Analisi e commenti

Riabilitare Berlusconi? Non è poi impossibile

Di Dom Serafini

24-02-2016

 

O rmai siamo abituati a considerare Silvio Berlusconi un fallimento totale come primo ministro e un successo come imprenditore. Ce l'ha spiegato la stampa della sinistra e ci ha confuso le idee quella di centro-destra (inclusi gli articoli critici di chi scrive, che tra l'altro si è candidato alle elezioni politiche con il centro-destra).

Se però ora mettessimo le cose nelle giuste prospettive e facessimo un confronto storico, ne uscirebbe fuori un personaggio con molte colpe e inadeguatezze, ma a suo modo anche molto lungimirante.

Gli sbagli di Berlusconi con le escort ricordano le "cene eleganti" alla Casa Bianca ai tempi del presidente John Kennedy. Anche lì si rischiava di mettere in pericolo la sicurezza nazionale, specialmente considerando che una delle escort di Kennedy era anche amante del boss mafioso Sam Giancana. 

A proposito di Mafia, si è parlato molto della dubbia origine della ricchezza di Berlusconi, tanto quanto quella del padre di John Kennedy, Joseph, arricchitosi con il contrabbando di liquori durante l'epoca del proibizionismo e con l'aiuto della criminalità organizzata. 

Ma Kennedy non è stato l'unico presidente ad avere legami con la Mafia. Ci sono testimonianze che riguardano il presidente Ronald Reagan e, ultimamente, persino Donald Trump, considerato vicino a Salvatore Testa, "Little Nicky" Scarfo, della famiglia Genovese (come riporta www.thrillist.com).

La traiettoria politica di Berlusconi si è scontrata con quella della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente Usa Barack Obama, degli allora presidenti Nicolas Sarkozy della Francia e del presidente Giorgio Napolitano, con i risultati che si sono visti in Libia, in Ucraina, in Siria, nell'Ue con la Brexit ed in Italia con la successione di tre primi ministri non eletti. 

Ma procediamo per ordine. Con la Merkel, Berlusconi voleva ridimensionare (a modo suo, cioè prendendola in giro) l'ambizione tedesca di creare un Quarto Reich. A Sarkozy voleva far capire quanto fosse succube della Merkel e che solamente l'Italia e la Gran Bretagna provavano a controbilanciare l'assolutismo della Germania. Con Obama voleva avvisarci di una disastrosa politica estera che alla fine ha causato milioni di rifugiati e ha contribuito a destabilizzare il Medio Oriente. 

Naturalmente, scontrarsi con qualsiasi amministrazione Usa non aiuta la carriera di un politico, specialmente in Europa, e Berlusconi ha ignorato la storia di Aldo Moro (reo di voler creare una coalizione governativa con i comunisti - il Compromesso Storico - ai tempi di Richard Nixon) e quella di Bettino Craxi (coinvolto nella crisi di Sigonella, ai tempi di Ronald Reagan). 

Un'altra colpa da attribuire a Berlusconi è che, mentre per le sue attività televisive si è affidato a persone responsabili e di talento, per la sua carriera politica si è circondato di cortigiani incapaci che alla prima opportunità lo hanno mollato. 

Contro la rimozione del suo amico, il dittatore libico Muammar Gheddafi, Berlusconi si è scontrato con gli Usa, la Germania e specialmente la Francia. Quest'ultima ha insistito ad eliminare Gheddafi apparentemente per nascondere il fatto che il dittatore libico aveva finaziato la campagna presidenziale di Sarkozy nel 2007. Gli americani, invece, volevano fuori Gheddafi per "imporre" la democrazia in Libia. 

A sfavore di Berlusconi vi era anche la sua vicinanza al dittatore russo Vladimir Putin, odiato da Obama che non ha mai capito come (facendo affidamento su Berlusconi) questo potesse invece aiutarlo ad evitare la crisi ucraina e quella siriana. 

Poi c'è l'affare Napolitano ("Re Giorgio") in precedenza anche consulente di Berlusconi per la Russia. Questo, da persona non grata agli Usa perché comunista, è poi diventato amico di Obama. 

Diversi resoconti spiegano come nel 2011, Napolitano abbia spinto Berlusconi a dimettersi da primo ministro. Il più recente viene da "Stress Test: Reflections on Financial Crises", il libro di Tim Geitner, ex ministro del Tesoro di Obama. Geitner spiega che a capo del "complotto" c'era la Merkel, che voleva sostituire Berlusconi con il "tecnico" Mario Monti. A dar manforte alla cancelliera vi erano istituzioni finanziarie come la Fmi e Bce oltre a Sarkozy e lo stesso Napolitano. 

Rivelatosi incapace di govermare, il governo Monti è durato 16 mesi, nonostante tutto l'appoggio di Ue, Fmi e Bce. A sostituire Monti, Napolitano chiamò Enrico Letta del Pd (nipote di Gianni Letta, il fedelissimo di Berlusconi), che dopo 10 mesi viene fatto fuori dal neo segretario del suo stesso partito, Matteo Renzi. 

Quest'ultimo è misteriosamente balzato da oscuro sindaco di Firenze a primo ministro, vincendo la segreteria del Pd ed è tutt'ora al governo grazie a 55 parlamentari di vari partiti che prima facevano parte della maggioranza del governo Berlusconi.

É stato anche scritto che il sostegno della candidatura di Renzi a Segretario del Pd, è venuto da molti pezzi grossi della finanza, come il capo di Deutsche Bank Italia Flavio Valeri, il presidente di Lazard e Allianz Italia Carlo Salvatori, l'ex direttore generale della Bpm Enzo Chiesa, Andrea Soro di Royal Bank of Scotland, il finanziere Francesco Micheli e l'amministratore delegato di Amplifon Franco Moscetti.   

Il palinsesto di oggi