Dal Mondo

Iraq. Blitz anti-Isid del ""Rambo" Usa

03-03-2016

 

NEW YORK. Le forze speciali americane dispiegate in Iraq e in Siria nelle ultime settimane cominciano a fare sul serio, lanciando un'offensiva sul terreno volta a catturare il maggior numero possibile di responsabili dello Stato islamico. 

Il primo a cadere nelle mani dei "Rambo" Usa è stato un elemento di spicco dell'organizzazione nel nord iracheno, al confine col Kurdistan. La sua identità non è stata ancora svelata, ma l'uomo è già stato messo sotto torchio dal personale americano in un carcere di Erbil. 

A compiere il blitz è stato un commando della Delta Force, intervenuto dopo settimane di azione di intelligence sul territorio, con l'aiuto anche di informatori locali. L'episodio, spiegano fonti del Pentagono, rappresenta una escalation significativa dell'azione Usa in Iraq e Siria, finora limitata sostanzialmente ai bombardamenti, aerei condotti insieme con altri Paesi della coalizione anti-Isis. Oppure a raid mirati per colpire e uccidere i leader jihadisti considerati più pericolosi. 

Ora la strategia messa a punto dall'amministrazione Obama ha un obiettivo più complesso: fare prigionieri per estorcere loro quante più informazioni possibile in grado di rendere più efficace la lotta allo Stato islamico. Proprio per questo nelle settimane scorse sono stati inviati in Iraq circa 200 uomini dello Special Operations Team, le prime forze da combattimento americane nel Paese dopo il ritiro delle truppe Usa alla fine del 2011. A confortare che questa potrebbe essere la strada giusta per rendere più efficace la lotta all'Isis è il raid compiuto lo scorso anno in Siria, quando fu catturata la moglie di una delle figure chiave dell'Isis, Abu Sayyaf, considerato il portavoce del gruppo e rimasto ucciso nell'operazione. 

Le informazioni raccolte dalla donna - si spiega al Pentagono - sono state utilissime, ed è probabile che siano servite anche al successo dell'ultima operazione dei Delta Force nel nord dell'Iraq. E che possano essere determinanti anche per l'individuazione di altre figure di spicco dell'Isis. Il responsabile arrestato nelle ultime ore - spiegano fonti militari Usa - dovrebbe essere riconsegnato alle autorità irachene o curde una volta spremuto ben bene dagli americani. 

Ma come scrive il New York Times, la nuova strategia degli Stati Uniti potrebbe incontrare difficoltà non da poco. Difficoltà legate soprattutto alla gestione dei prigionieri - parecchi - che si intende fare col metodo dei blitz delle forze speciali. Lo spettro di Abu Ghraib, passato alla storia come il carcere delle torture compiute dagli americani, è un monito a non ripetere gli errori del passato.

 

 

L'Italia nel mirino dell'Isis

 

Di Massimo Nesticò

 

ROMA. Dopo gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre, è alto il rischio di nuove azioni "eclatanti" in Europa. E l'Italia - anche per il Giubileo in corso - è sempre più esposta alla minaccia jihadista. Che potrebbe essere portata anche da terroristi infiltrati tra i flussi migratori lungo la rotta balcanica. Per prevenire il pericolo terrorismo e bloccare i trafficanti di uomini "fondamentale" è anche la stabilizzazione della Libia. Questo il quadro fornito dalla relazione annuale consegnata ieri dai servizi d'intelligence al Parlamento. Il documento prende in considerazione anche gli altri pericoli per la sicurezza nazionale: dall'eversione interna, anarchici e brigatisti in prima fila, alla criminalità organizzata, al cyber, al sistema economico ed all'approvvigionamento energetico. 

 

RISCHIO DI ATTACCHI IN EUROPA 

Parigi, evidenzia la relazione, "ha verosimilmente inaugurato una strategia di attacco all'Occidente destinata a consolidarsi". E' dunque "da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo" e potrebbero essere "attacchi eclatanti" sullo stile di quelli francesi. Potenziali autori sia emissari dello Stato Islamico inviati ad hoc, inclusi foreign fighters addestrati in teatri di guerra, che militanti già presenti e integrati-mimetizzati in Europa. Un "ulteriore elemento di pericolo" arriva poi dal rischio emulazione degli attentati francesi, portati avanti contro "soft target" per i quali "è impensabile poter assicurare la protezione fisica". La minaccia così delineata, ammettono i servizi, "che può concretizzarsi per mano di un novero diversificato di attori, rende il "rischio zero" oggettivamente impossibile". 

 

ITALIA SEMPRE NEL MIRINO

In questo quadro preoccupante, l'Italia non è risparmiata, anzi. Il Paese, si legge nel documento degli 007, "appare sempre più esposto" alla minaccia terroristica, anche se non sono emersi specifici riscontri su piani terroristici. La propaganda jihadista ha spesso indicato l'Italia come nemico per i suoi rapporti con Usa e Israele e per il suo impegno contro il terrorismo. La maggiore esposizione al rischio emerge anche in relazione al Giubileo e alla possibile attivazione di nuove generazioni di aspiranti "mujahidin" che aderiscono alla campagna promossa dall'Isis. 

 

IN CRESCITA I FOREIGN FIGHTERS

A non far dormire sonni tranquilli sono poi i foreign fighters, circa una novantina, ed in costante aumento. Particolarmente critico appare, secondo l'intelligence, "l'auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare". Massima vigilanza, pertanto, è stata riservata al possibile rientro in Italia di soggetti che hanno combattuto nei teatri di guerra, nonché dei cosiddetti "pendolari" in grado di muoversi liberamente nello spazio Schengen perché già residenti sul territorio italiano o i altri Paesi europei.

 

OCCHIO AI FLUSSI MIGRATORI

Problemi alla sicurezza arrivano inoltre dal massiccio flusso di migranti che preme sull'Italia. Non ci sono riscontri di infiltrazioni terroristiche tra gli arrivi dal Nordafrica, mentre il rischio "si presenta più concreto" lungo la rotta balcanica. Questo perché la regione è zona di transito privilegiato di foreign fighters (oltre 900 sono partiti da lì per i teatri di guerra), nonchè area di "realtà oltranziste consolidate". Che potrebbero diventare "basi logistiche in grado di supportare pianificazioni terroristiche contro Paesi europei, incluso il nostro". Le investigazioni fanno poi emergere l'attività di gruppi criminali brindisini nel trasferimento di migranti dalle coste della penisola balcanica meridionale verso l'Italia. 

 

INQUINATE LE BANCHE E I MERCATI

Ed il terrorismo preoccupa anche per la sua dimensione economica. Lo segnala la relazione e ieri lo ha detto anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. "Siamo di fronte - ha spiegato il ministro - ad una proliferazione della rete internazionale di finanziamento del terrorismo che sta inquinando i sistemi finanziari e i mercati e di conseguenza richiede particolare attenzione". Il petrolio, ha aggiunto, "è una fonte rilevante di finanziamento per l'Isis, stimata in almeno 100 milioni di dollari annui". 

 

SISTEMA BANCARIO ITALIANO ESPOSTO

Infine, i servizi hanno segnalato le criticità del sistema bancario: la forte incidenza degli accantonamenti, derivanti dall'esigenza di coprire perdite potenziali per crediti deteriorati; l'ingresso nell'azionariato di soggetti stranieri animati da intenti speculativi ed il contagio, per le banche con un profilo internazionale, derivante da situazioni di instabilità in altri Paesi. La relazione evidenzia inoltre problemi, soprattutto negli istituti medi e piccoli.

Il palinsesto di oggi