Dal Mondo

La Siria aspetta la tregua tra le bombe

26-02-2016

 

 

BEIRUT. L'esercito siriano ha ripreso ieri all'Isis un centro strategico lungo la strada di accesso ad Aleppo, mentre continuano i pesanti bombardamenti russi e governativi su varie località in mano ai ribelli, in vista del cessate il fuoco atteso alla mezzanotte di oggi. E aspettando oggi, giornata che l'inviato dell'Onu Staffan de Mistura ha definito "cruciale", tutte le parti hanno ribadito le loro posizioni. 

Il governo di Damasco è "d'accordo su tutto" ciò che riguarda l'intesa raggiunta da Usa e Russia, compresa la tregua, ha detto l'ambasciatore a Mosca, Riyad Haddad. Mentre il premier turco Ahmet Davutoglu ha ripetuto che, se lo riterrà necessario per la sicurezza del suo territorio, Ankara continuerà a bombardare le milizie curdo-siriane, sostenute dagli Usa in funzione anti-Isis. Al che la Russia, per bocca del vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, ha affermato che è "assolutamente senza senso" affermare che i curdi non dovrebbero essere inclusi nella tregua, come l'Isis e il Fronte al Nusra. 

In base al piano russo-americano, le parti hanno tempo fino a oggi per dare il proprio assenso al cessate il fuoco. In queste ore di spasmodica attesa è normale che circolino ogni tipo di voci, come quella diffusa dal tabloid russo Komsomolskaia Pravda, secondo il quale la tregua sarebbe rinviata al primo marzo. Il vice ministro Bogdanov ha subito smentito. 

Ma, soprattutto, i russi smentiscono che ci sia un "Piano B", con una divisione della Siria, nel caso fallisse il cessate il fuoco. Tale piano "non c'è e non ci sarà mai", ha dichiarato il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, facendo riferimento ad una possibilità ventilata dal segretario di Stato americano John Kerry. 

La tregua, ha sottolineato ieri de Mistura, è assolutamente necessaria per portare cibo e medicinali ai 480mila civili intrappolati nelle 17 località sotto assedio. Finora soltanto 110mila sono stati raggiunti in sei località nelle ultime due settimane, dopo un accordo raggiunto dall'inviato dell'Onu con il governo siriano. Mercoledì  il Programma alimentare mondiale (Pam) ha fatto paracadutare anche i primi aiuti dal cielo a Deyr az Zor, capoluogo dell'omonima provincia orientale, dove 200.000 abitanti vivono sotto l'assedio dell'Isis. Ma Yan Egeland, consigliere di de Mistura per gli affari umanitari, ha detto che una parte del materiale è finito fuori bersaglio e alcune casse sono andate distrutte perché il paracadute non si è aperto. 

In attesa dell'"ora zero" che metterà alla prova la buona volontà dei contendenti, è andata aumentando nelle ultime ore l'intensità dei bombardamenti governativi e russi su postazioni dei ribelli a nord di Aleppo verso la frontiera turca, nella regione di Daraa, nel sud del Paese, e su diverse località alle porte di Damasco. Fonti sul terreno parlano di numerosi feriti tra i civili a Zamalka, Arbin e Duma, a nord e nord-est della capitale, e a Daraya, a sud. 

I bombardamenti dell'aviazione russa hanno anche permesso all'esercito di riprendere il controllo della cittadina di Khanaser, 50 chilometri a sud-est di Aleppo, lungo la strada che collega la metropoli al resto del territorio in mano ai lealisti. 

Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), in tre giorni di battaglia sono morti non meno di 35 soldati. Ma le colline intorno a Khanaser rimangono nelle mani dell'Isis. 

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