Analisi e commenti

Il dopo Scalia. Giustizia, ma molta politica

Di Domenico Maceri*

22-02-2016

 

 

 

 

Poche ore dopo l'annuncio della morte del giudice della Corte Suprema Antonin Scalia il capo della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell ha dichiarato che il presidente Barack Obama non deve nominare un sostituto ed aspettare che lo faccia il prossimo residente della Casa Bianca. Quella stessa sera al dibattito del Gop tutti i candidati hanno anche loro dichiarato l'opposizione alla nomina del nuovo giudice dicendo che Obama è nell'ultima parte del suo mandato e quindi non spetta a lui il compito di sostituire Scalia. 

Lo stesso giorno Obama ha fatto un breve discorso in cui ha espresso le sue condoglianze alla famiglia Scalia e alla fine del quale ha detto che seguirà la Costituzione e nominerà un sostituto in tempi appropriati e che il Senato dovrà fare il suo compito di decidere sulla conferma. 

L'unanimità dei repubblicani nel tentare di bloccare Obama non sorprende se si considerano i sette anni di ostruzione che il Gop ha causato al primo presidente afroamericano. Le malelingue ci dicono che l'animosità repubblicana verso Obama sia dovuta al razzismo. Forse. Ciò che è certo è che Mitch McConnell, subito dopo l'elezione di Obama, ha dichiarato che avrebbe fatto di tutto per negargli il secondo mandato. Ha evidentemente fallito e fallirà anche nel caso della nomina alla Corte Suprema. 

Opporsi ad Obama fa piacere alla base del Partito Repubblicano e si capisce come i candidati, nella loro feroce lotta per ottenere la nomination, dicano cose che sanno di non potere mantenere. Per quanto riguarda McConnell, il quale ha detto che il suo partito dimostrerà di sapere governare dato che controlla ambedue le Camere, si tratta di un passo falso che non aiuta la sua causa. 

I repubblicani ci dicono che loro amano la Costituzione ma quando non gli conviene dimenticano la sua esistenza. Come ha detto Obama, la Costituzione dice che il presidente nomina i giudici della Corte Suprema e il Senato deve votare se confermare o no queste nomine. Nulla di più chiaro. Nulla dice che il mandato del presidente non permette di nominare giudici nel suo ultimo anno. 

Lo fece anche l'eroe repubblicano Ronald Reagan. Nell'ultimo anno del suo secondo mandato il Gipper nominò Robert Bork nonostante le insistenze di leader democratici che fosse troppo estremista per essere approvato. Difatti, Bork fu bocciato dal Senato  (58 no, 42 sì). Reagan nominò in seguito Anthony Kennedy, un moderato che pende a destra, il quale fu approvato dal Senato all'unanimità. 

Ovviamente Reagan voleva spostare la Corte a destra con la nomina di Bork ma nessuno dei democratici disse che non aveva il diritto di fare la sua nomina considerando il fatto che era verso la fine del suo secondo mandato. 

Adesso il clima politico è così tossico che per vincere politicamente i politici ne fanno di tutti i colori. All'ultimo dibattito repubblicano gli insulti fra quattro dei sei candidati sul palco sono volati a destra e sinistra con accuse di essere "bugiardo" espresso ben 22 volte. Anche le regole della civiltà sembrano essere scomparse. 

Obama ha dichiarato sobriamente che nel caso della Corte Suprema bisogna guardare al di là della politica. Non ha completamente ragione. Nonostante il fatto che i magistrati dovrebbero essere super partes sappiamo già che le nomine e le conferme dei giudici come pure i loro voti sono condizionati da chi li sceglie e dal clima politico. Ecco come si spiegano non poche delle recenti decisioni della Corte Suprema con voti del minimo scarto di 5 a 4. Il presidente ha però ragione che bisognerebbe almeno avere rispetto per il processo.

Allo stesso tempo però Obama sa bene che la scomparsa di Scalia gli offre l'opportunità di nominare qualcuno che potrà influenzare la Corte Suprema per alcuni decenni. Sa anche però che lui non potrà nominare un ovvio estremista di sinistra perché i repubblicani lo massacrerebbero. Quindi ci si attente dunque la nomina di un moderato che riflette la sua filosofia di centrista che però pende a sinistra. Verrà confermato? Probabilmente. Il senatore Charles Grassley, presidente della commissione giustizia al Senato, aveva inizialmente echeggiato l'opposizione di McConnell alla nomina. Poi ha dichiarato che bisogna aspettare finché si saprà l'identità dell'individuo scelto da Obama. 

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California  

(dmaceri@gmail.com)   

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