dice "sconcertato" e il Dem Sergio Lo Giudice parla di "ingerenza negli affari dello Stato", la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, chiede "rispetto per le istituzioni repubblicane". 

Intanto, in vista di martedì, è il 'super-canguro' di Andrea Marcucci a presentarsi come vero e proprio 'bivio' nell'iter del ddl. Al momento l'emendamento premissivo resta, anche perché è lo stesso Marcucci a dire di essere "pronto" al ritiro solo se la Lega revocherà "i suoi 86" emendamenti-canguri". Ma nessuno, finora, fa il primo passo, mentre sulla proposta Marcucci si addensano le prime nubi. 

L'emendamento, fanno sapere dal Pd, non sarà riformulato e non fa decadere gli emendamenti Lumia che esplicano diritti e doveri connessi alle unioni civili e sottolineano i poteri del giudice sulla stepchild. Un punto di caduta può, quindi, essere trovato solo 'ripescando' altri emendamenti 'pontieri', come quelli sul pre-affido. Anche perché nel Pd sono in tanti a volere una soluzione condivisa, in linea con le parole di Giorgio Napolitano che chiede "uno sforzo" per "avvicinare le posizioni" sulla stepchild. 

Il canguro, tra i Cattodem, è invece visto come il male peggiore. "Ci crea non poche difficoltà", ammette Rosa Maria Di Giorgi al termine di un pranzo nel quale l'ala cattolica spiega al 'pontiere' Giorgio Tonini l'opportunità del ritiro di questo emendamento che se da un lato restringerebbe al minimo il dissenso interno, dall'altro provocherebbe non pochi malumori tra chi, nel Pd, non vuole la stepchild. Il 'canguro', infatti, elenca i principi chiave della legge 'tagliando' tutte le proposte che vanno in senso opposto. E, non a caso, Renato Schifani si dice "fortemente contrario" manifestando il forte malumore anche centrista su una simile soluzione. 

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