Il fatto

8 marzo. Le italiane risparmiatrici

08-03-2016

 

 

ROMA. Come sono le italiane in questo periodo a metà tra l'ultimo (si spera) scorcio di crisi economica e qualche piccolo barlume di ripresa? Eurispes, in occasione dell'8 marzo, ha voluto indagare la condizione femminile nel nostro Paese e il ritratto che emerge è quello di donne che nonostante una ripresa del potere d'acquisto continuano a risparmiare, più degli uomini. E più dei maschi risultano aperte su temi come le unioni gay e le adozioni alle coppie omosessuali, ma alla maternità surrogata dicono no. 

PAROLA D'ORDINE: RISPARMIO - Nel 2015 è calata la percentuale delle italiane che hanno constatato una diminuzione del proprio potere di acquisto (il 54,5% contro il 74,5% del 2014), ma nonostante questo segnale di ripresa le donne continuano a puntare sul risparmio e lo fanno più degli uomini. Sono più propense a fare shopping in outlet e grandi magazzini (78,2% contro 74%), l'82,7% acquista soprattutto durante i saldi (80% i maschi), più degli uomini riescono a fare a meno dell'ultimo modello di cellulare o Ipad. In larga maggioranza le italiane hanno ridotto le spese per il loro tempo libero: il 69,8% (7 punti percentuali in più rispetto agli uomini) ha tagliato su ristoranti e pizzerie. Rispetto agli uomini, hanno contratto di più le spese per parrucchiere, estetista e articoli di profumeria: il 68% contro il 64%. E ben il 43,5% ha tagliato sulla colf, il 52% ha ridotto le spese per la baby sitter e il 42,6% ha rinunciato alla badante. 

SECONDO LAVORO PER ARROTONDARE LE ENTRATE - Una donna su 5 nel 2015 ha svolto un secondo lavoro per "arrotondare" le entrate; le doppio-lavoriste sono soprattutto le 25-34enni (35,4%) nelle Isole (31,3%) e nel Nord-Est (30,4%). Tra queste, il 20,3% si sono rivolte a conoscenti per svolgere lavori come assistenza agli anziani, sartoria, baby sitting, pulizie etc. Il 29,3% ha svolto un lavoro meno qualificato rispetto alle sue competenze pur di portare a casa qualche soldo. 

PROGRESSISTE, MA CON RISERVA - Le donne sono più favorevoli dei maschi alla tutela giuridica delle coppie di fatto, etero e gay (71% contro 64,3%) e al matrimonio fra persone dello stesso sesso, anche se una su due è contraria (50,8% a favore contro il 44,9% degli uomini). Sono più aperte degli uomini, ma ancora in misura marginale (il 31,2% contro il 26,9%) anche rispetto alle adozioni per le coppie gay, idea che però non le convince se ben il 69% non è d'accordo. Poco propense anche quando al centro del dibattito etico vi è il loro corpo: solo il 36,3% si dichiarano favorevoli alla maternità surrogata rispetto al 40,6% degli uomini. Il 58,7% delle donne è favorevole all'eutanasia contro il 61% degli uomini. E, a larga maggioranza, le donne si dichiarano favorevoli al testamento biologico (71,5%). Non raggiungono la maggioranza (al contrario dei maschi) le italiane favorevoli alla liberalizzazione di hashish e marijuana (43,6% contro 50,4%) ma sono curiosamente più aperte alla legalizzazione della prostituzione, per la quale superano il 51,6% (a fronte però del 63,4% di favorevoli al maschile). 

SUL CIBO DI QUALITA' NON SI DISCUTE - Acquista alimenti privilegiando l'origine nostrana l'82% delle donne (a fronte del 78,5% degli uomini). Il 54% compra prodotti a marchio Dop, Igp e Doc e il 41,3% (contro il 33% maschile) compra spesso prodotti biologici. Inoltre, il 69,4% privilegia prodotti garantiti e di origine controllata rispetto al prezzo più conveniente. Sughi, risotti e zuppe già pronti, così come i surgelati da far sciogliere nel microonde, restano più appannaggio maschile che femminile: solo il 28,5% a fronte del 34,3% degli uomini. 

STALKING - Il 13,8% ammette di essere stata vittima di stalking (gli uomini il 6,4%) nel corso del 2015. La maggior parte afferma che lo stalker era un ex, seguono i colleghi di lavoro, i conoscenti, gli amici, i parenti e infine il partner. 

Le donne sono le vittime privilegiate di molestie telefoniche e online (20% contro 11,8% degli uomini).

 

Da Lorenzin a Camusso

Rivedere l'età delle pensioni

 

Di Manuela Correra

 

ROMA. Un appello ‘trasversale', che parte dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso ed è accolto dal ministro della Salute Ncd, Beatrice Lorenzin: rivedere la legge sulle pensioni ed il limite dell'età pensionabile, poichè se lavorare fino alla soglia dei 70 anni è in vari casi ‘'insostenibile'' per gli uomini, lo è, tanto più, per le donne. L'inedito appello arriva alla vigilia della Giornata dell'8 marzo, rilanciato in occasione di un convegno sulla farmaceutica ‘al femminile' organizzato da Farmindustria ed accolto pure dalla leader della Cisl, Annamaria Furlan, e dal presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. Il punto, è l'osservazione comune, è che nel caso della donna va considerata pure la sua peculiare funzione ‘sociale' di figura responsabile della cura ed assistenza di bambini ed anziani. Un ‘carico' difficilmente conciliabile con tempi lavorativi e l'attuale innalzamento dell'età pensionabile. 

‘'Chiediamo al governo di aprire un confronto serio per cambiare una legge ingiusta - ha affermato Camusso -. Ci vuole un cambiamento perché è una legge insopportabile. Quella delle pensioni - ha incalzato - è una ferita che non si rimargina da sola", e notando che nel frattempo, in platea, il ministro Lorenzin applaudiva, ha sottolineato: ‘'Vedo che il ministro applaude, spero che si faccia portatrice con il governo di aprire un confronto con i sindacati sulle cose importanti. La legge Fornero bisogna cambiarla per due ragioni: il lavoro non è uguale per tutti e portarlo tutto allo stesso livello con la logica che l'aspettativa di vita si innalza è un errore. Bisogna poi ragionare sulla flessibilità perché ci sono tante lavoratrici e lavoratori che sono entrate a lavoro a 14 anni e non ci possiamo aspettare che restino tutti fino a 67 anni. Così non si può fare il turn-over e non c'è lavoro per i giovani". 

Pronta la riposta del ministro della Salute: "E' evidente che il sistema dell'età pensionabile per le donne vada rivisto, anche se ci vorrà tempo ed equilibrio. Le donne hanno infatti un carico di presa in cura sia nei confronti degli anziani sia dei bambini. Ciò crea dunque dei problemi. Far lavorare una donna fino a 70 anni è molto di più che usurante: diventerà un tema serissimo su cui bisogna riflettere. Con questo innalzamento c'è un cambiamento sociale molto forte che va affrontato''. Dunque, ha aggiunto, "bisogna rivedere tutta la macchina del welfare e avere una visione per il nostro Paese che sia a venti anni e non a breve termine". Oggi, ha quindi commentato Furlan, il ministro Lorenzin ‘'ha preso un impegno; sono in tanti i ministri che l'hanno fatto e speriamo che il governo ne tenga conto''. Anche per Scaccabarozzi, la legge sulle pensioni ‘'è una legge nata male sin dall'inizio e mi auguro - ha detto - che si rimetta mano a questa stortura che è tutta italiana''. 

E sempre sottolineando la difficoltà crescente per le donne di conciliare vita materna e lavoro, Lorenzin ha fatto un altro annuncio: ‘'Proporrò un aumento del bonus bebè, attualmente pari ad 80 euro, che sia anche un aumento nel tempo. Dobbiamo pensare cioè a misure di sgravio per la famiglia, per la genitorialità e per i bambini fino ai cinque anni, e non solo - ha concluso - nei primi mesi di vita".

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