La politica

Migranti. Il premier ungherese Orban: "La soluzione? Un muro"

16-02-2016

 

BRUXELLES. A tre giorni dal vertice dei leader Ue dedicato a Brexit e migranti, i falchi tornano a volteggiare sulle sorti dell'Unione. Mentre la Grecia è alle prese con una corsa contro il tempo per sanare i numerosi deficit nella sua gestione delle frontiere esterne ed evitare un'estromissione di fatto da Schengen, si rafforza la linea di chi vorrebbe tagliarla fuori dall'Unione con la costruzione di barriere fisiche ai confini di Macedonia e Bulgaria. Ma da Bruxelles si leva forte un monito: "La risposta europea alla crisi dei profughi - evidenzia il portavoce della Commissione Margaritis Schinas - sarà data con la Grecia e non contro la Grecia". E ancora: "E' importante che qualsiasi azione sia attuata in cooperazione con le autorità greche e Frontex". 

Ad annunciare la costruzione di "nuovi muri", poco prima di un vertice con gli altri tre Paesi partner di Visegrad, è l'ungherese Viktor Orban, che quanto a installazioni di filo spinato, in Europa, vanta un certo primato visto che ne ha già fatte costruire al confine con Croazia e Serbia. "La Grecia ha fallito nella difesa dei confini Schengen" avverte il premier magiaro, quindi occorre un piano B, con un muro sul confine sud di Bulgaria e Macedonia". A sostenerlo nel progetto gli altri tre leader del gruppo: il premier slovacco Robert Fico, quello polacco Beata Szydlo e il presidente ceco Bohuslav Sobotka. 

Al termine dell'incontro straordinario, a cui partecipano anche il presidente macedone Gjorge Ivanov ed il primo ministro bulgaro Boiko Borisov, ufficialmente ci si limita però a parlare dell'invio di contingenti di polizia ed equipaggiamenti per rafforzare i controlli ai confini di Macedonia e Bulgaria. Ma il progetto dei Visegrad, che nei giorni scorsi aveva già ricevuto una diffida dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel e del ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, trova tra i suoi sostenitori il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, che in un'intervista ripresa da Ekathimerini afferma: "Dobbiamo rallentare il flusso dei profughi. Può accadere solo se li fermiamo su qualche confine. Se non è quello tra Grecia e Turchia, allora dovrà essere quello tra Macedonia e Grecia". 

Dal canto loro, i leader del Gruppo Visegrad spiegano che se non migliora il controllo della frontiera europea esterna e non si riesce a fermare l'ondata dei migranti, la situazione può finire fuori controllo e un fallimento del genere potrebbe mettere in dubbio le fondamenta dell'Ue. È il senso della dichiarazione approvata dai partecipanti del summit che hanno convenuto sul pieno appoggio alla soluzione comune europea della crisi e hanno sottolineato il ruolo chiave della Turchia e della Grecia nel controllo della migrazione. Nel contempo sono favorevoli a una soluzione alternativa - il cosiddetto piano B - nel caso in cui Turchia e Grecia non riuscissero a soddisfare le aspettative. 

"Uno sviluppo del genere minaccerebbe i pilastri fondamentali dell'integrazione europea, soprattutto Schengen e la libera circolazione delle persone. Il fallimento in questo campo potrebbe mettere in dubbio le fondamenta dell'Ue e avrebbe gravi impatti negativi economici, sociali e altri", si constata nel documento. La concretizzazione di questo piano dovrebbe essere oggetto delle trattative della Commissione europea a marzo. Nello stesso giorno della riunione dei Visegrad, Bruxelles sblocca 10 milioni di euro per aiutare la Macedonia a migliorare la gestione delle proprie frontiere. Ma sottolinea: "Questa assistenza non aiuterà la costruzione di barriere. L'obiettivo a cui lavora la Commissione è la gestione delle frontiere e non la loro chiusura". Altri 12,7 milioni di euro dai fondi di emergenza Bruxelles li stanzia invece per aiutare la Grecia nell'aumentare la capacità ricettiva dei profughi. 

Intanto in Norvegia fanno la loro apparizione le ronde anti-immigrati dei "Soldati di Odino", gruppo fondato l'anno scorso in Finlandia. Una dozzina di uomini con giubbotti neri ed elmetti vichinghi stampati col nome del gruppo hanno pattugliato le strade di Tonsberg, nel sud est, senza che ci siano stati incidenti. Il gruppo effettua già ronde regolari in molte città finlandesi sostenendo di proteggere i cittadini dalle minacce dei migranti. I "soldati di Odino", che dichiarano di avere almeno 600 membri, hanno "cellule" - oltre che in Finlandia e Norvegia - anche in Gran Bretagna, Stati Uniti, Estonia, Germania e Svezia.

 

 

 

 

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