La politica

Unioni civili. Renzi apre a Ncd

22-02-2016

 

ROMA. Cercare un'intesa di governo con Ncd e mettere la fiducia sul testo frutto dell'accordo. O puntare sui Cinque stelle e "sperare" che non si tirino anche questa volta indietro. E' a questo "bivio", la legge sulle unioni civili. Due sole soluzioni possibili, secondo Matteo Renzi. Il premier all'assemblea del Pd non indica la via: saranno i senatori Dem, convocati martedì alle 20, a votare per decidere. 

Ma la scelta è tutt'altro che indolore, perché in gioco è la "stepchild adoption", l'adozione del figlio del partner: lo stralcio è il prezzo che Ncd chiede di pagare a un accordo di governo. Una richiesta non ammissibile, per la minoranza Pd, che insorge: "La fiducia è un'arma impropria, no allo stralcio". 

Ci sarebbero da festeggiare i due anni di governo, con il via a una campagna a tappeto e l'invito a tutto il Pd ("Da solo non ce la faccio") ad andare "porta a porta" a raccontare il "cambiamento strabiliante in atto". C'è da parlare della battaglia ingaggiata con l'Europa, per chiedere "una strategia economica non solo centrata sugli egoismi di qualche Paese dominante". C'è da respingere al mittente le "lezioncine" dei tecnici alla Mario Monti e della "presunta classe dirigente con tanti veti e pochi voti che fa la morale alla politica per apparire cool all'ora del brunch". Ma quando Renzi prende la parola in assemblea, sa che l'attesa è tutta per il passaggio sulle unioni civili. All'ingresso dell'hotel Parco dei Principi di Roma, dove sono convocati i mille delegati Dem, trepidano i rappresentanti delle associazioni lgbt, che nel pomeriggio manifestano in piazza Duomo a Milano. Monica Cirinnà, senatrice che alla legge dà il nome, si tappa la bocca: tocca a Renzi. 

E il premier, quasi alla fine di un discorso lungo un'ora, non si tira indietro. Anzi, mette sul tavolo la carta più pesante, quella che aveva finora escluso: è disposto, annuncia, a siglare un accordo di governo con Ncd e mettere la fiducia ("Ogni strumento necessario") pur di fare una legge e non "frustrare la speranza come fecero i Dico". Si è arrivati a questo punto, spiega Renzi, perché il Pd le elezioni non le ha vinte e al Senato da solo "non ha i numeri". Sul ddl Cirinnà ha trovato subito un "accordo forte" con il gruppo di Verdini e Sel ("Strani amori...", scherza citando Laura Pausini). E poi ha tentato l'accordo coi Cinque stelle (come già Bersani e Letta a inizio legislatura). Ma, racconta il premier, loro hanno fatto "dietrofront", perché vogliono far del "male al Pd" e hanno la "sindrome di Lucy, che con Charlie Brown si portava via il pallone all'ultimo". 

O si rischia ancora con M5s o si cerca l'intesa con Ncd: ai senatori Pd Renzi lascia la scelta. Ma in cambio gli alfaniani - lo dice il capogruppo Renato Schifani - chiedono innanzitutto di "stralciare la stepchild adoption". Perciò un pezzo di Pd subito insorge. "Sono contrario", dichiara dalla minoranza Roberto Speranza, mentre Federico Fornaro definisce la fiducia "una bomba atomica". Anche i Giovani Turchi, che sono nella maggioranza Pd, dicono no allo stralcio e cercano una mediazione con i CattoDem su una legge contro l'utero in affitto (ma al dunque dovrebbero seguire la decisione del gruppo). E intanto protesta l'opposizione, da Fi a Sel, alla Lega. Tutti contro lo strumento della fiducia. "E' aberrante", concorda dalla maggioranza Enrico Zanetti (Sc). Il M5s prova a rilanciare con un "appello" di Luigi Di Maio; "Sulle unioni noi ci siamo al 100%, il Pd la vuole votare?". 

Ma i Dem non si fidano: "Un giorno dicono sì, l'altro no - scuote la testa Ettore Rosato - Potevano votare il canguro...". Il 5 marzo le associazioni lgbt torneranno in piazza "per festeggiare o incazzarsi": lo annunciano a Renzi che li incontra in una saletta dell'hotel Parco dei Principi. Da qui a martedì in Senato e nel governo si tratterà. Ma il segretario avverte fin d'ora CattoDem e minoranza Pd: "A chi minaccia ‘o così o me ne vado', dico quattro lettere: ‘Ciao'". "‘Ciao' - replica col sorriso Gianni Cuperlo - almeno è meno brusco di ‘addio'".

 

Il dilemma del premier: alfaniani o grillini

 

Di Michele Esposito

 

ROMA. Cinque Stelle o alfaniani? Stepchild adoption con Aula senza rete o unioni civili senza adozioni ma con la forza di un accordo di governo? Il problema, come sottolinea il premier Matteo Renzi all'assemblea nazionale del Pd, dove ammette che al Senato "siamo minoranza", è soprattutto nei numeri di Palazzo Madama. 

Numeri solitamente stretti che, sulle unioni civili, vivono anche di pericolosi ondeggiamenti a cominciare dal niet del M5S al canguro Dem che avrebbe blindato l'impianto del ddl. Cinque Stelle che, nel caso il Pd scelga di rischiare il voto in Aula senza un accordo con Ap, restano il vero ago della bilancia per l'approvazione della legge e, in primis, della stepchild. Nei 112 senatori Pd, infatti, sembra ormai pacifico che almeno 25 Cattodem votino contro l'adozione speciale. 

Ai ‘no' vanno aggiunti i 32 senatori centristi, i 10 fittiani, i 12 leghisti e 35 dei 40 esponenti di FI. Contrari i 15 senatori Gal e una decina di senatori del gruppo Misto (incluse le 3 tosiane). Al gruppo si potrebbero aggiungere anche una decina dei senatori del gruppo Autonomie, a cominciare da quelli di estrazione cattolica (circa 6) e dai senatori a vita, sul cui voto non ci sono certezze. Si avrebbe così un fronte di 145-150 senatori che, con l'apporto, a voto segreto, di una parte del M5S, diventerebbe certamente vincente. 

Al contrario con un sì compatto alla stepchild da parte dei pentastellati, l'adozione del figlio del partner risulterebbe blindata da una maggioranza di almeno 160 voti, superiore, quindi a quella che la settimana scorsa salvò la legge rinviandone l'esame dopo il no dei grillini al canguro. 

Almeno 90-92 i Dem favorevoli alla stepchild ai quali vanno aggiunti i 19 verdiniani, circa 15 senatori del Misto (tutti quelli di SI) e almeno la metà (dieci) degli esponenti delle Autonomie. Cinque o sei, invece, i sì probabilissimi da FI alla stepchild che, con l'ok del M5S (30 su 35 senatori, si può ipotizzare), avrebbe vita facile. Un accordo con Ncd, con tanto di fiducia su un emendamento e quasi certamente stralciando l'adozione, avrebbe l'ok della maggioranza di governo (circa 180 unità) e di una parte, piccola invero, dei senatori del Misto (i 2 esponenti Idv, ad esempio), perdendo tuttavia la sponda di SI e quella del M5S. 

E ci sono due incognite ad offuscare questa opzione: il dissenso interno al Pd, questa volta in chiave opposta a quella Cattodem ed esplicato oggi dalla minoranza (al Senato in 21 nei giorni scorsi hanno fatto un appello pro-stepchild); e la compattezza di Ap, in buona parte per nulla disponibile a votare il ddl con il solo stralcio della stepchild. Per questo, nel caso si scelga la strada della fiducia, la trattativa tra Renzi e Ap sarà decisiva anche per blindare il sì degli alfaniani.

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