La politica

Via libera alle unioni civili

26-02-2016

Il 25 febbraio del 2016 il Parlamento italiano dà il suo primo via libera alle unioni civili. La data non è elemento marginale perché il sì arriva diversi anni dopo quello di quasi tutti i Paesi Ue, a un decennio dalla partita persa dei Dico e diversi mesi dopo le previsioni dello stesso premier Matteo Renzi.

 

ROMA. Il 25 febbraio del 2016 il Parlamento italiano dà il suo primo via libera alle unioni civili. La data non è elemento marginale perché il sì arriva diversi anni dopo quello di quasi tutti i Paesi Ue, a un decennio dalla partita persa dei Dico e diversi mesi dopo le previsioni dello stesso premier Matteo Renzi. 

Segno di una partita difficilissima per il Pd, disseminata da dissensi trasversali, segnata dalla trincea di Ap, "colpita" dallo stop del M5S al canguro e sfociata in un emendamento del governo, con tanto di fiducia, frutto di un delicato patto con centristi. Al testo arrivano i 173 sì del Senato (71 i contrari) in una votazione non priva di una coda velenosa: quella, per la prima volta, dei 18 sì verdiniani, ininfluenti per l'approvazione in prima lettura del ddl ma determinati nella blindatura, sopra quota 161, della maggioranza. 

E' una giornata che "resterà nella storia, ha vinto l'amore" esulta Matteo Renzi, sottolineando che "se, come minaccia qualcuno, andrò a casa perché ‘colpevole' di aver ampliato i diritti, lo farò a testa alta". Per il ministro Maria Elena Boschi il ddl "è un contributo alla felicità delle persone" mentre il Guarda-sigilli Andrea Orlando parla di "legge unirà il Paese più di quanto abbia diviso il Parlamen-to". In mattinata sono le parole di Angelino Alfano a scatenare l'ultima polemica sul ddl Cirinnà. "Abbiamo impedito una rivoluzione contro-natura", sottolinea il ministro dell'In-terno scatenando la reazione e della sinistra e dell'intero Pd, con Lorenzo Guerini che lo invita ad evitare "uscite infelici". 

Ma la polemica è lo specchio dell'odissea che al Senato ha segnato l'iter del ddl, privato alla fine, oltre che dell'obbligo di fedeltà di quella stepchild adoption che divideva Pd e maggioranza. Mentre decisiva per tenere compatto il Pd è stata la scelta di salvare, nell'ultima riformulazione, la libertà dei giudici che decideranno sui futuri ricorsi di coppie gay in merito all'adozione speciale. E' un via libera che, dopo le mille piazze arcobaleno e il Family Day, scontenta le posizioni più "estreme", con le associazioni Lgbt che annunciano nuove proteste di piazza per un accordo giudicato al ribasso e Massimo Gandolfini, presidente del "Comitato Difendiamo i nostri figli", che tuona: "Renzi avrà una risposta al referendum costituzionale". 

E dentro al Palamento le divisioni non sono state da meno, vedendo nell'ordine, la trincea di Ap e quella, contro le adozioni, dei Cattodem, le resistenze di Giovani Turchi e minoranza Pd a cancellare la stepchild e le barricate dell'opposizione del centrodestra contro il canguro Marcucci e la questione di fiducia. Punti, questi ultimi, che hanno causato lo sgretolamento della fragile alleanza Pd-M5S, deflagrata ieri in Aula nel sonoro "vaffa" pronunciato contro Renzi e il Pd dal 5S Alberto Airola. 

Alla fine il sì alle unioni civili arriva dalla maggioranza di governo, meno 2 senatori Dem (Manconi e Casson) e 6 di Ap, con Maurizio Sacconi che non nasconde la "delusione" per la gestione, da parte del suo partito, dell'accordo. Non determinante per il voto ma di certo "ingombrante" è invece il sì alla fiducia di Denis Verdini, che poco dopo rilancia con una nota "il contributo essenziale" dato da Ala per l'ok al ddl. Contributo sul quale la minoranza Pd rumoreggia. 

"Se c'è un accordo" strutturale "si apre un caso politico", osserva Federico Fornaro dopo una riunione al Senato alla quale, Roberto Speranza, è chiamato a sedare i malumori della sinistra Pd prima del voto. "Il voto di Ala non certifica l'ingresso in maggioranza" precisa in serata Orlando mentre il presidente emerito Giorgio Napolitano spazza via con una battuta l'eventualità (richiesta dalle opposizioni) di un passaggio di Renzi al Colle. 

"Una passeggiata forse...", scherza Napolitano che poi si fa serio e spiega che quelli di Verdini "sono voti aggiuntivi e non sostitutivi" di una maggioranza che l'ex capo dello Stato reputa di per sé "compatta".

 

 

I punti chiave della legge

 

ROMA. La legge approvata ieri dal Senato introduce due istituti completamente diversi per le coppie omosessuali e per le coppie etero. Per le prime arrivano le unioni civili, per le quali ci sono una serie di diritti e doveri molto forti, che le avvicinano al matrimonio, tra cui la reversibilità della pensione ma non le adozioni; per le seconde nascono le convivenze, per le quali gli obblighi reciproci sono molto minori e mancano i principali diritti, come la reversibilità. Ecco i punti principali della legge. 

 

COSTITUZIONE DELL'UNIONE CIVILE.  Come il matrimonio, l'unione civile si costituisce "di fronte all'ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni". L'atto viene registrato "nell'archivio dello stato civile". 

COGNOME. Le parti, "per la durata dell'unione civile, possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome". 

OBBLIGHI RECIPROCI. "Dall'unione deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione". Non c'è obbligo di fedeltà, come nel matrimonio. "Entrambe le parti sono tenute ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni". 

VITA FAMILIARE. "Le parti concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato". Il comma ricalca le norme del diritto di famiglia. 

REGIME PATRIMONIALE. Il regime ordinario è la comunione dei beni, a meno che le parti pattuiscano una diversa convenzione patrimoniale. 

PENSIONE, EREDITÀ E TFR. E' la parte che danneggia maggiormente un eventuale figlio di uno dei due partner, che oggi sarebbe l'unico beneficiario della pensioni di reversibilità, dell'eredità e del Tfr maturato dal genitore. Con la nuova legge la pensione di reversibilità e il Tfr maturato spettano al partner dell'unione. Per la successione valgono le norme in vigore per il matrimoni: al partner superstite va la "legittima", cioè il 50%, e il restante va agli eventuali figli. 

SCIOGLIMENTO. Si applicano "in quanto compatibili" le norme della legge sul divorzio del 1970, ma non sarà obbligatorio, come nello scioglimento del matrimonio, il periodo di separazione. 

ADOZIONI. Le norme sulla stepchild adoption sono state stralciate. Nel maxi-emendamento è stata inserita una dicitura ultronea: "resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti", che dovrebbe consentire ai singoli Tribunali, per via giurisprudenziale, di concedere la stepchild adoption ai singoli casi concreti. 

CONVIVENZE DI FATTO. Sono quelle tra "due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile". 

ASSISTENZA IN CARCERE E OSPEDALE. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi nell'assistenza del partner in carcere e in ospedale. 

DONAZIONE ORGANI. Ciascun convivente "può designare l'altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; e in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie. 

CASA. In caso di morte di uno dei partner, l'altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il deceduto è proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella abitazione tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza. La convivenza di fatto è titolo, al pari del matrimonio, per essere inserito nelle graduatorie per le case popolari. 

ALIMENTI. In caso di cessazione della convivenza, "il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento". Gli alimenti sono assegnati in proporzione alla durata della convivenza.

 

 

Il testo finale non piace né ai cattolici né ai gay

 

Di Manuela Tulli

 

ROMA. Tutti scontenti. La mediazione nella maggioranza sulle unioni civili non piace, per ragioni chiaramente diverse, opposte, alle ali estreme di questa vicenda, le organizzazioni Lgbt e quelle legate alla famiglia. E se le associazioni gay annunciano il proseguimento della lotta nelle piazze, i cattolici del Family Day si appellano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché si faccia "garante" della democrazia, e mandano un messaggio al premier Matteo Renzi: "Si accorgerà di noi al referendum di ottobre", quello sulle riforme costituzionali, dice il portavoce Massimo Gandolfini. 

Lo stralcio della stepchild adoption è inaccettabile per il mondo gay e non basta ai cattolici, che vedono nel maxiemendamento in ogni caso il riconoscimento dei matrimoni tra omosessuali. L'intesa tra Renzi e Alfano mette dunque d'accordo due mondi opposti, distanti anni luce, che parlano in modi diversi di "pasticciaccio all'italiana". 

Per il movimento Lgbt questa "legge sulle unioni civili ignora completamente l'esistenza e le esigenze dei figli di coppie omosessuali, chiedendo alla magistratura di sbrigare da sola questo incredibile vulnus della nostra legislazione. Ponzio Pilato non sarebbe riuscito a fare di meglio". 

In un documento firmato da una trentina di associazioni, quasi tutte le realtà della galassia omosessuale e transessuale italiana, annunciano che quella del 5 marzo prossimo, a Piazza del Popolo a Roma, sarà "una grande manifestazione di protesta contro le scelte del Governo e del Parlamento". Il mondo cattolico ha fatto sentire la sua voce prima in un duro corsivo di Avvenire che contesta soprattutto il metodo, la fiducia. "C'è modo e modo di dettar legge, e questo non riesce proprio a convincerci", si legge sul giornale dei vescovi. Il popolo del Family Day invece ieri ha improvvisato una conferenza stampa davanti al Senato. La richiesta di fiducia sul maxiemendamento sulle unioni civili "è una procedura inaccettabile, inammissibile, sconcertante. La storia repubblicana non ha mai conosciuto un momento di protervia politica come questa", dice Gandolfini che parla di "dittatura" e dice che di questa legge, anche nei contenuti, "non va bene niente". 

Un altro volto noto del movimento, Mario Adinolfi (direttore de ‘La Croce'), rimarca: "Renzi con questo passaggio sulle unioni civili ha segnato la sua sconfitta al referendum, oggi si consuma uno strappo che avrà le sue conseguenze evidenti tra otto mesi". E conclude: "Su un provvedimento dai contenuti enormi si è usato un metodo antidemocratico, al limite del violento. Dispiace che alla fine tutto questo si consuma per mezzo di due cattolici". 

Ma anche le associazioni più "istituzionali", dal Forum Famiglie al Movimento per la Vita, parlano di "testo insoddisfacente" e auspicano che "tutti i senatori, non solo cattolici, vogliano riflettere nel momento in cui dovranno esprimere il loro voto, rivendicando il primato della coscienza che la costituzione garantisce per l'esercizio del mandato parlamentare; una coscienza doverosamente "ben formata", che non può essere fondata sul ciò che mi pare o mi conviene".

Il palinsesto di oggi