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Iran. Il Parlamento nel segno di Rohani

01-03-2016

 

TEHERAN. Cambia volto il Parlamento iraniano, il decimo Majlis dalla rivoluzione islamica del 1979 uscito dal voto del 26 febbraio, e si conferma il successo dei filo-Rohani. Il 68% degli eletti sono nuovi deputati, i riformisti hanno conquistato 92 seggi, gli indipendenti 44 e, insieme, potrebbero formare una nuova maggioranza in favore delle riforme politiche, economiche e sociali volute del presidente della Repubblica Islamica. 

I conservatori-fondamentalisti, che dominavano il precedente Majlis e che avevano boicottato l'accordo sul nucleare e i nuovi rapporti con l'Occidente, possono contare per ora solo su 115 seggi. Ve ne sono ancora altri 39 in gioco, dato che in diversi collegi elettorali nessun candidato ha conquistato il quorum del 25%. 

Saranno assegnati in un ballottaggio, che si terrà a fine aprile e a cui prenderanno parte 33 conservatori, 33 riformisti e 44 indipendenti, in una battaglia con più contendenti per una singola poltrona. Il ministero degli Interni, dopo tre giorni di conteggi e indiscrezioni, ha finalmente pubblicato la lista di chi è stato eletto e di chi va al secondo turno. 

Il responsabile del dicastero ha reso noto anche che 34 milioni di iraniani, ovvero il 62% dei 55 milioni di elettori, hanno votato per il nuovo Parlamento e la nuova assemblea degli Esperti, un'assise di 88 religiosi che un domani dovrà scegliere la futura Guida Suprema. 

Anche qui, secondo quanto riferisce l'Associated Press ma non si hanno ancora conferme ufficiali, i moderati hanno vinto ottenendo il 59% dei posti in palio. 

Per comprendere appieno la portata della vittoria degli alleati di Rohani, bisogna ricordare che il Consiglio dei Guardiani, l'organismo che ha il compito di sorvegliare il Parlamento e di decidere chi può presentarsi alle elezioni, aveva bocciato circa la metà dei 12 mila aspiranti, facendo una vera e propria 'strage' tra i riformisti, che alla fine si erano alleati con i moderati nella lista "Per la speranza". 

Inoltre, il sistema elettorale iraniano privilegia il voto delle campagne, dove i fondamentalisti sono più forti, rispetto al voto delle città: le 8 maggiori metropoli iraniane, dove vive metà della popolazione di 80 milioni del Paese, esprimono solo 57 seggi sui 290 del Majlis. Nessuno alla vigilia, avrebbe scommesso su un successo di simili proporzioni dei sostenitori di Rohani. A Teheran, la lista dei riformisti-moderati ha conquistato addirittura 30 seggi su 30. "Con il voto del 26 febbraio, è cambiata l'atmosfera", ha twittato il presidente della Repubblica, non nascondendo la sua gioia. 

Nel nuovo Majlis non sono riusciti ad entrare personaggi famosi, a cominciare da Haddad Adel, capolista della lista conservatrice-fondamentalista a Teheran, il quale - dicono i maligni - già sognava di divenire presidente del Parlamento. Anche il deputato Hosseinian, strenuo oppositore dell'accordo sul nucleare (per lui i negoziatori iraniani avrebbero dovuto "essere cementati in un reattore di plutonio"), ha perso la poltrona. 

Farà il suo ingresso nel Majlis un drappello di 15 donne, a cui potrebbero aggiungersene altre cinque, che andranno al ballottaggio. Un numero piccolo, ma che rappresenta comunque un record nella storia della Repubblica islamica. Nessuna donna, invece, ha potuto partecipare alla corsa elettorale per l'Assemblea degli Esperti. Vi erano 19 aspiranti religiose, ma il Consiglio dei Guardiani le ha bocciate tutte.

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