Dall'Italia

Editoria. Nasce il superpolo Espresso-Itedi

03-03-2016

 

MILANO. Nasce un nuovo super polo dell'editoria italiana con la fusione tra il gruppo della Repubblica, l'Espresso, e Itedi, la controllata della Fiat con la Stampa e il Secolo XIX, partecipata anche dalla famiglia Perrone. 

Un gruppo editoriale con testate storiche, che dai dati 2015 conta 5,8 milioni di lettori, 2,5 milioni di utenti unici giornalieri sui siti di informazione, e ricavi per 750 milioni. Nell'operazione Fca uscirà dall'editoria per concentrarsi sull'auto, cedendo ai propri azionisti sia le quote in Rcs, oggi pari al 16,7%, e sia quelle dell'Espresso ricevute grazie alla fusione. Cir scenderà dal 54% posseduto oggi nell'Espresso al 43% del nuovo gruppo. L'azionista di Fca, Exor avrà a sua volta il 5% del nuovo gruppo e intende definire un accordo con la holding della famiglia De Benedetti. 

Il riassetto esprime così anche un'alleanza tutta nuova tra famiglie con l'editoria nel sangue, e giunte ormai alla seconda generazione. E proprio questa seconda generazione è stata alla regia dell'operazione, che ha visto impegnati direttamente John Elkann e Rodolfo De Benedetti, affiancato da Monica Mondardini. 

Rispetto invece a Rcs, la holding degli Agnelli vuole dismettere la quota che riceverà con la distribuzione ai soci della partecipazione in mano a Fca, si prevede sia nell'ordine del 5%, e ha già annunciato di voler realizzare la cessione "in linea con le prassi di mercato". Significa cioè che non verrà cercato un singolo azionista compratore ma le modalità di vendita, ancora da definire, dovrebbero essere comunque tali da non perturbare l'andamento del titolo per volumi e prezzi. Rispetto all'impegno nel gruppo del Corriere della Sera Fca ha anche segnalato che con l'operazione giunge a compimento il ruolo svolto in Rcs "per senso di responsabilità nel corso di oltre quarant'anni, che ha permesso di salvare il gruppo editoriale in tre diverse occasioni", assicurando alla Rizzoli le risorse finanziarie necessarie a garantirne l'indipendenza e preservarne l'autorevolezza. La famiglia Perrone, che dopo l'unione tra La Stampa e il Secolo XIX è al 23% di Itedi - Fca ne ha il 77% -, avrà il 5% del nuovo Espresso con un impegno che, ha preannunciato il capofamiglia Carlo Perrone, sarà "di lungo termine". 

L'intero riassetto dovrà venir approvato entro fine giugno con la firma degli accordi definitivi, che fisseranno anche il concambio, e il perfezionamento della fusione è invece atteso nel primo trimestre 2017. La società resterà quotata alla Borsa italiana e già è stato chiarito che si vuole mantenere la "piena indipendenza" delle singole testate coinvolte. La fusione, hanno spiegato Espresso e Itedi, presenta un significativo valore industriale, puntando a integrare due gruppi con attività complementari realizzando crescenti economie di scala. Grazie a un'offerta completa di contenuti multimediali e di servizi di informazione su carta e digitale, hanno spiegato, avrà la forza patrimoniale e le dimensioni per rispondere alle sfide del settore, promuovendo progetti innovativi e originali per una molteplicità di piattaforme. E' "guardando al futuro che oggi annunciamo questo nuovo gruppo editoriale", un "avvincente progetto imprenditoriale nel mondo dei media e un atto di fiducia nei confronti dei giornali", ha affermato John Elkann, segnalando che avrà la missione di "guidare e se possibile anticipare i cambiamenti che continueranno a emergere a ritmo incessante nel nostro settore". 

L'operazione "dimostra l'impegno di lungo periodo di Cir, del suo management, della mia famiglia e mio personale nello sviluppo del Gruppo Espresso", ha affermato il presidente Cir Rodolfo De Benedetti, segnalando anche di avere "fiducia nelle prospettive del Gruppo". Con la Stampa e il Secolo XIX l'Espresso "si rafforzerebbe ulteriormente, riaffermando il proprio primato nella stampa quotidiana italiana", ha segnalato l'A.d Cir Monica Mondardini, anticipando anche "il necessario processo di aggregazione del settore editoriale italiano". "La missione di questa casa è sempre stata l'editoria, al servizio di una crescita civile del Paese. Con questa operazione l'impegno viene riconfermato e accresciuto", ha affermato il presidente dell'Espresso Carlo De Benedetti.

 

 

Sì della Camera alla nuova legge sull'editoria

 

Di Michele Cassano

 

ROMA. Primo via libera alla legge che istituisce il nuovo fondo per l'editoria. Il testo, approvato con 292 voti favorevoli, 113 no e 29 astenuti, passa ora al Senato. 

Tutta l'opposizione non ha dato il suo ok al provvedimento, ma è soprattutto il Movimento 5 Stelle a contestare le misure contenute, che servirebbe a tenere la stampa "al guinzaglio". Insorge anche il presidente dell'Ordine dei giornalisti, ma tra gli addetti al settore le voci non sono unanimi e il sindacato plaude alla riforma. La normativa rivede le fonti di finanziamento del fondo: ad alimentarlo saranno non solo le risorse statali destinate al sostegno dell'editoria quotidiana e periodica, ma anche quelle per le emittenti locali. Previsto, inoltre, l'utilizzo di una quota, fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate derivanti dall'introduzione del canone Rai in bolletta. Ci sarà anche un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su tv e stampa (lo 0,1% del reddito complessivo annuo). 

Grazie ad un emendamento della Commissione Bilancio, non saranno incluse le somme riscosse per le multe Agcom. Il testo delega, inoltre, il governo a ridefinire l'intera disciplina, partendo dalla platea dei beneficiari. Tra questi potranno esserci, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, ma non i giornali di partito. Ulteriori requisiti riguardano il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro e l'edizione della testata in formato digitale. 

L'ammontare del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute e utenti unici raggiunti, oltre che, in base a un emendamento della Bilancio, dal numero di giornalisti assunti. 

Il governo dovrà inoltre stabilire criteri più stringenti di quelli attuali per per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e nuove regole per il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti (il numero dei componenti non potrà essere superiore a 36). Dovrà, inoltre, innovare il sistema distributivo nell'ottica di una maggiore liberalizzazione. 

"Il governo - attaccano i parlamentari M5S - continua a regalare soldi pubblici agli amici editori e in questo modo, con uno scambio di reciproci favori, tiene la stampa guinzaglio". 

"Stiamo compiendo un primo passo verso una legge organica per l'editoria che garantisca il pluralismo e l'innovazione dell'informazione", sottolinea, sul fronte opposto, la deputata Milena Santerini (Democrazia Solidale). Protesta il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, per un provvedimento che riduce il numero dei consiglieri e "non recepisce quanto proposto dal Consiglio dell'Odg". 

Secondo la Fnsi, invece, "la revisione e l'aggiornamento di norme risalenti a epoche lontane possono contribuire a chiudere i processi di ristrutturazione aziendale ancora in corso e a porre le basi per una ripresa del mercato e dell'occupazione".

Il palinsesto di oggi