Economia

Mercati. La ripresa dura poco: Borse a picco

12-02-2016

 

MILANO. La bufera che sta investendo i mercati non si placa. Dopo il rimbalzo di giovedì dei listini europei, ieri è stata una nuova 'giornata di passione' per le borse, che hanno chiuso tutte con pesanti ribassi, con Milano a segnare il risultato peggiore. Discorso analogo per il prezzo del petrolio, crollato a New York a 26,14 dollari al barile, cioè ai minimi da 12 anni. Tensioni anche sullo spread btp-bund che ha toccato i 160 punti base per poi chiudere a 152. 

La scintilla è scoccata ieri mattina in Asia, a ranghi ridotti per le festività cinesi e giapponesi, con Hong Kong (-3,85%) in affanno. In Europa si è capito subito che il temporale non era isolato, così gli indici di Borsa hanno imboccato senza esitazione la via del ribasso, con Milano (Ftse Mib -5,63% in chiusura) maglia nera. Da sola Piazza Affari ha bruciato oltre 23,4 miliardi di euro, vale a dire quasi un decimo di quanto è andato in fumo in Europa (242 miliardi). 

Protagoniste dell'ecatombe ancora una volta le banche. Dopo aver guidato i rialzi di giovedì, ieri sono state la zavorra dei listini, insieme ai titoli petroliferi, sorprendendo perfino la presidente della Fed Janet Yellen, ascoltata anche ieri dal Parlamento Usa. Yellen ha affermato che "non è da escludere" l'ipotesi "di tassi negativi", parole giunte però troppo tardi per influire sui listini europei, ma che non hanno scaldato i cuori neanche a Wall Street. 

L'ennesimo scivolone del greggio ha smosso i Paesi membri dell'Opec, che sarebbero pronti a cooperare su un taglio della produzione. Lunedì sarà la volta del presidente della Bce Mario Draghi, che parlerà davanti al Parlamento Ue, ma i mercati, come commenta un gestore di fondi da Lucerna che vede "avvicinarsi lo spettro del 2008", appaiono "molto disorientati", poiché, con i tassi d'interesse "quasi a zero", la percezione diffusa - spiega - è che "le Banche centrali non hanno altri strumenti di intervento e quindi il mercato si sente alla deriva". 

Proprio le banche vengono ora scambiate in Borsa con uno sconto di circa il 40% rispetto ai normali prezzi di mercato. Ieri sono crollate SocGen (-12,57%), dopo dati inferiori alle stime degli analisti, Credit Suisse (-8,41%), che li ha delusi la settimana scorsa, Ubi Banca (-12,11%) dopo i conti e Deutsche Bank (-6,14%), i cui Cds, i titoli-polizza sul rischio di insolvenza, sono balzati a 292 punti base, contro i 103 dello scorso 4 febbraio. 

La tempesta si è riversata anche sui titoli di Stato, con i Btp triennali italiani andati ieri all'asta che hanno visto scendere il rendimento allo 0,11%, contro lo 0,2% precedente. Lo spread con i Bund tedeschi per i titoli decennali è salito a 152,4 punti, dopo essere volato fino a 160 dai 139,5 della chiusura di giovedì. Manca poco ormai ai 158,8 punti dei Bonos spagnoli. 

Sul fronte delle valute è crollato il rublo, legato all'andamento del greggio, mentre il biglietto verde è sceso sia nei confronti dell'euro che dello yen, creando le condizioni ideali per il rialzo dell'oro salito del 5,8% ai massimi degli ultimi 12 mesi.

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