La politica

Primarie Napoli. Bassolino presenta ricorso

09-03-2016

 

NAPOLI. Dagli applausi e gli sms romani di congratulazioni alle carte bollate. Le primarie del centrosinistra a Napoli finiscono nella spirale dei ricorsi: dopo il video di Fanpage che ha fatto scoppiare il caso della distribuzione delle monetine da un euro ai seggi, arriva nel tardo pomeriggio il ricorso di Antonio Bassolino, il candidato sconfitto per 452 voti, e che già stamattina si era detto "disgustato per il mercimonio e le ridicole interpretazioni del video". 

In serata Bassolino scioglie poi la riserva, prima della scadenza dei termini, e annuncia: "Rispettare la libertà e la dignità delle persone è un requisito irrinunciabile della democrazia. Per questo ho presentato un ricorso sui gravi episodi avvenuti nelle primarie di domenica". Con Valeria Valente che dice comunque di essere la prima a voler fare chiarezza sull'accaduto. Bassolino darà battaglia fino in fondo, anche sull'onda di tantissimi sostenitori che in queste ore gli chiedono di correre comunque per Palazzo San Giacomo con una lista civica. 

Ma l'ex presidente della Regione decide, per ora, di restare nelle regole del Pd e così il ricorso è stato portato negli uffici di via Toledo, dove domani mattina si riuscirà la commissione di garanzia per esaminarlo. La discussione si annuncia lunga: i poteri della commissione presieduta da Giovanni Iacone (che si riunirà domani alle 12) sono ampi e tra quelli c'è anche l'annullamento del voto in uno o più seggi, sottraendo quei voti al conto finale. E visto il minimo distacco tra Bassolino e Valente tutto potrebbe essere rimesso in gioco. 

Tutto partirà dalla visione del video di Fanpage, che ha portato anche all'apertura di un fascicolo da parte della Procura di Napoli per verificare eventuali ipotesi di reato. E in serata Fanpage ha pubblicato un altro video che mostra esponenti di destra ai seggi: a Scampia si vede Claudio Ferrara, assessore di centrodestra dell'VIII Municipalità e candidato alle politiche 2013 con Berlusconi, e Giorgio Ariosto, anch'egli candidato alla municipalità con il centrodestra. In una fotografia, Ariosto dà a una persona l'euro per il voto e viene poi visto nel comitato della Valente in serata mentre partecipa ai festeggiamenti. 

Il caos primarie apre intanto polemiche a valanga. Il primo è il sindaco Luigi de Magistris che parla di "squallore politico e vergogna", ricordando che la sua candidatura del 2011 nacque proprio dallo scandalo che travolse le primarie tra Cozzolino e Ranieri, poi annullate. Chiede il ricorso alla magistratura Beppe Grillo, attraverso il blog: "Dopo la GomorraPd di Casavatore questo fine settimana si sono consumati brogli e compravendita di voti durante le primarie piddine di Napoli. Invitiamo i cittadini a rivolgersi alle autorità giudiziarie e denunciare senza timore i brogli piddini". 

Grillo attacca anche la vincitrice delle primarie: "Valeria Valente ha qualcosa da dire su questo video? Può fare chiarezza?". Di Maio è netto e da Casavatore dice: "Il Pd annulli le primarie", mentre Matteo Salvini sottolinea: "Primarie a pagamento del Pd a Napoli, denunce e ricorsi. Che tristezza, che ingiustizia, che vergogna". 

Dal Pd, Matteo Orfini ammette: "Abbiamo la segnalazione di un paio di casi sospetti grazie ad alcune inchieste giornalistiche", ma sottolinea come sia "giusto prendere provvedimenti - dice - se ci sono stati illeciti per singoli casi ma non mi sembra che quel caso possa inficiare l'esito delle primarie, il risultato non è in discussione". Sulla stessa linea il vicesegretario Lorenzo Guerini. 

Ma uno dei big del partito in Campania, il senatore Enzo Cuomo, che presiedeva il seggio a San Giovanni a Teduccio dove il consigliere comunale Borriello distribuiva monete, attacca, parlando di "un mercimonio organizzato, di una mercificazione del voto con persone organizzate scientemente davanti ai seggi". E definendo i fatti "gravissimi" che "ledono l'immagine del Pd, minano la credibilità delle primarie, peggio che nel 2011". Mentre il bersaniano Miguel Gotor si schiera senza mezzi termini con Bassolino parlando di "metodi scorretti" e di "ambiguità" riscontrate nel secondo video di Fanpage che inquadra esponenti del centrodestra davanti ai seggi di Scampia: una situazione riconducibile - afferma- al partito della Nazione. 

 

A Roma spunta l'asse Marino-Bray

 

Di Paola Lo Mele

 

ROMA. Niente indagati in lista, niente salti sul carro del vincitore, niente annunci sulla futura giunta. Roberto Giachetti, da pochi giorni il candidato ufficiale del centrosinistra per il Campidoglio, parla agli elettori ma anche al suo partito, il Pd, snocciolando condizioni e paletti della sua corsa e progetti per la città. Quel che gli interessa, continua a ripetere, è guadagnare la fiducia dei romani: dagli elettori di Sel a quelli più a destra del Pd. "Non dirò cose per accattivarmeli - afferma - ma vincerò le elezioni se riuscirò a convincere anche gli elettori di centrodestra". 

A scuotere la neonata candidatura del renziano vicepresidente della Camera, c'è però uno spettro che cresce giorno dopo giorno: la possibilità di una candidatura civica, anti-renziana, spostata più a sinistra del panorama dem e che unisca gli scontenti del Pd di Renzi, Pippo Civati, Massimo Bray, Ignazio Marino e una parte di Sel. E nei prossimi giorni, forse già domani proprio Marino, l'ex sindaco ‘dimissionato' dal Pd, e Bray, a quanto trapela, si vedranno per parlare di chi potrebbe scendere in campo dei due: ma non è detto che la decisione arrivi nell'immediato. 

E che si lavori a una coalizione che va da "da Marino a Bray" non lo nasconde Paolo Cento, coordinatore Sel Roma: "qui può nascere un laboratorio per un ampia coalizione civica, democratica e di sinistra capace di aggregare i tanti elettori delusi dal Pd", scandisce. Per Stefano Fassina, attuale candidato sindaco di Sinistra Italiana, "se sul progetto messo in campo emergono altre candidature è un fatto positivo e ci misuriamo alle primarie". Se, invece, come sembra, queste non si dovessero tenere, Fassina sarebbe orientato a portare avanti la sua corsa. "Io avevo auspicato che Bray partecipasse alle primarie del 6 marzo - commenta Giachetti -, la sua risposta è stata che non voleva fare una candidatura divisiva. C'è una tentazione costante dentro la sinistra di far perdere il centrosinistra. Ora non capisco come farebbe a non essere divisiva. Ma a questo punto, un'altra candidatura non ha alcuna speranza: ha solo la possibilità di decidere che al ballottaggio ci vanno M5S e centrodestra". 

Proprio dai Cinque Stelle arriva l'affondo della candidata Virginia Raggi: "Farà il gioco del Pd, poteva essere Giachetti come qualunque altro tanto non cambia nulla. E' sempre lo stesso partito, il partito di Mafia Capitale". 

La patata bollente della Capitale, inevitabilmente, rimbalza a livello nazionale. Tanto che il commissario dem Matteo Orfini avverte i leader nazionali della minoranza: "Noi qui continuiamo a lavorare per vincere Roma. Se avete voglia di venire a dare una mano, ne siamo lieti. Se volete continuare a giocare al congresso fate pure". 

In giornata sia Roberto Speranza, sia Gianni Cuperlo esprimono il loro sostegno a Roberto Giachetti che, una volta vinte le primarie - dicono - è "fuori discussione". Cuperlo però sente la necessità di creare una lista di sinistra a supporto. In occasione di un'audizione di Orfini è scontro, invece, in commissione anti-Mafia. Il commissario dem della Capitale parla di "un mondo grigio", ad Ostia (municipio commissariato per mafia), "che ha trovato sponda politica, come anche i balneari, nel Movimento Cinque Stelle". "Durante l'audizione di Matteo Orfini, che doveva rispondere sulle infiltrazioni di Mafia Capitale, sui soldi regalati da Buzzi - replicano i pentastellati -, ci è stato impedito di poter porre qualsiasi domanda. Questa commissione è piegata agli interessi degli amici di Renzi". 

Il palinsesto di oggi