Dal Mondo

Siria. Le truppe di Assad avanzano

17-02-2016

 

BEIRUT. Sostenute dai massicci bombardamenti russi, le truppe governative siriane continuano ad avanzare nel nord del Paese, dove, secondo Mosca, hanno riconquistato 800 chilometri quadrati di territorio e 73 centri abitati solo dall'inizio di febbraio. La Turchia, grande nemica del presidente siriano Bashar al Assad, risponde affermando che solo "un'operazione di terra" può "risolvere la crisi siriana". Ma Ankara non intende intervenire da sola, chiedendo che sia la Coalizione internazionale a guida Usa a deciderlo. 

"Alcuni Paesi europei, l'Arabia Saudita e la Turchia sono in favore di un'operazione di terra in Siria" ma "altri alleati si oppongono", ha detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, spiegando che "non sarebbe realistico per la Turchia, l'Arabia Saudita e il Qatar condurre da soli" questo tipo di intervento. In serata l'Onu ha annunciato che Damasco ha approvato l'accesso umanitario a sette aree assediate, inclusa Madaya, dove gli abitanti muoiono di fame. I convogli, ha fatto sapere il portavoce delle Nazioni Unite, Farhan Haq, sono pronti a partire "il prima possibile". 

Intanto continuano le polemiche sugli attacchi aerei o missilistici su scuole e ospedali che lunedì hanno provocato circa 50 morti, tra cui diversi bambini. Si potrebbe trattare di "crimini di guerra", ma solo se fosse provato che sono stati atti intenzionali, e questo "non è ancora chiaro", ha sottolineato il portavoce dell'Alto commissariato per i diritti umani dell'Onu, Rupert Colville. 

Di crimine di guerra parlano anche Parigi, per bocca del ministro degli Esteri Jean-Marc Ayrault, e Londra, con il capo del Foreign Office Philip Hammond, con quest'ultimo che si dice "sconcertato" dal fatto che "il regime di Assad e i suoi sostenitori russi continuino a bombardare civili innocenti" nonostante l'accordo per un cessate il fuoco. Secondo gli attivisti dell'opposizione, i colpevoli sono l'aviazione siriana e quella russa. "Respingiamo nettamente queste accuse", ha risposto però il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, definendole "affermazioni infondate". 

Ciò che è sicuro è che l'esercito governativo - appoggiato tra l'altro dalle forze sciite libanesi di Hezbollah e miliziani provenienti dall'Iraq - avanza sul terreno in tutto il nord. Ieri, secondo quanto riferito da fonti locali, hanno riconquistato una collina a meno di cinque chilometri dal confine turco nella regione nord-occidentale di Latakia e sono ora in grado di puntare i pezzi di artiglieria contro il sud della Turchia. Mentre a est di Aleppo hanno ripreso il controllo di una centrale elettrica da lungo tempo in mano all'Isis. 

Intanto riportano successi sul terreno anche i miliziani curdi dell'Ypg, alleati di fatto delle forze governative in questa offensiva, nonostante il quarto giorno consecutivo di bombardamenti da parte dell'artiglieria turca. Gruppi di insorti si sono arresi ai loro rivali curdi nella località strategica di Marea, a nord di Aleppo e solo a sei chilometri dal confine turco. La stessa Turchia, secondo il quotidiano filogovernativo di Ankara Yeni Safak, avrebbe fatto passare attraverso il proprio territorio altri 500 miliziani siriani anti-Assad del gruppo islamista Faylaq al Sham che sarebbero entrati in Siria dalla per contrastare l'avanzata dei curdi nella zona di Azaz. 

In questa complicata situazione, l'inviato dell'Onu Staffan de Mistura è tornato ieri a chiedere "un accesso senza ostacoli" per gli aiuti umanitari "in tutte le aree, non solo quelle sotto il controllo governativo ma anche dei ribelli e dell'Isis". Questo, secondo quanto da lui affermato, il tema principale affrontato in lunghi colloqui a Damasco con il ministro degli Esteri, Walid al Moallem. Insieme, ovviamente, agli sforzi per la ripresa fissata al 25 febbraio dei colloqui tra governo e opposizioni. Ma i segnali non sono incoraggianti. "Se i bombardamenti russi continuano in questo modo, gli accordi di Monaco sono destinati a fallire", hanno detto all'Ansa fonti del ministero degli Esteri turco, riferendosi all'accordo per un cessate il fuoco da venerdì prossimo. 

Mentre Assad, oltre a mettere in guardia Ankara da ogni intervento terrestre, ha ribadito le difficoltà di applicare la tregua con quelli che ha definito i "terroristi". Cioè tutti i gruppi armati antigovernativi. "I cessate il fuoco si fanno tra eserciti e Stati, mai tra uno Stato e i terroristi", ha affermato il presidente. 

Infine, anche l'Olanda ha annunciato di aver cominciato a bombardare le postazioni dell'Isis in Siria con i suoi jet F-16, unendosi ai raid della Coalizione a guida Usa.

 

 

L'analisi

Ultima chiamata per la pace

 

Di Stefano Polli

 

ROMA. Come in un macabro gioco dell'oca, la crisi siriana fa un passo avanti e molti passi indietro. E si avvicina pericolosamente ad un punto di non ritorno. La matassa dei mille conflitti che si intrecciano tra Siria e Iraq è sempre più intricata e complessa e orami nessuno sembra più in grado di trovarne il bandolo e di orientarsi nella ricerca di una soluzione politica: si passa da una speranza flebile per un difficile stop alle ostilità al tragico massacro tra scuole e ospedali, dalle promesse per il dialogo di pace e di corridoi umanitari alle minacce di nuovi arrivi e nuovi partecipanti alla ressa siriana. 

La diplomazia sembra impotente di fronte ai mille e diversi interessi che i tanti attori cercano di perseguire incuranti delle conseguenze delle loro azioni non soltanto in Medio Oriente ma anche per gli interi equilibri globali. Si parla sempre meno dell'Isis che continua a prosperare tra una battaglia e l'altra, senza che la comunità internazionale sia in grado di costruire una vera coalizione degna di questo nome. I bombardamenti russi e siriani si concentrano sui ribelli al regime di Assad, quelli turchi sui curdi e quelli aerei americani non sembrano così efficaci e così convinti. 

E' evidente però che le bombe non possono essere la soluzione. Ma è altrettanto vero che i negoziati sono frenati, se non bloccati in una guerra che, per certi versi, riporta, a tratti, ai toni dimenticati della guerra fredda. La guerra per procura tra sciiti e sunniti rischia di diventare qualcosa di più grosso e più complicato con una contrapposizione tra Usa e Russia che ogni giorno appare più evidente. L'annunciata discesa in campo dell'Arabia Saudita, che ha già spostato alcuni F-15 nella base turca di Incirlik e che minaccia l'uso delle truppe di terra, potrebbe rappresentare il terribile salto di qualità di una guerra che rischia di sfuggire definitivamente al controllo dei suoi protagonisti e rendere tragicamente attuali le parole del ministro della difesa israeliano Moshe Yaalon: "Sappiamo come fare una frittata da un uovo, ma non come fare un uovo da un frittata". 

La frittata è quasi pronta e per la comunità internazionale questa è l'ultima occasione per ritrovare il bandolo della pace. E' l'ultima chiamata per raggiungere la pace. Ma tutti dovrebbero rinunciare a qualcosa: la Russia e la Siria fermare la loro escalation militare, Barack Obama decidere finalmente di impegnarsi e riprendersi concretamente quel ruolo che Vladimir Putin gli ha strappato in questo angolo di mondo, Teheran e Riad riflettere bene sugli scenari terribili che si aprono in seguito alla loro "proxy war" senza quartiere. E tutti insieme sedersi al tavolo della politica e concentrarsi di nuovo nella lotta all'Isis. Adesso, senza più rinvii. 

E forse, anche l'Europa, se ne è capace, potrebbe realizzare che questa è la grande occasione per costruire una vera politica estera e di sicurezza comune. Servirebbe un colpo di reni all'altezza della storia europea. Quando se non adesso, di fronte alla minaccia del terrorismo, alla crisi dei migranti e a un mondo che cambia molto velocemente? Lo può fare l'Europa di oggi alle prese con i calcoli del rapporto tra Pil e deficit e con la costruzione di muri e barriere al suo interno? 

Purtroppo l'Europa di oggi sembra non avere idee, coraggio e volontà comune. Sembra lontana dagli ideali che sono alla base della sua costruzione. E' un'Europa senza memoria. E molto probabilmente, se continua così, anche senza futuro.

Il palinsesto di oggi