Analisi e commenti

Dibattiti e audience. La campagna presidenziale merita un'altra stagione tv

Di Dom Serafini

08-03-2016

 

 

 

 

Bisognerebbe far sì che la campagna presidenziale 2015-2016 Usa venisse rinnovata per un'altra stagione televisiva. I dibattiti sono divertenti, attirano un gran numero di telespettatori, sono popolari all'estero, e hanno creato una nuova normalità: il politicamente scorretto. 

Basta guardare i dati di ascolto e l'attenzione che stanno ottenendo in tutto il mondo, con titoli sulle copertine delle principali riviste come Der Spiegel ("Wahnsinn") in Germania, The Economist in Gran Bretagna ("Why Donald is dangerous") e Le Point ("L'ouragan Trump") in Francia. E senza nemmeno istigare i messicani ad inveire contro il candidato repubblicano Donald Trump! Eppure, Trump è ammirato dallo czar russo Vladimir Putin ed è anche paragonato allo showman ed ex primo ministro italiano, Silvio Berlusconi. 

E' quasi certo che l'American Academy of Television stia considerando di premiare i candidati e i moderatori dei dibattiti televisivi.

Se fossi membro della Corte Suprema degli Stati Uniti, avrei addirittura votato per nominare un gruppo di sei saggi - tre per ciascuno dei due partiti politici - per rimpiazzare temporaneamente il presidente Barack Obama, alla fine del suo mandato (che scade il 19 gennaio 2017) e far sì che la campagna presidenziale continui per la stagione televisiva del 2016-2017. (Sì, la Corte Suprema può farlo. Ha creato un precedente nominando presidente - quando non aveva la maggioranza dei voti - George W. Bush nel suo primo mandato, per conto di Dick Cheney). 

Nei soli Usa, il primo dibattito repubblicano del 6 agosto 2015 sulla rete TV cavo Fox News è stato visto da 24 milioni di telespettatori. E' stata una delle trasmissioni in diretta più seguite nella storia della Tv cavo, per un evento non sportivo (al confronto, il primo dibattito repubblicano nel 2012 aveva attirato soli 3,2 milioni di telespettatori). Il secondo dibattito repubblicano del 16 settembre 2015, su Cnn, è stato seguito da 23 milioni di telespettatori. 

L'audience è scesa a 12,5 milioni per il dibattito repubblicano del 28 gennaio 2016 su Fox News, ma solo perché Donald Trump lo ha boicottato a causa dell'atteggiamento aggressivo verso di lui da parte della moderatrice Megyn Kelly nel precedente dibattito su Fox. 

Se il 3 ottobre del 2012 il dibattito presidenziale fra i finalisti, Barack Obama e Mitt Romney, aveva attirato negli Usa 67,2 milioni di telespettatori, immaginate i dati di ascolto che potrebbe ottenere un dibattito tra gli attuali due contendenti principali, Donald Trump per il partito repubblicano e Hillary Clinton per il Pd. 

Considerando che nel 2012 solo 126 milioni di americani sono andati alle urne, i dati di ascolto del dibattito fra Obama e Romney hanno rappresentato oltre il 53% degli elettori. 

Per la prima stagione televisiva, che è iniziata lo scorso agosto e si concluderà il 16 Marzo 2016 per le primarie repubblicane (mentre per i democratici si concluderà il 16 maggio), ci saranno stati 23 dibattiti: 13 per i repubblicani e 10 per i democratici: circa 46 ore di puro intrattenimento in prima serata. 

Oltre a questi, ci saranno quattro dibattiti fra i finalisti tra il 26 settembre e il 19 ottobre 2016. E prima ancora due assemblee stile Super Bowl: una per i repubblicani (18-21 luglio), l'altra per i democratici (25-28 luglio). Entrambe hanno il potenziale di diventare una miniera d'oro di ascolti senza precedenti. 

Se l'elezione presidenziale non viene rinviata (affinché possa essere rinnovata per una seconda stagione TV), questa avrà luogo l'8 novembre 2016. 

A beneficiare dell'attuale stagione televisiva per le presidenziali, sono le principali reti Tv: Abc, Cbs, Nbc e Fox, oltre a Univision e Pbs, la rete via cavo Cnn e altri canali cavo di proprietà di Fox ed Nbc.

Quanto ai premi, alla moderatrice della Fox, Megyn Kelly, darei il premio per "Miglior Chutzpah"; a Donald Trump per "Miglior Intrattenitore", a Bernie Sanders per  "Migliori Effetti Speciali", a Marco Rubio per "Miglior Irritatore", a Hillary Clinton per "Miglior Ruolo di Supporto", e John Kasich per "Miglior Attore Non Protagonista".  

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